I servizi / Inquinamento atmosferico
Il mal sottile
Gli effetti delle polveri fini sulla salute. Il diesel fra i maggiori responsabili. Blocchi del traffico e incentivi per rinnovare il parco veicolare
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Chi è responsabile di queste temibili polveri? Soprattutto il traffico veicolare, e in particolar modo quello dei diesel. La quantità di particelle fini emesse dalle vetture diesel è infatti fino a 1000 volte superiore rispetto a quella liberata dalle auto a benzina. Una parte di responsabilità è poi ascrivibile ai ciclomotori; quest'ultimi sono anche i maggiori produttori di benzene, un inquinante ritenuto cancerogeno che, anche se in netta diminuzione rispetto al passato, si trova ancora in alte concentrazioni nelle sedi stradali ad alta intensità di traffico. Per il biossido di azoto - responsabile di irritazione polmonare, danni renali e al sistema nervoso centrale - la maggiore quota di emissione è attribuita invece alle auto a benzina non catalizzate, diesel e impianti di riscaldamento.
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| Il mal sottile 3 |
Oggi gli inquinanti che preoccupano maggiormente sono cambiati rispetto a qualche anno fa, quando i più temibili sembravano essere l'ossido di carbonio e il benzene. Ora i nemici da combattere sono invece in primo luogo proprio le polveri sottili, seguite da ozono (il cui trend appare però in diminuzione negli ultimi anni, probabilmente a causa della riduzione di altri inquinanti che ne sono precursori) e biossido di azoto. Il traffico, afferma Daniele Grechi, responsabile della rete di monitoraggio dell'aria per il dipartimento di Firenze dell'Arpat, costituisce ancora la principale sorgente di inquinamento atmosferico nell'area urbana. Quali i rimedi, secondo Grechi? «Completare il rinnovo dei veicoli in circolazione mediante la definitiva eliminazione di auto non catalizzate, di veicoli diesel non conformi alle direttive EURO 1 e successive, di veicoli a due ruote equipaggiati con motore a 2 tempi tradizionale (anche se dotati di post combustore catalitico); contenere la diffusione dei veicoli diesel, soprattutto commerciali e pesanti; ridurre complessivamente i volumi di traffico».
Daniele Grechi punta l'indice soprattutto contro i diesel odierni: «Il salto tecnologico ed ambientale ci sarà solo a partire dal 2005, con le auto Euro 4, dotate di filtri autorigeneranti per il particolato e di catalizzatori in grado di ridurre gli ossidi di azoto».
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| Il mal sottile 2 |
Le azioni intraprese dalla Regione Toscana e dai singoli Comuni, con l'obiettivo di abbassare per il 2005 i livelli di Pm10 come richiesto dalla direttiva europea, vanno tutte in questo senso, nell'incentivare il rinnovo del parco veicolare. A questo fine il Comune di Firenze ha istituito, a partire da gennaio, il blocco del traffico due volte la settimana per auto e ciclomotori non catalizzati e vecchi diesel. L'accordo di programma stipulato tra Regione Toscana, Firenze e altri 16 comuni toscani prevede provvedimenti di limitazione alla circolazione graduali e progressivi - fino al divieto di circolazione totale a partire dal primo gennaio 2006 - per i mezzi maggiormente inquinanti (veicoli non catalitici, diesel immatricolati prima del 1993, ciclomotori a 2 tempi). La Regione, inoltre, ha recentemente firmato un protocollo d'intesa con i Comuni di Firenze e Livorno, Fiat Auto e Piaggio - il primo in Italia di questo tipo - che prevede incentivi per la progressiva sostituzione dei veicoli commerciali per il trasporto merci con nuovi mezzi ecologici alimentati a metano. Sommando questi incentivi ad altre agevolazioni previste si taglia in misura considerevole, fino al 35%, il costo di un veicolo a metano, che diventa fortemente concorrenziale rispetto allo stesso modello alimentato a diesel o a benzina. «I veicoli commerciali leggeri sono responsabili all'incirca del 50% delle emissioni di Pm10, pur rappresentando una fetta assai inferiore del parco veicolare da un punto di vista numerico - afferma l'assessore regionale all'ambiente Tommaso Franci -. Sostituendo i mezzi non catalizzati con modelli alimentati a metano, dovremmo abbattere fino al 70% l'emissione di polveri fini».
