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Il Pinocchio di Benigni
VESTITO A PRATO
Al Museo del tessuto i costumi di scena
Di Silvia Gigli-
Giornalista
E' nata e vive a Firenze ma è per metà senese. Ha iniziato a frequentare il mondo del giornalismo giovanissima, collaborando con quotidiani come La Città, Paese Sera e numerosi mensili toscani. Ha lavorato al quotidiano Mattina, allegato toscano dell'Unità, fino al '99, poi al Corriere di Firenze. Attualmente è caposervizio delle pagine dell'Unità in Toscana. Scrive sull'Informatore dal 1990.
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| Vestito a prato |
Magico Benigni. Pinocchio ce l'aveva dentro da sempre, perché Pinocchio è lui con la sua storia bella e appassionante di ragazzo di Vergaio, povero in canna ma ricco di parole e invenzioni, con la sua ascesa lenta ma inesorabile nel mondo dei grandi artisti, con la sua crescita umana e professionale che da comico lo ha condotto sulla strada della poesia.
E, a testimonianza del fatto che le radici sono sempre lì, in quelle lande desolate del pratese dove lo stralunato Roberto mosse i primi passi d'inconsapevole artista, ecco che le vesti tenere del suo Pinocchio sono state tessute e cucite insieme con pazienza e amore dalle mani artigiane dei suoi compaesani. L'abitino bianco di garza impalpabile - Collodi racconta che Geppetto lo realizzò con carta a fiori - tempestato di fiorellini innocenti, è stato disegnato dal grande Danilo Donati, il costumista e scenografo recentemente scomparso che ha ricostruito il mondo di Collodi per il film di Roberto e al quale Benigni ha voluto dedicare la sua pellicola. A cucirlo però ci hanno pensato gli artigiani di OB Stock, una fabbrica pratese specializzata nella realizzazione di abiti per il cinema e per il teatro, che ha deciso di donare il magico vestitino di Pinocchio al Comune di Prato perché diventi il primo pezzo importante del fondo "Prato veste Hollywood" al Museo del Tessuto.
Da Vergaio a Hollywood per tornare poi a Prato. Da Roberto non ci si poteva aspettare qualcosa di diverso. Da lui, che quando esordì sul piccolo schermo con TeleVacca sbatté in faccia a tutta l'Italia le origini povere, sgrammaticate, volgari e toccanti del suo popolo, non ci si poteva attendere di certo un'abiura. Nessun campanilismo, è solo questione di umori e sensibilità. E di quella Benigni, si sa, ne ha da vendere. Lo ha dimostrato sul palcoscenico di Sanremo con un monologo da lacrime agli occhi. Lo conferma oggi con il suo Pinocchio.
«Dentro Pinocchio ci sono tanti di quei regali - racconta - che non ci si raccapezza. L'avventura, il dolore, il rimbombamento della vita, l'allegria, lo sconforto, la crudeltà, l'eroismo, l'amore che si arrampica dappertutto». E se Fellini lo considerava un testo divinatorio, da leggere a caso tutti i giorni per scoprire qualcosa di sé e del mondo, per Benigni Pinocchio rappresenta «come la Bibbia e il Corano, un fondamentalismo: il fondamentalismo della gioia di vivere. E' una cornucopia di delizia, leggerezza, sofferenza, poesia, crudeltà, divertimento. Ha in sé ogni contraddizione. E' Faust. E' Amleto. E' Edipo. Per me, che avrei più l'età di Geppetto, fare Pinocchio da grande è come fare Don Chisciotte da piccolo: un piacere incommensurabile».
Fino al 12 gennaio
Un abito da museo
"Era un vestituccio di carta fiorita...". Così Collodi descrive l'abito che babbo Geppetto crea per il figlioletto Pinocchio, al suo primo giorno di scuola. Ma se ad indossarlo è Roberto Benigni, allora il vestituccio si trasforma in qualcosa di più prezioso, tanto da essere scelto per inaugurare - con una mostra allestita per l'occasione - la nuova sezione del Museo del tessuto di Prato, dedicata agli abiti teatrali e cinematografici.
La mostra resterà aperta fino al 12 gennaio. Orario: lunedì, mercoledì, giovedì e venerdì 10.30-18.30, sabato 10.30-14.30, ingresso 2,60 ; domenica 16-19, ingresso libero. Chiuso il martedì.
Museo del tessuto, piazza del Comune, Prato, tel. 0574 611503
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