Salute / Estate
Nemico caldo
Come difendersi dalla calura estiva. I soggetti più a rischio
Sarà merito dell'abbronzatura, dell'arrivo delle ferie o delle giornate più lunghe e luminose, sta di fatto che durante l'estate la maggior parte della gente appare più serena e allegra. E non è un caso. Perché, come sottolinea il professor Giampiero Maracchi, ordinario di Climatologia all'Università degli studi di Firenze, «molte funzioni del nostro organismo dipendono da una specie di "orologio interno", regolato dal sistema ormonale in combinazione con i fattori climatici.
E' ormai accertato infatti che alcuni soggetti, affetti dal cosiddetto 'disordine affettivo stagionale', una forma di depressione che si verifica all'inizio dell'autunno, con l'arrivo della bella stagione migliorano notevolmente». Come sempre, però, c'è l'altra faccia della medaglia, perché anche l'estate può procurarci dei problemi di salute. Il primo, e forse più conosciuto, è quello legato al sole che, se da una parte è salutare per chi soffre di reumatismi e psoriasi, dall'altra, con i suoi raggi ultravioletti, accelera il processo di invecchiamento cutaneo, soprattutto se preso senza una protezione adeguata. E poi c'è il caldo che tormenta le notti, e non solo di chi non può o non riesce ad andare in vacanza. La colpa è sempre del sole, che attraverso i raggi infrarossi aumenta la temperatura causando sudorazione, gonfiori e molti altri disturbi che modificano il funzionamento dell'organismo.
Inconvenienti piccoli e grandi, che però possono essere evitati. Ma come? Ne abbiamo parlato con il dottor Carlo Nozzoli, direttore dell'unità operativa di medicina generale dell'azienda ospedaliera e universitaria di Careggi.
«La prima cosa da tenere presente, quando fa molto caldo, è quella di bere molta acqua per reintegrare l'organismo di quei sali minerali, come sodio, potassio e magnesio, persi attraverso una sudorazione eccessiva», ci spiega il dottor Nozzoli.
Una regola, questa, che vale per tutti. Esistono però dei soggetti particolarmente a rischio.
«Nelle persone affette da malattie cardiovascolari come, ad esempio, la cardiopatia ischemica o l'ipertensione, la stagione estiva può procurare se non un danno vero e proprio almeno dei fastidi.
Un repentino aumento della temperatura esterna, magari accompagnato da un eccesso di umidità, può provocare un aumento della sudorazione con perdita di acqua e sali, nonché vasodilatazione a livello cutaneo, determinando stanchezza e riduzione eccessiva della pressione arteriosa.
Problemi aggravati dal fatto che questi pazienti, per motivi legati alla patologia cardiovascolare, devono assumere spesso farmaci diuretici che, seppure consigliati e in qualche caso indispensabili, possono accentuare le problematiche legate all'aumento della temperatura».
C'è poi chi soffre di problemi respiratori, come la bronchite cronica, che secondo le statistiche nei paesi industrializzati interessa 3 mila persone su 100 mila.
«In questi casi - prosegue il dottor Nozzoli - è consigliata una vacanza in zone a non eccessiva temperatura e sotto i mille metri di altitudine, quindi preferibilmente campagna, collina o mare, avendo la precauzione di non esporsi nelle ore più calde».
E chi per vari motivi deve rimanere in città, come deve comportarsi?
«I consigli sono sempre gli stessi. Non uscire nelle ore più calde, anche per il problema dell'ozono, e non esporsi in quelle ore a fatiche eccessive. Assumere adeguate quantità di acqua o altre bevande, ovviamente non alcoliche, e non mangiare eccessivamente, per non aggiungere altri elementi di affaticamento per le vie respiratorie e per il cuore».
E gli ipertesi come devono comportarsi per quanto riguarda le terapie?
«Durante l'estate il paziente iperteso può andare incontro ad un abbassamento della pressione arteriosa, che può richiedere una riduzione del dosaggio dei farmaci. Ciò deve essere stabilito in accordo con il medico curante, in relazione ai valori misurati e controllati della pressione».
