Dove osano le zanzare
A Firenze un censimento delle zone più a rischio. Come difendersi
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| Dove osano le zanzare |
Questi minuscoli e implacabili vampiri, che ci rendono le notti insonni, sono il vero tormentone dell'estate. Ma nonostante l'impegno la guerra è impari. Questi insetti appaiono oggi sempre più determinati e incattiviti, noncuranti degli umani sforzi, pronti all'ennesima sfida, fino allo sfinimento (nostro naturalmente!). Sembra infatti che per tutta una serie di fattori ambientali, legati a certe consolidate abitudini della nostra società moderna, questi terribili animaletti abbiano sviluppato delle resistenze ai prodotti chimici, ma anche al freddo (causa il riscaldamento o gli scarichi di acqua calda nelle fogne) e che sia sufficiente una sola goccia di acqua, lasciata nel sottovaso in casa, per creare un potenziale focolaio di infestazione, dove una zanzara può deporre centinaia di uova che si trasformeranno in altrettante agguerrite zanzare.
Primo: disinfestare
La parola d'ordine è dunque: disinfestazione. Se i privati chiedono aiuto a ditte specializzate, anche le amministrazioni comunali ogni anno si attivano affidando ad aziende del ramo (a Firenze se ne occupa il Consorzio Quadrifoglio con la supervisione della Asl) dei trattamenti preventivi disinfestanti (nel periodo di maggio-giugno) che vengono poi ripetuti nel corso della stagione calda, per colpire uova, larve e insetti adulti. Un tempo si usavano dosi massicce di Ddt, un prodotto di sintesi altamente inquinante al quale questi succhiatori di sangue si sono gradualmente adattati diventando immuni. Oggi vengono impiegate sostanze a basso impatto ambientale, selettive, nel rispetto dell'equilibrio biologico. Ad esempio per le zanzare si usa, nei casi dove la carica organica è minore, spore di Bacillus thuringiensis, prodotto atossico ad azione biologica che impedisce la crescita e lo sviluppo della larva. Nelle acque troppo inquinate, dove il prodotto biologico risulta inefficace, si usa invece un insetticida chimico di sintesi (piretroide) antilarvale. Il trattamento viene utilizzato sulle superfici d'acqua stagnante, dove vive la larva dell'insetto: tombini stradali, fossi, corsi d'acqua, scoli, maceri, caditoie.
L'intervento è mirato e le metodologie sono diverse a seconda dell'ambiente in cui si opera.
Secondo: monitorare
Proprio sul problema zanzare il Comune di Firenze quest'anno ha finanziato un progetto di censimento dei diversi culicidi (le famiglie delle zanzare) e una mappatura dei focolai di infestazione in città, iniziato da qualche mese. In collaborazione con la facoltà di Agraria dell'Università di Firenze e il dipartimento Asl di Grosseto, e con la partecipazione del Consorzio Quadrifoglio, verrà effettuato un monitoraggio sull'area fiorentina con l'obiettivo di individuare i luoghi di sviluppo delle larve e i sistemi migliori di trattamento a seconda del tipo di zanzara. Nel capoluogo fiorentino le zone più a rischio sono quelle periferiche più umide, esposte ad un maggiore degrado ambientale, con acquitrini, orti, molte piante verdi, tutti habitat ideali per le zanzare, come ad esempio Mantignano, Ugnano, Le Piagge, Campo di Marte, le zone collinari. Fino ad oggi a Firenze non è stata riscontrata la presenza della temibile zanzara tigre (così chiamata per la colorazione del corpo a strisce bianche e nere), aggressiva anche nelle ore diurne e portatrice di malattie esotiche, come la malaria.
Terzo: contrattaccare
L'intervento pubblico non può farsi carico anche delle abitazioni private dei cittadini. Perciò ognuno a casa propria può gestire la situazione mettendo in atto piccole norme igieniche per la prevenzione di focolai di infestazione delle zanzare:
- evitare che l'acqua dei sottovasi permanga troppo a lungo
- eliminare tutti quei recipienti con acqua inutili presenti all'esterno
- coprire con un telo quelli indispensabili
- ripulire i piccoli corsi di acqua in modo che l'acqua defluisca e controllare che le grondaie non siano otturate.
Per le vespe: se non si vuole ricorrere all'insetticida, si deve effettuare in inverno una accurata pulizia sotto le tegole, dove la vespe si annidano, trovare i favi e bruciarli. Stuccare tutte le fessure e le fenditure dove le vespe potrebbero costruirsi il nido.
Si ringraziano per le informazioni il dottor Franco Rossi, Igiene Pubblica Asl Firenze, Sandro Moroni, responsabile Servizi Quadrifoglio, Dario Cozzi, della ditta per la disinfestazione Tolman di Firenze.
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