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Guida ai consumi / Parole nuove

Musica scaricata

File musicali, e non solo, acquisiti da internet. La rivoluzione dell'mp3

Scritto da Paolo Gelli il 12 dicembre 2008

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Trentasei anni, vive a San Miniato, in provincia di Pisa, con sua moglie Marzia, e i loro due figli Andrea e Chiara Benedetta.
Ha due grandi passioni: il cinema e la musica. La prima si ripercuote da diversi anni sulla sua vita professionale. Paolo è infatti un operatore cinematografico di cabina (altrimenti detto "proiezionista"), vale a dire la persona che si occupa di effettuare e garantire la corretta proiezione di un film in una sala cinematografica.
Innamorato della scrittura letteraria fin da giovanissimo si cimenta nella scrittura di testi per le canzoni; dapprima con i vari gruppi rock nei quali canta, in seguito scrivendo testi per cantanti emergenti ed alcune trasmissioni televisive. Dal 1995 è iscritto alla SIAE come "paroliere".
Nel 2004, dopo aver ripreso gli studi interrotti in gioventù, si laurea in Scienze della Formazione all'Università di Firenze discutendo una tesi sulla formazione fatta attraverso l'uso di film. Da allora affianca al lavoro di proiezionista diverse collaborazioni: docente per alcune agenzie formative, educatore in una casa famiglia per minori con disagi familiari, terapista occupazionale in una residenza per anziani e copywriter per alcune aziende.
Per Coop ha curato la stesura del libretto "Storie di Prodotti", per il progetto di educazione al consumo consapevole. Dal dicembre 2006 collabora con L'Informatore tentando di spiegare le parole nuove legate soprattutto all'evoluzione della tecnologia domestica, un'altra grande passione.

Musica scaricata 2
Una mente brillante, morta tragicamente durante la fuga dal nazismo, ci ha lasciato un saggio dal titolo profetico: L'opera d'arte nell'epoca della sua riproducibilità tecnica. Ci riferiamo a Walter Benjamin che settantuno anni fa si interrogava sul rapporto fra artista, opera d'arte e destinatari della medesima in un'epoca in cui questo rapporto veniva drasticamente modificato proprio a partire dalla possibilità di riprodurre, teoricamente all'infinito, il lavoro dell'artista stesso. Benjamin, naturalmente, prendeva in considerazione quelli che al suo tempo erano i nuovi media comunicativi: la fotografia, il cinema, ma anche la musica. Ci si chiede quanto quell'opera potrebbe oggi essere implementata avendo sotto gli occhi il rapido evolversi delle tecnologie che "intrappolano" l'arte in supporti sempre nuovi.
Ad esempio, cosa direbbe il pensatore berlinese dei moderni compact disc? E dove potrebbe spingersi la sua analisi oggi che la musica non ha più nemmeno bisogno di un supporto materiale?
Come forse avrete capito in questo e nel prossimo numero vorremmo tentare di addentrarci - pur senza scendere in complessi tecnicismi - all'interno di termini come mp3, streaming, peer to peer, podcasting, Ipod, parole nuove che indicano altrettante nuove possibilità di fruizione di musica e filmati.

Musica scaricata 1
Si può cominciare col dire
che parlare di "rivoluzione" non è affatto esagerato: provate a chiedere ad un ragazzo fra i 15 ed i 30 anni (ma si può andare ovviamente più su) quando è stata l'ultima volta che ha acquistato un disco... La risposta sarà probabilmente questa: "E che bisogno c'è oggi di comprare i cd?".
È successo che i giovani si sono improvvisamente disinteressati della musica? No, semplicemente la musica (leggera, jazz, classica, etnica) non abita più, o non solo, nei negozi di dischi, ma su internet. Nella grande maggioranza dei pc italiani esiste almeno una cartella nominata musica, oppure mp3, o ancora shared. In ognuna di queste cartelle sono contenute parecchie canzoni, scaricate (in inglese download) gratuitamente, grazie a programmi che seguono una strana parabola: in principio sono conosciuti soltanto da pochi "iniziati", poi conoscono una diffusione esponenziale in tutto il mondo e alla fine vengono "oscurati" dalla sentenza di un giudice. Finché chi scarica canzoni e video sul proprio pc viene a sapere da qualche amico di un altro programma che rende possibile tale operazione.
Il fatto è che scaricare audiovisivi è illegale. Non importa che dietro non vi sia scopo di lucro: è logico che - così facendo - il diritto d'autore non è remunerato.
Ma perché è così semplice scaricare canzoni da internet, salvarle sull'hard disk del proprio computer ed ascoltarle all'infinito arrivando addirittura a creare cd con personalissime compilation? La risposta è in una sigla: mp3.

Facciamo una piccola premessa: ormai la musica (parliamo di musica per concentrarsi su un aspetto; in realtà da ora in poi - anche se omesso nel presente articolo - possiamo tranquillamente estendere il ragionamento ai film) è digitale: accantonati i dischi in vinile e le musicassette, sono rimasti i cd il cui contenuto (tracce) viene decodificato da un lettore che ha all'interno una piccola lente laser. Digitalizzare un evento sonoro vuol dire, all'ingrosso, spezzettarlo in tante sequenze numeriche, 0 e 1, tramite due operazioni: il campionamento e la quantizzazione. Non scendiamo troppo in profondità, ma il risultato di queste operazioni è sotto gli occhi, pardon... le orecchie, di tutti: la qualità di un cd normalmente in commercio è eccellente e solo un super esperto (un po' nostalgico) dei vecchi dischi può affermare la supremazia dell'ascolto analogico. Il formato digitale è, tra l'altro, l'unica via per l'utilizzo informatico.
Il problema è che la trasmissione da un computer ad un altro, anche - ma non solo - attraverso internet dei dati contenuti in un cd è resa difficoltosa dall'enorme mole di dati contenuti nel medesimo. Per ovviare, in una certa misura, a questo problema, si utilizzano degli algoritmi di compressione che sono in grado di diminuire tale mole. Già a partire dai primi anni novanta un team di cervelloni europei chiamato Mpeg (Moving picture export group) riesce a trovare una soluzione che pian piano si affermerà come standard: mp1 che poi si evolverà fino al nostro mp3 (negli ultimi tempi si è cominciato a parlare anche di mp4), algoritmo di compressione che toglie da un file audio (o video) tutto quello che "non serve".
Grazie alle scoperte di una particolare disciplina, la psicoacustica, ci si è resi conto che molte delle informazioni contenute in un evento sonoro non sono considerate dall'orecchio umano: tale "stranezza" prende il nome di mascheramento. Contando sul mascheramento, ma anche sulla possibilità di codificare in modo più approssimativo frequenze meno udibili, l'algoritmo mp3 riduce di un decimo le informazioni di un file. Diciamo l'optimum per essere "prelevato" dall'hard disk di un computer all'altro capo del mondo: è il cosiddetto sistema peer to peer (spesso semplificato alla maniera anglosassone con la sigla P2P), autentica spina nel fianco delle major discografiche.
Per ragioni di spazio siamo costretti a rimandare al prossimo mese il proseguimento del nostro discorso, certi di aver stuzzicato almeno un po' la curiosità dei nostri lettori.



Le parole spiegate

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