I nostri primi quarant'anni
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| I nostri primi 40 anni |
Gli esordi sono ancora più lontani nel tempo e la registrazione in tribunale de "L'informatore della cooperativa del popolo di Empoli" è datata luglio 1963. Usciva in occasione delle assemblee e dell'apertura di nuovi punti di vendita, era per quella cooperativa un modo per pagare meno il francobollo.
L'esigenza di farne un giornale vero è nata con la costituzione dell'Unicoop Firenze, 1973, e la necessità di tenere unita e informata una base sociale che dalle dimensioni comunali si era estesa velocemente a zone sempre più vaste della regione. E ancora dopo gli interessi si sono allargati ai temi della difesa del consumatore. Ricordate i coloranti? Il metanolo nel vino? I pesticidi dati senza regole, i conservanti adoperati anche quando non servivano...
La Coop ha assunto, dalla fine degli anni '70, un ruolo importante nel denunciare e risolvere queste problematiche. E con la Coop anche i giornali di cooperativa hanno avuto una parte fondamentale nel sensibilizzare e affermare un consumo più salutare.
I giornali di cooperativa si sono arricchiti di argomenti e sono cresciuti in qualità. Ci scrivono bravi giornalisti ed esperti competenti. Spesso si riesce ad anticipare temi che sono poi ripresi da altri giornali. Rispetto a questo panorama, l'Informatore ha avuto sempre un qualcosa in più, o per meglio dire di diverso. La voce dei soci.
Ruvida, impertinente, spesso insolente, ipercritica, mai disposta a sorvolare nemmeno sulle più piccole magagne. Queste due paginette di Lettere sono il controcanto delle iniziative e dello sviluppo della cooperativa, sono l'aggancio continuo alla concretezza, alla realtà così com'è e a come si vorrebbe che fosse. Queste due paginette rappresentano l'anima dell'Informatore e dell'Unicoop Firenze. Sbaglia chi pensa che questa sia una contraddizione, il sintomo di una debolezza della cooperativa.
La critica aspra è anche l'espressione dell'attaccamento e delle aspettative che i soci nutrono nei confronti della cooperativa e dell'Informatore. Senza questo attaccamento non ci sarebbe arrabbiatura, ma solo indifferenza.
Non ci sarebbe un giornale letto da oltre un milione di toscani, ma solo una pubblicazione diffusa in 600 mila copie.
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