Guida alla spesa / Olio
Gocce preziose
Previsto per l'extravergine un aumento dei prezzi del 10-12 per cento
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Le nazioni più colpite da questo disastro sono state soprattutto Italia e Grecia. Si è salvata la Spagna - oggi il maggiore produttore mondiale di olio - che, stando alle stime, ha addirittura incrementato il proprio raccolto.
Il risultato di questa difficile congiuntura, con la mancanza di prodotto nazionale e greco, è un inevitabile incremento del prezzo finale. Mentre scriviamo si prevede che un olio extravergine di medio-alto profilo costerà al consumatore il 10-12% in più rispetto ad un anno fa, mentre non si conosce ancora la quotazione finale degli oli di qualità, Dop e Igp.
Sulla determinazione del prezzo finale comunque, come spesso accade in questi casi, non influisce solo la "natura matrigna" ma anche il movimento di scambi nazionali e internazionali: una vera e propria borsa merci dove le quotazioni oscillano, diminuiscono, s'impennano e talvolta sono il risultato di movimenti speculativi.
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I maggiori produttori europei di olio sono, nell'ordine, Spagna (che produce 13-14 milioni di quintali di olive), Grecia (3 milioni) e Italia (2.5 milioni). Quest'anno le quantità di raccolto sono previste in crescita in Spagna (circa 15 milioni di quintali), e in diminuzione in Grecia e Italia (rispettivamente 1.9 e 1.7 milioni di quintali).
La nostra penisola era prima al mondo solo 10 anni fa, ma ormai la Spagna - che produceva in passato quantità limitate - in pochi anni ha surclassato gli altri due paesi in cui l'olivicoltura ha una tradizione che risale alla notte dei tempi.
Tutto ciò grazie all'uso intelligente degli aiuti della Comunità europea e a grossi investimenti, in virtù dei quali ha abbattuto i costi di produzione. Il suo segreto sono le grandi estensioni di territorio, su cui sono stati piantati olivi "giovani" e altamente produttivi, e la continua rigenerazione di nuove piante: tutto ciò ha creato i presupposti per produrre quantità tali da coprire praticamente la domanda mondiale del mercato. La raccolta poi è meccanizzata, e hanno enormi frantoi in cui vengono macinate grandi quantità di olive: questo consente di passare dalla raccolta alla molitura in tempi rapidi e con effetti benefici anche dal punto di vista qualitativo. In questo sistema di agricoltura intensiva esistono naturalmente mezzi di irrigazione modernissimi, che hanno salvato le colture spagnole dalla siccità e dagli attacchi parassitari che ne seguono.
Niente a che vedere, insomma, con le nostre colture olivicole tradizionali.
Solo in alcune zone della Puglia esiste qualcosa di paragonabile alla Spagna. Per il resto ci sono meravigliosi panorami con olivi centenari, che producono poco e sono dispersi sul terreno in modo tale da rendere impossibile la raccolta meccanizzata, oltre ad un numero impressionante di frantoi spesso troppo piccoli.
Le zone di maggiore produzione italiana sono Puglia, Calabria, Sicilia e Campania.
Tutta questa dispersione rende praticamente impossibile una precisa determinazione dei prezzi medi di mercato.
In questo panorama frastagliato, e più "primitivo" rispetto ad altre realtà, esistono però come è noto nicchie di alta qualità: le zone Dop (25 in Italia) e Igp, dove specifici disciplinari determinano l'area di raccolta e le regole da rispettare per ottenere un prodotto che ha caratteristiche organolettiche tutte sue e irripetibili.
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| Gocce preziose |
Anche l'olio va in borsa. O meglio, le sue quotazioni dipendono da quelle delle materie prime che sono oggetto di contrattazione in borsini che operano in prossimità di tutti i maggiori luoghi di produzione. In Italia la borsa merci più importante per l'olio ha sede a Milano. Ad aprile di quest'anno sul mercato italiano si erano ormai esaurite le scorte di oli nazionali, per cui tutti gli operatori del settore si sono riversati in massa su quello spagnolo, l'unico in cui era ancora presente la materia prima.
Data la scarsità, i prezzi unitari sono cresciuti; a questo punto la Spagna si è ritirata dal mercato e ha atteso che le quotazioni salissero ancora per poi reimmettersi nel circuito nel momento in cui si trovavano al picco più alto. Il risultato di tutta questa manovra è stato un incremento medio fra il 20% e il 22% del prezzo della materia prima: a settembre di quest'anno un chilo di olive italiane di qualità più elevata costava 3,5 euro, mentre quelle spagnole hanno raggiunto i 3 euro, quasi un euro in più rispetto all'anno precedente. Come è noto, se l'olio extravergine in commercio non è certificato come "nazionale", o Dop, o Igp, è il prodotto di una miscela di oli spagnoli, italiani e greci.
Purtroppo, in attesa che la nuova campagna dell'olio possa migliorare le cose durante il primo semestre del 2004, il consumatore finale assisterà ad una crescita del prezzo nell'ordine del 10-12%, senza speranze che le cose migliorino prima della fine dell'anno.
Morale della favola, il condimento preferito dagli italiani d'ora in avanti andrà distillato con molta attenzione sulle nostre tavole.
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