Salute / Medicina interna
Quando il regista è l'internista
Nell'epoca degli specialisti, il ruolo di un reparto tuttofare. Intervista al professor Carlo Nozzoli
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| Se il regissta è l'internista |
«Osservare, concatenare e dedurre». Sono questi i principi che, attraverso la magistrale penna di Sir Arthur Conan Dole, Sherlock Holmes rivela alla sua "spalla" Watson . Affrontare in maniera razionale e concreta un problema. È un metodo che fa parte anche del bagaglio di Medicina interna. Sentiamo cosa ci dice in proposito il dottor Carlo Nozzoli, direttore dell'Unità Operativa di Medicina interna 2 dell'azienda ospedaliera universitaria Careggi.
Dottor Nozzoli, in parole semplici: cosa si intende per Medicina interna?
E' una specializzazione medica che approfondisce lo studio sulle patologie di tutti gli organi di un individuo (cuore, polmoni, reni, fegato ecc). L'internista (il medico specialista in Medicina interna) conosce quindi tutte le più importanti malattie dei singoli organi. Di conseguenza, un elemento distintivo della Medicina interna è quello di rendere il medico che ne è specialista capace di inquadrare correttamente uno o più sintomi accusati dal paziente (per esempio un dolore al torace può essere sì dovuto al cuore, ma anche al polmone, all'esofago ecc.), oltre ovviamente ad avere le dovute competenze per una corretta impostazione degli esami da richiedere e per prescrivere la cura più adeguata.
Un altro elemento distintivo della Medicina interna è quello di diagnosticare e curare da un lato pazienti affetti da una malattia che colpisce più organi (come fanno lo scompenso cardiaco, il diabete, l'ipertensione), dall'altro pazienti che hanno contemporaneamente più di una malattia (evento questo che è sempre più frequente soprattutto nelle persone anziane). Quando è necessario sarà lo stesso internista ad indirizzare il malato verso medici di un singolo settore (ad esempio chirurgo, ematologo, cardiologo). Potremmo quindi paragonare il medico internista ad un regista che tiene insieme le fila del paziente, valorizzandone la sua unicità.
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| Se il regista è l'internista |
L'accettazione svolge il compito di primo accoglimento del paziente; cura la fase di emergenza-urgenza e il primo inquadramento diagnostico. Dopo di che il paziente può essere rimandato a casa o avere la necessità di una diagnosi più approfondita e di una terapia continuativa nel tempo. In questi casi la persona viene trasferita all'interno del nostro reparto.
Come sono organizzati i rapporti tra il vostro reparto, i servizi e le unità specialistiche?
Un'unità operativa di Medicina interna si avvale per la diagnosi di servizi quali il laboratorio, la radiologia, la cardiologia. I servizi sono quindi a disposizione del reparto per eseguire gli accertamenti che il medico richiede. La richiesta di alcuni esami più complessi e invasivi per il paziente viene discussa con i colleghi che li devono eseguire. Una parte cospicua dei rapporti con i servizi, in particolare laboratorio e radiologia, si svolgono tramite supporto informatico. Le unità specialistiche vengono coinvolte nella nostra attività attraverso un sistema di consulenze che sono richieste per particolari patologie o terapie, con possibilità in alcuni casi di trasferimento del paziente.
Dunque un iter e un'organizzazione assai complessa. Ma mediamente qual è il tempo di degenza nel vostro reparto?
In genere si aggira intorno agli otto giorni.
Veniamo all'attualità. Cosa è cambiato in questi ultimi anni nei reparti di medicina interna?
Negli ultimi anni la specialistica di settore è notevolmente cambiata, in quanto sempre più dedicata ad attività iper-specialistiche e di diagnostica strumentale. Pertanto la Medicina interna, che sembrava in fase di crisi, ha a mio avviso riacquistato un ruolo centrale soprattutto nel ricovero di pazienti con più di un problema e di elevata complessità, sui quali è necessario intervenire in maniera multidisciplinare ma con una guida unitaria, quale quella rappresentata dal medico internista. Rispetto ad alcuni anni fa, quando nei reparti di Medicina interna le persone malate erano prevalentemente anziani con problemi sociali, oggi ci sono persone che vengono sottoposte ad esami e terapie complesse, anche con l'utilizzo di supporti tecnologici importanti.
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