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Nel paese dei ferri taglienti

Le origini, la storia, i monumenti della cittadina mugellana, da sempre legata alla tradizione dei coltellinai

Scritto da Iacopo Cassigoli il 1 settembre 2002

Giornalista
Nel paese dei ferri taglienti 2
Scarperia nasce come insediamento militare della Repubblica fiorentina nel Mugello, costruito in posizione strategica per contrastare e combattere la potenza feudale delle antiche famiglie aristocratiche, prima fra tutte quella degli Ubaldini che con il suo scacchiere di castelli controllava tutta la regione e le strade principali.

Come narra il Villani nella sua Cronica, il castello - originariamente intitolato a San Barnaba - venne fondato nel 1306. Scarperia, così detta forse per la scarpata ripida su cui sorse, apparteneva al sistema difensivo territoriale delle "terre nuove", che la Repubblica costruì nel Valdarno Superiore col duplice scopo di creare una sorta di barriera di protezione attorno a Firenze e di facilitare la colonizzazione, o per meglio dire la "fiorentinizzazione" del territorio.

Vicari a Palazzo Il fulcro di Scarperia, e al contempo il simbolo del potere fiorentino nel Mugello, è rappresentato dalla massiccia mole del Palazzo dei Vicari, costruito al centro dell'abitato forse su progetto di Arnolfo di Cambio, e collegato come una vera e propria fortezza al perimetro rettangolare delle mura urbane. Nel 1415 Scarperia da semplice podesteria venne elevata a sede vicariale, e il Palazzo - che fino ad allora aveva ospitato il Capitano della Repubblica - divenne la residenza del Vicario. Per evitare le corruttele, l'incarico, che era esercitato da personalità provenienti dalle più importanti famiglie fiorentine, durava soltanto sei mesi, al termine dei quali il Vicario uscente era obbligato a lasciare il suo stemma sulla facciata o all'interno del Palazzo. L'imponente edificio, dotato di una robusta e slanciata torre merlata, è di fatto tra i più ricchi di stemmi gentilizi dell'intero contado fiorentino. La facciata è come tempestata da una moltitudine di emblemi, scolpiti in pietra serena e modellati in terracotta invetriata a colori, quest'ultimi provenienti dalle botteghe dei Della Robbia e di Benedetto Buglioni. Al suo interno, nell'atrio e nelle sale di rappresentanza, si trovano raffinate decorazioni araldiche ed affreschi pregevoli, che testimoniano la sua considerevole importanza storica e artistica. Di particolare valore, nella prima sala al piano superiore, è una Madonna in trono col Bambino e Santi della cerchia del Ghirlandaio. Quasi tutti gli emblemi affrescati furono tuttavia "restaurati" alla fine dell'Ottocento, su commissione del principe Tommaso Corsini, dal celebre pittore e restauratore Gaetano Bianchi, che aveva affrescato in stile neogotico il Castello di Vincigliata e ripristinato Giotto in Santa Croce a Firenze.

D'amore e morte
Nel paese dei ferri taglienti 3
Al suo interno il Palazzo ospita due importanti istituzioni: l'Archivio storico, che custodisce più di quattromila raccolte di documenti compresi tra il XVI e il XIX secolo riguardanti la storia di Scarperia e del Vicariato, e il Museo dei ferri taglienti. Fin dalla sua fondazione a Scarperia si forgiava il ferro e l'attività dei coltellinai vi è documentata già dal Quattrocento. Assieme ai coltelli venivano prodotti anche ferri di uso contadino come roncole, forbici, pennati. Il Museo, oltre a documentare l'attività e la vita dei coltellinai di Scarperia, presentandoci i tipici coltelli scarperiesi quali la "mozzetta", il "fiorentino" e il "coltello d'amore", ci guida con un interessante percorso didattico attraverso la storia e la "geografia" del coltello in Italia, mettendo anche a confronto la molteplice produzione delle lame nelle differenti regioni della penisola. Tra i coltelli di Scarperia merita un cenno in più il "coltello d'amore", che la sposa promessa riceveva come pegno dal suo futuro marito il giorno del fidanzamento, e che avrebbe utilizzato contro di lui se fosse stata tradita. Non è un caso che molti dei documenti conservati nell'Archivio storico testimonino fatti di sangue, legati quasi sempre alle feroci liti che inevitabilmente scoppiavano tra i numerosi coltellinai sempre in competizione tra loro, risse che spesso finivano davvero molto male. Nell'Archivio è conservata una cospicua e interessante raccolta di "Protocolli criminali" relativa a episodi e fattacci di coltelli avvenuti durante i secoli passati nel Mugello, scene che ci forniscono lo spaccato sociale e antropologico di epoche ormai distanti, e che oggi potremmo leggere sulle pagine di "nera".

La mostra
Lame per guarire

Nel paese dei ferri taglienti
Il Palazzo è ogni anno sede della "Mostra dei ferri taglienti" nell'ambito della quale vengono allestite interessanti mostre collaterali. Quest'anno è stata la volta dei "Ferri per guarire", lame e strumenti chirurgici fra il '700 e l'800, importante evento realizzato in collaborazione con l'Istituto e Museo di storia della scienza di Firenze e l'Ospedale del Ceppo di Pistoia, visitabile fino al 15 settembre. Scarperia e Pistoia hanno in comune fin dal Medioevo l'arte di forgiare lame e coltelli. Pistoia era soprattutto un importante centro di produzione di strumenti chirurgici, richiesti per la loro qualità dai medici di tutta Europa. E' stato infatti il bistorio, il tipico coltello pistoiese (derivato da Pistorium, il nome latino della città) a denominare in seguito il bisturi dei chirurghi.

Fino ai primi di ottobre resteranno aperti, per la prima volta al pubblico, l'Archivio storico e parte del camminamento del castello coi merli di facciata.

Info: Pro Loco di Scarperia, tel. 055 8468165; e-mail: prolocoscarperia@katamail.com

Fino al 15 settembre Scarperia ospita i festeggiamenti del Diotto. L'8 settembre, in particolare, rivive la città cinquecentesca, con scene di vita quotidiana rinascimentale

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