«Il ricambio del parco veicolare, se pur indispensabile, non porterà però gli effetti sperati se non sarà affiancato da una diffusione e maggiore utilizzo del trasporto collettivo e da un uso più razionale di quello privato». Sono le sconsolanti conclusioni a cui sono arrivati Gioia Bini, responsabile del settore Atmosfera-Clima-Emissioni, e Alessandro Lippi, direttore generale dell'Arpat, nel loro intervento al convegno su 'Mobilità e sviluppo sostenibile', organizzato dall'Irpet nell'ottobre scorso.
ELETTRICO E A METANO
A gas? Sì, ma...
Aiuto l'ambiente se converto al gas metano o gpl la mia auto a benzina? Daniele Grechi è scettico. «In caso di veicoli vecchi c'è da chiedersi se la spesa non superi il valore stesso dell'auto. In caso di auto catalizzate, il beneficio è molto modesto, per il già basso livello di emissione delle auto omologate in base alle normative Euro, addirittura nullo per l'emissione di polveri. Diverso è il caso se si parla invece di acquisto di una nuova auto 'monofuel' (solo gas) o 'bi-fuel' (gas-benzina), che mostrano livelli di emissione più bassi rispetto all'equivalente solo a benzina».
E i mezzi elettrici? L'attuale trend fa pensare che per i ciclomotori si possa arrivare ad una diffusione fino al 10% dei mezzi circolanti, mentre per le auto il costo e la scarsa autonomia difficilmente fanno ipotizzare una simile diffusione, anche se un certo sviluppo potrebbe essere possibile per piccole flotte nel settore della distribuzione merci cittadina, al posto del diesel.
A gas? Sì, ma...
Aiuto l'ambiente se converto al gas metano o gpl la mia auto a benzina? Daniele Grechi è scettico. «In caso di veicoli vecchi c'è da chiedersi se la spesa non superi il valore stesso dell'auto. In caso di auto catalizzate, il beneficio è molto modesto, per il già basso livello di emissione delle auto omologate in base alle normative Euro, addirittura nullo per l'emissione di polveri. Diverso è il caso se si parla invece di acquisto di una nuova auto 'monofuel' (solo gas) o 'bi-fuel' (gas-benzina), che mostrano livelli di emissione più bassi rispetto all'equivalente solo a benzina».
E i mezzi elettrici? L'attuale trend fa pensare che per i ciclomotori si possa arrivare ad una diffusione fino al 10% dei mezzi circolanti, mentre per le auto il costo e la scarsa autonomia difficilmente fanno ipotizzare una simile diffusione, anche se un certo sviluppo potrebbe essere possibile per piccole flotte nel settore della distribuzione merci cittadina, al posto del diesel.
ENERGIE ALTERNATIVE
Idrogeno o aria compressa?
Si chiama H-Bus ed è un autobus che funziona a idrogeno. Potrà trasportare fino a 35 persone e avrà un'autonomia di 150 chilometri. Il progetto è patrocinato dal Comune di Firenze ed altri soggetti, compresa l'Ataf, ed è coordinato da 'i2t3', una organizzazione no profit dell'Università di Firenze. Questo motore utilizza idrogeno e ossigeno, producendo energia elettrica - che alimenta il motore - e come gas di scarico vapore acqueo. Un sogno per gli ambientalisti? Sì, ma solo fino ad un certo punto. Se dalle auto a idrogeno non escono inquinanti, per produrre idrogeno occorrono grosse centrali, che dovrebbero funzionare utilizzando una qualche forma di energia (carbone, petrolio, metano, nucleare): l'inquinamento si sposta solo dalla marmitta ad un altro luogo.
Più futuribili sembrano invece altre soluzioni, come la city car che viaggia grazie all'aria compressa: si chiama Cat, è prodotta dalla società lussemburghese MDI (www.mdi.lu), ha un'autonomia di 200 chilometri per un consumo di un euro e mezzo e viaggia a una velocità massima di 110 chilometri all'ora. Per adesso però la commercializzazione sembra ferma.
UNICOOP FIRENZE
Una mano all'ambiente
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