I servizi / Sicilia: tra sole e sale
Dai Fenici a Garibaldi
Fra le saline alla scoperta di Mozia
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| Dai fenici a Garibaldi |
Ma al verde che nel Paese degli zoccoli circonda le tozze strutture a tronco di cono, qui si sostituisce la geometria delle vasche di decantazione e un fitto di montagnole di sale, bianchissime sotto il sole cocente o aranciate sotto il riparo delle tegole: momenti diversi di un processo di lavorazione, oggi meccanizzato, che il Museo del sale di Nubia - un antico mulino nel cuore della riserva naturale istituita nel 1984 - ripercorre nella sua evoluzione storica.
A riproporre le metodologie di un tempo, il mulino cinquecentesco delle saline Ettore e Infesa, rimesso in funzione: a muoverne le grandi vele di tela il vento africano che incessante spazza l'isola, gravido di quello stesso "intrico aromatico nel quale - per dirla col Gattopardo di Tomasi di Lampedusa - l'avevano trovata Fenici, Dori e Ioni quando sbarcavano in Sicilia".
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| Dai fenici a Garibaldi 2 |
La nutrita flotta di agili imbarcazioni di cedro del Libano aveva fatto di loro già nell'XI secolo a.C. i grandi dominatori di rotte e commerci tra Africa e Europa. Lungo le coste era stata creata una fitta rete di punti di attracco per le navi in rotta nel Mediterraneo e di stazioni commerciali: testa di ponte, la Sicilia Occidentale.
L'abbondanza in Laguna di murici, dai quali ricavavano la porpora, aveva indotto i Fenici a impiantare su una delle isole dello Stagnone una mothya - ovvero una filanda.
In breve Mozia diventò uno dei più importanti centri punici: a testimonianza le imponenti rovine, Tophet compreso, copia fedele e inquietante del Santuario di Cartagine di Baal-Hammon, dio al quale venivano immolati i maschi primogeniti. A collegare la città alla terraferma una strada di 7 km, appena sotto il pelo dell'acqua - tuttora transitabile - sulla quale potevano incrociarsi comodamente due carri. Mozia fu distrutta da Dionisio, tiranno di Siracusa, nel 397 a.C., quando gli interessi commerciali di Cartaginesi e Greci - approdati nell'VIII secolo in Sicilia Orientale per fame di terra - entrarono in rotta di collisione.
Gli abitanti dell'isola scamparono sulla terraferma, a Lylibeo, l'odierna Marsala, città ricca di testimonianze puniche, romane, normanne, arabe e spagnole. L'antica colonia è tornata alla luce grazie a Giuseppe Whitaker, che nell'800 aveva acquistato l'isola per costruirvi una villa, oggi sede del museo che raccoglie i preziosi reperti rinvenuti nel corso degli scavi.
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