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I broccoli di Cataldo

Scritto il 1 novembre 2002

I broccoli di Cataldo

di Sabrina Ciampi

Ancora oggi, quando mi preparo a cucinare la pasta con broccoli e salsiccia, mi ritornano alla mente quei giorni di un lontano novembre passati assieme a Cataldo. Un novembre soffuso da una dolce nebbiolina al mattino e dall'intenso freddo al calare della sera, ma soleggiato, come se Cataldo avesse portato un po' di sole dalla penisola sorrentina dove viveva.
Ancora non sapevo di essermi innamorata, ma ho vissuto appieno quei giorni di platonica ammirazione, di piccoli baci dati furtivamente, di paure e dolci timori che assalgono tutte le donne innamorate.

E ancora oggi rivivo le emozioni di quel giorno, quando Cataldo chiamandomi sul lavoro si è scusato perché quella sera aveva accettato l'invito a cena di un suo cliente e, per farsi perdonare, aveva preparato la cena per me. Una cena tutta piena di sapori mediterranei, che ricordavano i suoi dolci baci, i suoi sguardi maliziosi.

Così, mentre preparo un soffritto di aglio e peperoncino, proprio quest'ultimo mi riporta alla mente il suo sguardo enigmatico e sensuale che mi piaceva ma nello stesso tempo mi metteva a disagio perché mi sentivo indifesa, insicura. Mentre pulisco i friarielli (cime di rape napoletane), i miei ricordi affiorano uno per uno a quando quella sera rientrai in casa e mi sentii così sola ma rimasi esterrefatta nel vedere tanti piatti pronti tutti per me, ancora oggi al pensiero ho l'acquolina in bocca. Forse è proprio l'amaro dei friarielli che fa piangere il mio cuore, la nostalgia di quei giorni e la paura dei miei sentimenti: mentre li guardo soffriggere nell'olio, assieme all'aglio e al peperoncino, capisco quante emozioni mi sono persa, così, mentre sbriciolo le salsicce, è come se infliggessi delle punizioni al mio cuore per aver fatto primeggiare l'orgoglio. L'orgoglio, che brutta cosa servirsene in amore, vorrei poterlo annientare, invece continuo a far soffriggere l'aglio nell'olio per far cuocere le salsicce. Magari fosse come in cucina, che per togliere un sapore forte aggiungi un altro ingrediente, ma il vino bianco, che preparo per farlo sfumare sopra le salsicce, mi può far solo ricordare la sua risata, il suo modo di prendermi in giro che mi faceva infuriare, ma al tempo stesso desideravo che lo facesse.

Corrono i ricordi attraverso i miei occhi, i miei sensi, i sapori, gli odori, sì, perché il profumo della salsiccia mischiata ai friarielli è così intenso, un misto fra dolce e amaro così come è questa storia. Mi accingo a mettere su l'acqua per far cuocere la pasta, mentre mi appresto ad assaggiare il sugo per sentire quanto sale e pepe aggiungere, ricordo ancora le sue parole quando gli chiesi cosa mi avrebbe preparato per la sera, per me parole indecifrabili ma adesso familiari al mio cuore, ai miei orecchi, difficili da pronunciare. "Maccarune cu e friarielli", così mi disse, e adesso, quando sento che la nostalgia mi assale, mi metto davanti ai fornelli a preparare questo piatto unico. Un piatto denso di sapori e per me pieno di ricordi.

Quella sera, mentre assaporavo i maccarune cu' e friarielli che Cataldo aveva preparato per me, ho scoperto quanto lui era importante ma non sono stata capace di farglielo capire, di farglielo sapere. La paura di soffrire di nuovo mi ha resa incapace di esprimere i sentimenti che in quel momento si sprigionavano dal mio cuore, facendo subentrare al posto dell'amore l'orgoglio.

Solamente adesso, mentre scrivo questo racconto, mi accorgo di quanto male ho fatto a me stessa, di quanto piano piano il mio cuore si è indurito, come quello di un combattente che deve continuare ad andare avanti, nonostante gli orrori che trova davanti ai suoi occhi. Così adesso ho paura a manifestare questo mio sentimento, che sento scoppiare dentro al mio cuore perché troppo stretto, e riverso tutto questo mio amore nella cucina. E mentre mi accingo a scolare la pasta per farla saltare assieme al sugo capisco tutti i miei errori, errori così stupidi, dettati solo dalla paura di soffrire di nuovo ma che, come tutti gli errori, occorre sperimentarli sulla propria pelle per crescere, per capire meglio noi stessi. Allora non mi resta altro da fare che assaporare di nuovo questa pietanza, per far rivivere il ricordo di quei giorni meravigliosi di un lontano novembre, un mese che con le sue nebbioline e pioggerelline porta con sé le malinconie in ognuno di noi.

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