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Le sigaraie di Lucca

I Toscani migliori si arrotolano a mano. Un mestiere che continua a creare occupazione

Scritto il 1 settembre 2002

Le sigaraie di Lucca 2
Le mani si muovono rapide e sicure. Tagliano le foglie e dopo averle riempite con il tabacco minuziosamente spezzettato le arrotolano, dandogli l'inconfondibile forma. Ancora oggi il sigaro - quello migliore - nasce così, plasmato da un'abilità tutta femminile. Una tradizione, quella delle sigaraie, che a Lucca si tramanda di madre in figlia da più di una generazione ed è tutt'altro che destinata a scomparire.
Nella storica Manifattura - oggi gestita dall'Eti spa, l'Ente tabacchi che ha sostituito il Monopolio di Stato - lavorano 57 sigaraie: tra queste ci sono anche alcune giovani apprendiste, che dopo una formazione di 18 mesi diventeranno sigaraie specializzate a tutti gli effetti.
Per la città - e per la Toscana - la lavorazione del sigaro rappresenta un'importante risorsa, sia da un punto di vista occupazionale che culturale. In Valdichiana e in Valtiberina si trovano alcune piantagioni di Kentucky, il tabacco con cui vengono prodotti i Toscani. I coltivatori sono 150, e un'altra cinquantina di operai lavorano nei due stabilimenti dell'Eti, a Sansepolcro e a Foiano della Chiana, dove avviene la selezione del tabacco migliore e l'essiccazione.

Le piantagioni
Nella Manifattura di Lucca (un altro stabilimento è a Cava dei Tirreni, in Campania) si producono solo i Toscani pregiati, come l'Originale fatto a mano e l'Extravecchio, inserito da Slow Food tra i prodotti tipici da tutelare, in quanto - seppur lavorato a macchina - è fatto con tabacco tutto toscano, proveniente dalle coltivazioni della Valtiberina e della Valdichiana.
«Il Kentucky appartiene alla famiglia dei fire-cured, i tabacchi curati a fuoco diretto con legna di quercia - spiega il dottor Dario Milano, responsabile per l'Eti della divisione sigari -. Durante questa fase, che dura in media tra i 15 e i 20 giorni, il fuoco si alterna all'umidità. Le foglie destinate al ripieno vengono immerse nell'acqua per avviare il processo di fermentazione, che dura circa quattro settimane; le altre, destinate alla fascia esterna, vengono invece lavorate il giorno successivo». Sono, quest'ultime, foglie lucide, elastiche e resistenti, dall'alto contenuto di nicotina (3-5 per cento): intere e grandi, fino ad un metro di altezza, vengono bagnate, quindi scostolate, divise in due parti (sinistra e destra) e riunite nel gruppo della metà cui appartengono. E' uno spettacolo vedere le sigaraie al lavoro: sagomata con il coltello la mezza foglia che serve per la fascia esterna, soppesano nel palmo della mano la giusta quantità di tabacco trinciato per il ripieno, prelevato da un sacchetto che tengono in grembo, e con pochi, rapidi movimenti danno forma al Toscano, con un'abilità manuale degna dei migliori artigiani.
I ritmi sono serrati: da una foglia di tabacco si possono ricavare dai quattro ai sei sigari, e ogni sigaraia può arrivare ad arrotolarne anche 600 al giorno.
A questo punto non resta che affrontare la stagionatura: un periodo di maturazione che varia dai 6 ai 12 mesi e che serve per far asciugare il sigaro, e portarlo ad un tasso di umidità (al 12-13 per cento) ideale per il consumo.
«La fermentazione è indispensabile, non solo per migliorare le caratteristiche generali del sigaro, ma anche e soprattutto per portare il pH (grado d'acidità) a 8,5 e cioè lievemente alcalino - continua Milano -. Quando il fumo è alcalino si libera più nicotina: l'impatto, a livello di cavo orale, è più forte, così il fumo non scende fino ai polmoni, contrariamente a quanto accade con le sigarette, il cui fumo è acido».
Per quanto riguarda il contenuto di nicotina, invece, non c'è quasi nessuna differenza: in un sigaro di 4 grammi si concentrano circa 3,5 mg di nicotina, in una sigaretta di 0,7 g la nicotina "pesa" 0,7 mg. Nei prossimi anni, con il nuovo regolamento Cee attualmente allo studio, il contenuto di nicotina dovrà essere riportato in bella vista anche sui pacchetti di sigari, citazione che adesso non è obbligatoria.

La storia
Il sigaro dal cielo
Il sigaro Toscano nasce per caso, a Firenze, nell'agosto del 1815, da un'intuizione fortuita quanto geniale dell'allora direttore della Manifattura fiorentina.
Tutto comincia con un violento acquazzone estivo, che si abbatte improvviso su un intero raccolto di tabacco appena scaricato dai barrocci della Val di Chiana. Passata la pioggia, gli operai, disperati, stendono le foglie, ma il carico, completamente bagnato, è ormai inservibile. «Facciamolo asciugare al sole - è la felice idea del responsabile dello stabilimento, preoccupato di perdere il posto di lavoro per quelle foglie che già avevano cominciato a fermentare -. Ne ricaveremo dei sigarini, da vendere a buon mercato agli operai».
Le cose però andarono diversamente: perché quei sigari avevano un gusto e un aroma talmente particolari che conquistarono tutti, perfino il Granduca Ferdinando III, che decretò ufficialmente la nascita del sigaro Toscano.
Da Firenze la produzione fu trasferita nella vicina Lucca, nello stesso posto (un ex convento all'interno delle mura) dove tuttora si trova la Manifattura.
Entro tre anni, tuttavia, la sede si sposterà nella zona industriale di Mugnano, dove si sta costruendo la più grande fabbrica di sigari d'Europa.

Il fumatore
Maschio e laureato
In passato, prima di accendere un sigaro, si usava riscaldarlo con un fiammifero. L'operazione serviva a bruciare la colla e ad evitare che la prima boccata avesse un odore e un sapore strano. Oggi la colla - assolutamente naturale, a base di amido di mais - è insapore e inodore.
Le sigaraie di Lucca 3
Gli appassionati del genere sostengono che fumare il sigaro è un'arte, un momento da gustare con calma e voluttuoso piacere, secondo un rituale ben preciso, fatto di gesti lenti, che niente hanno a che vedere con la nevrosi da sigaretta.
«Il sigaro dà lustro, e piace da una certa età in poi - sottolinea Milano -. Tra i fumatori di sigaro ci sono molti fumatori di sigarette pentiti, ma anche tanti che non avevano mai fumato prima». Da un'indagine condotta dall'Eti emerge che il fumatore di sigaro ha un'età compresa tra i 45 e i 54 anni, è per lo più maschio (ma le donne sono in costante aumento), ha un diploma o una laurea (sfatando così il mito che vuole il sigaro legato alle classi meno abbienti) e vive in una regione del sud.

On line
www.maledettotoscano.com
www.sigarotoscano.it
www.amicidellatoscana.it
Sono siti di appassionati, ma non vogliono essere un invito al fumo tant'è che tutti riportano il monito "fumare nuoce gravemente alla salute".
Negli Stati Uniti c'è un museo interamente dedicato al sigaro, sulla strada che da Los Angeles porta a San Francisco. Il National Cigar Museum è anche su internet, al sito www.cigarnexus.com
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