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Al di là del ciclo
Il trattamento farmacologico della menopausa
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| Al di là del ciclo |
L'ultimo ciclo si presenta generalmente fra i 46 ed i 54 anni, ovvero nella fase di piena attività fisica e mentale delle donne d'oggi, ed è quindi un errore valutarlo come sinonimo di vecchiaia: è tuttavia fondamentale che vi sia un approccio corretto e soprattutto sereno verso se stessi ed il proprio corpo in questa nuova stagione della vita. E' infatti importante che la donna venga seguita attentamente dal medico di famiglia o dal ginecologo, che hanno il compito di valutare il generale stato di salute, la predisposizione oppure i fattori di rischio per alcune patologie più frequenti dopo la menopausa (come malattie cardiovascolari ed osteoporosi), di considerare quanto eventuali fastidiosi sintomi, come le "caldane", influiscano sulla qualità di vita, e di fare una scelta, insieme alla paziente, per una eventuale terapia farmacologica.
Con la fine dei cicli mestruali la donna va incontro a cambiamenti che interessano tutto l'organismo: la diminuzione dei livelli ormonali prodotti dalle ovaie è responsabile di molti degli effetti a breve e lungo termine. Nei primi mesi, anche quando ancora la donna non è entrata nettamente in menopausa, le alterazioni ormonali possono causare le classiche "vampate" o "caldane", accompagnate da sudorazione profusa, talvolta tachicardia, modificazioni altalenanti del tono dell'umore, irritabilità, ansia e tendenza all'insonnia... Senza rimedio? No, in genere questi sono problemi del periodo cosiddetto "di passaggio" e tendono ad attenuarsi con il tempo. Devono essere invece tenute in considerazione altre complicazioni possibili: le malattie cardiovascolari sono rare nelle donne prima dei 50 anni, ma dopo la menopausa aumentano nettamente, spesso associate ad ipertensione e aterosclerosi, l'osteoporosi poi sembra attendere le signore dietro l'angolo, per non parlare dei disturbi genito-urinari e della secchezza vaginale, della pelle che si assottiglia e perde tono.
Che fare? Per prima cosa è bene non lasciarsi andare, cercando di seguire un giusto stile di vita ed un'alimentazione controllata (molta frutta, verdura e latticini magri), fare movimento costante (lunghe camminate, bicicletta, nuoto) non fumare e cercare di mantenere il peso forma. Il movimento, anche leggero purché costante, si è infatti dimostrato fondamentale non solo per le ossa, i muscoli, la circolazione e le funzioni intestinali, ma anche per la memoria e l'umore.
In seconda battuta, sarà utile discutere con il medico di famiglia oppure col ginecologo la necessità di terapie di supporto. La terapia ormonale sostitutiva consiste nella somministrazione dall'esterno di quegli ormoni che le ovaie non sono più in grado di produrre, il cui calo può essere responsabile di molti fra i disturbi a medio e lungo periodo. Esistono sul mercato molte formulazioni, differenti sia come modalità e tempi di assunzione (compresse, cerotti, gel, dispositivi intrauterini) sia come formulazione e dosaggio: la scelta del farmaco più adatto è affidata al medico, che terrà sempre conto delle abitudini di vita e delle preferenze della paziente.
Come spesso succede, la terapia ormonale sostitutiva ha subito negli anni alterne fortune, in alcuni momenti è stata considerata insostituibile, in altri additata come causa del possibile aumento di alcune patologie: oggi, che ancora la matassa non è del tutto dipanata, si conviene che non sia utile generalizzare, ma valutare attentamente per ogni paziente il rapporto fra rischi e benefici. La terapia ormonale potrebbe essere indicata quindi per le donne che presentano i sintomi menopausali (vampate, sudorazione notturna, atrofia dei tessuti vaginali), sono affette da osteoporosi o hanno precedenti in famiglia, hanno elevati livelli di colesterolo totale e bassi livelli di Hdl (quello "buono") oppure familiarità per le malattie cardiovascolari, hanno avuto una menopausa precoce chirurgica o naturale.
Al contrario, tale terapia dovrebbe essere evitata se è presente familiarità per il tumore del seno (mamme, nonne o zie che hanno avuto questo problema), se si sono verificati episodi di tromboembolia venosa durante la gravidanza o l'assunzione di contraccettivi orali, se sono presenti malattie del fegato o comunque una funzionalità compromessa di questo organo. In ogni caso, una volta intrapresa la terapia, è opportuno fare controlli regolari. Per le donne che non vogliono o non possono seguire questo tipo di cura, ma hanno problemi di osteoporosi, esistono ovviamente altre valide alternative, come l'uso di integratori di calcio e di farmaci che aiutano a fissare questo minerale. I dosaggi e le terapie devono essere, anche in questo caso, personalizzate e studiate seriamente dal medico.
Gli esami e i controlli
L'ecografia all'utero ed il Pap test, ovvero lo "striscio", ogni 2 anni
La mammografia ogni 18 mesi circa
Esami del sangue per controllare colesterolo e trigliceridi, la funzionalità tiroidea ed i valori ormonali
La Moc (Mineralografia ossea computerizzata): serve per valutare il contenuto di calcio e la densità delle ossa, si effettua quando esiste un sospetto di osteoporosi, quando la donna presenta dei fattori di rischio per questa patologia oppure per controllare l'efficacia di un'eventuale terapia.
I fitoestrogeni
Un aiuto dalla natura
I fitoestrogeni sono delle sostanze di origine naturale, contenute in moltissime piante ma soprattutto nella soia, che sembrano avere un'azione protettiva nei confronti di molti dei disturbi tipici della menopausa. L'osservazione è nata dal fatto che le donne asiatiche, che hanno un'alimentazione ricca di soia, presentano un'incidenza ridotta rispetto alle coetanee occidentali dei fastidiosi sintomi legati alla menopausa. Per questi motivi, prima di ricorrere ad un'eventuale terapia ormonale sostitutiva, alcuni medici propongono alle loro pazienti l'uso di integratori a base di fitoestrogeni. I dati riguardo a questi preparati lasciano ipotizzare possibili benefici: sono tuttavia necessari ulteriori studi per comprenderne completamente il profilo di efficacia e di sicurezza.
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