Infine, dottor Nozzoli, un ultimo consiglio. Se ci sentiamo molto stanchi e stressati, è meglio il mare o la montagna?
«E' consigliabile il luogo che ci attira e ci piace di più. Solo così ci sentiremo psicologicamente appagati!».
E' ormai accertato infatti che alcuni soggetti, affetti dal cosiddetto 'disordine affettivo stagionale', una forma di depressione che si verifica all'inizio dell'autunno, con l'arrivo della bella stagione migliorano notevolmente». Come sempre, però, c'è l'altra faccia della medaglia, perché anche l'estate può procurarci dei problemi di salute. Il primo, e forse più conosciuto, è quello legato al sole che, se da una parte è salutare per chi soffre di reumatismi e psoriasi, dall'altra, con i suoi raggi ultravioletti, accelera il processo di invecchiamento cutaneo, soprattutto se preso senza una protezione adeguata. E poi c'è il caldo che tormenta le notti, e non solo di chi non può o non riesce ad andare in vacanza. La colpa è sempre del sole, che attraverso i raggi infrarossi aumenta la temperatura causando sudorazione, gonfiori e molti altri disturbi che modificano il funzionamento dell'organismo.
Inconvenienti piccoli e grandi, che però possono essere evitati. Ma come? Ne abbiamo parlato con il dottor Carlo Nozzoli, direttore dell'unità operativa di medicina generale dell'azienda ospedaliera e universitaria di Careggi.
«La prima cosa da tenere presente, quando fa molto caldo, è quella di bere molta acqua per reintegrare l'organismo di quei sali minerali, come sodio, potassio e magnesio, persi attraverso una sudorazione eccessiva», ci spiega il dottor Nozzoli.
Una regola, questa, che vale per tutti. Esistono però dei soggetti particolarmente a rischio.
«Nelle persone affette da malattie cardiovascolari come, ad esempio, la cardiopatia ischemica o l'ipertensione, la stagione estiva può procurare se non un danno vero e proprio almeno dei fastidi.
Un repentino aumento della temperatura esterna, magari accompagnato da un eccesso di umidità, può provocare un aumento della sudorazione con perdita di acqua e sali, nonché vasodilatazione a livello cutaneo, determinando stanchezza e riduzione eccessiva della pressione arteriosa.
Problemi aggravati dal fatto che questi pazienti, per motivi legati alla patologia cardiovascolare, devono assumere spesso farmaci diuretici che, seppure consigliati e in qualche caso indispensabili, possono accentuare le problematiche legate all'aumento della temperatura».
C'è poi chi soffre di problemi respiratori, come la bronchite cronica, che secondo le statistiche nei paesi industrializzati interessa 3 mila persone su 100 mila.
«In questi casi - prosegue il dottor Nozzoli - è consigliata una vacanza in zone a non eccessiva temperatura e sotto i mille metri di altitudine, quindi preferibilmente campagna, collina o mare, avendo la precauzione di non esporsi nelle ore più calde».
E chi per vari motivi deve rimanere in città, come deve comportarsi?
«I consigli sono sempre gli stessi. Non uscire nelle ore più calde, anche per il problema dell'ozono, e non esporsi in quelle ore a fatiche eccessive. Assumere adeguate quantità di acqua o altre bevande, ovviamente non alcoliche, e non mangiare eccessivamente, per non aggiungere altri elementi di affaticamento per le vie respiratorie e per il cuore».
E gli ipertesi come devono comportarsi per quanto riguarda le terapie?
«Durante l'estate il paziente iperteso può andare incontro ad un abbassamento della pressione arteriosa, che può richiedere una riduzione del dosaggio dei farmaci. Ciò deve essere stabilito in accordo con il medico curante, in relazione ai valori misurati e controllati della pressione».
Infine, dottor Nozzoli, un ultimo consiglio. Se ci sentiamo molto stanchi e stressati, è meglio il mare o la montagna?
«E' consigliabile il luogo che ci attira e ci piace di più. Solo così ci sentiremo psicologicamente appagati!».
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