Toscana / Lucca, piazza dell'Anfiteatro
Dai Romani alla duchessa
Dentro questo anello venti secoli di vita
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| Dai Romani alla duchessa 2 |
E' lì, nel cuore del centro medievale, da quasi venti secoli; ha ospitato spettacoli di gladiatori, magazzini del sale, temute prigioni, pubblici macelli, a lungo mercati all'aperto. Ha subito, lungo due millenni, alcuni decisivi sussulti: da marmoreo trionfo dell'età romana a degradato ricetto medievale; fino al geniale rifacimento ottocentesco, più romantico che neoclassico, del provetto architetto di corte Lorenzo Nottolini (erano i tempi della duchessa Maria Luigia), finché, in tempi recenti, un nuovo colpo di civico genio ne ha sbarazzato il grande spazio ellittico dai tuguri e dai banchi che l'assiepavano riportandola ad essere mirabile anello di case, come curve quinte, che incastonano un vuoto suggestivo, prezioso e, nonostante tutto, domestico.
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| Dai Romani alla duchessa 3 |
Ma, al mattino gremito o meglio nel silenzio notturno, una sosta nell'Anfiteatro è esperienza di suggestione suprema.
L'Anfiteatro, situato fuori dell'allora cerchia muraria, fu costruito pare fra il primo e il secondo secolo dopo Cristo e subito sfolgorò, capace di diecimila posti, per i suoi marmi, le sue colonne d'alberese, le cinquantaquattro arcate a due ordini e per il suo portico. Con l'avvento del cristianesimo e la fine dei giuochi gladiatori, mentre l'Impero languiva, i suoi marmi servirono per adornare chiese. La miseria medievale e le dominazioni barbariche decretarono il conclusivo degrado. Sotto i Franchi fu detto Parlascio o Aringo e servì per raduni militari. Poi vi si accampò via via un brulicante formicaio di casupole, di fondaci e di cantine, nonché di prigioni, che ne serbarono viva la vita ma ne spensero lo splendore.
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| Dai Romani alla duchessa |
Bisogna fare ora un gran salto fin all'Ottocento lucchese di Maria Luigia e di Carlo Ludovico, quando accadde uno di quei rari, ma non impossibili, incontri felici fra un potere lungimirante e un artista capace: questi fu l'architetto di corte Lorenzo Nottolini cui fu affidata, correva il 1830, la ristrutturazione dell'Anfiteatro che, intanto, era divenuto mercato delle vettovaglie. Nottolini liberò lo spazio, aprì tre ingressi coordinati e un quarto utile al mercato, ma ebbe il geniale proposito di conservare le diverse altezze degli alzati delle case, unite l'una all'altra, che formano la gran quinta dell'ovale. Il che, serbando perfetta armonia geometrica all'insieme, salvò la varietà musicale di quelle diverse altezze: due moduli che ancora oggi sono la segreta poesia di questa piazza.
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| Dai Romani alla duchessa 4 |
Se osservare da visitatore l'Anfiteatro è dono dell'anima, viverci quotidianamente, come accade, fra altri fortunati mortali, al grande e inquietante poetico pittore Antonio Possenti, è nutrimento che forse nessun altro luogo può riserbare. Sulle tele di Possenti non credo l'Anfiteatro compaia mai, ma queste misteriose misure, la sua circoscritta e pur immensa spazialità certo sorreggono le visioni incantate dei suoi quadri.
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