Da Vinci in vasetto
Sottoli e sottaceti: da piccola azienda ad industria moderna
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Emilio Innocenti, 78 anni, oggi amministratore unico dell'Inpa, appartiene alla stirpe ormai storica dei fondatori d'impresa del periodo del boom economico. A quel gruppo di autodidatti che armati di intuito, mordente e accompagnati dalla buona sorte, negli anni '60 tentarono l'avventura dell'industrializzazione. La sua storia è anche uno spaccato della storia della cooperazione nell'empolese, e più in generale nella nostra regione.
"E' negli anni '60 che mio padre inizia il rapporto con i negozi e le cooperative di Empoli, Fucecchio, Castelfiorentino", fa sapere Carlo Innocenti, uno dei due figli che oggi in azienda si occupa degli acquisti e della parte commerciale. Si trattava di strutture di distribuzione ancora piccole e disperse, che stavano tuttavia gettando le basi di un processo di ristrutturazione che sarebbe giunto a compimento nel decennio successivo.
Le piccole cooperative infatti in quel periodo crescono, diventano più moderne, si aggregano, creano consorzi d'acquisto. L'Inpa di Vinci alla fine degli anni '60 è cresciuta con loro e si ritrova con 40 dipendenti e tanta artigianalità, alla vigilia di uno "strappo" che influirà ancora più profondamente sulla sua struttura industriale. All'inizio degli anni '70, infatti, l'azienda comincia a produrre appositamente per Coop dei marchi di fantasia: Riverbelle e Soldoro. E' una garanzia di continuità produttiva che consente all'Inpa di espandersi e di ammodernare gli impianti. Il resto è storia recente.
Negli stabilimenti di Vinci, dove oggi producono non più marchi di fantasia ma il vero e proprio marchio Coop, verdure di tutti i tipi vengono "desalate" e "acidificate" in vasche da 7 quintali. E poi durante una manipolazione fatta da addetti vestiti come in una sala operatoria per evitare contaminazioni, i prodotti vengono preparati, controllati, messi in vasetti a macchina; e poi pesati, riempiti di liquido, chiusi e pastorizzati. Tutto sotto l'occhio vigile di un laboratorio interno, che in un anno effettua circa 70 mila analisi a campione, su una produzione di ben 15 milioni di pezzi. Cifre già da capogiro, a cui si aggiungono almeno altri 30 mila controlli incrociati dei fornitori, dei laboratori esterni e naturalmente di Coop. In base ai protocolli d'intesa che regolano i rapporti fra fornitori e Coop, infatti, i controlli per verificare lo standard del prodotto intervengono in ogni stadio del processo: dalla materia prima fino all'inscatolamento. All'inizio, per assicurarsi che le merci acquistate presentino le migliori caratteristiche sanitarie e di gusto, oltre che la rigorosa assenza di organismi geneticamente modificati. E durante le fasi produttive, per verificare il rispetto delle procedure stabilite dall'azienda.
"Nonostante la crescita di dimensione cerchiamo di usare una tecnologia che non alteri i sapori originari", continua Carlo Innocenti. E questo grazie anche all'uso rigoroso di un conservante naturale tipicamente italiano: l'aceto di vino.
I loro progetti futuri sono di crescere ancora e di esportare anche all'estero - in Europa, negli Stati Uniti, in Giappone - tutte le loro specialità.
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