La riscossa del salume toscano
Controlli e macchinari d'avanguardia per conquistare il mercato
"E'
molto importante favorire l'espandersi sul territorio della moderna distribuzione italiana, perché l'arrivo massiccio di grandi gruppi stranieri significa indebolimento dei produttori locali e perdita di identità della nostra cultura alimentare".
Maurizio Bigazzi, amministratore delegato del salumificio Bechelli e vice presidente di Assindustria di Firenze, lancia il grido d'allarme dei produttori contro il dilagare dei giganti della distribuzione mondiale. E snocciola le cifre dei loro fatturati stratosferici, rispetto ai quali i nostri gruppi leader appaiono nani: 250mila miliardi di lire per l'americano Wal Mart; 100mila per i francesi di Promodes-Auchan; 80mila per Metro.
Il salumificio Bechelli, che è cresciuto con la moderna distribuzione italiana e europea, aveva due strade davanti a sé: inseguire la logica dei grandi numeri e della produzione di massa, oppure preferire la ricerca di prodotti più qualificati. La scelta è stata quella di orientarsi sulla seconda.
Il gruppo fattura oltre 120 miliardi e nei suoi due stabilimenti di Reggello e di Santa Fiora sull'Amiata dà lavoro a 210 persone, senza contare un indotto di almeno una quarantina di lavoratori. Si colloca fra le prime dieci aziende italiane del settore, e i suoi clienti si chiamano Coop, Standa e Rinascente in Italia; e Albert Heijn, Handl, Metro, Mc Donald's fuori dai nostri confini, vale a dire gruppi che occupano i primi posti della grande distribuzione mondiale. Per ognuno di loro Bechelli produce circa 300 varietà di salumi tipici di ogni regione italiana, con l'alta tecnologia "di un'industria che è rimasta artigianale nella sostanza e nella qualità", continua Bigazzi. Il rapporto con la moderna distribuzione, in questo senso, è stato uno stimolo per raggiungere procedure di lavorazione avanzatissime, mantenendo tuttavia i sapori di una volta.
Nello stabilimento di 20mila mq a Reggello, dove il salumificio si è trasferito nel '75, niente è lasciato al caso: dall'architettura agli arredi, dalle luci alla dominanza dei toni rilassanti degli azzurri e blu.
Qui, per entrare nel reparto produttivo, ognuno deve vestirsi come il chirurgo di una sala operatoria. Le carni vengono lavorate, infornate e insaccate con macchinari che contengono metal detector per rivelare eventuali corpi estranei; mentre i salumi vengono stagionati in stanze monitorate da un computer che controlla umidità, temperatura e ogni altro parametro possibile. In ogni fase ci sono punti di controllo per la sicurezza (e la bontà) del prodotto; mentre centinaia di test incrociati vengono effettuati da un laboratorio interno, altri tre esterni, e (a sorpresa) dai grandi gruppi acquirenti. Il tutto per un costo aziendale di oltre un miliardo all'anno.
"E' un'attenzione alla sicurezza del prodotto, che supera largamente ogni normativa - sostiene l'amministratore delegato -, che impone una grande attenzione anche alla formazione del personale e regole ferree, per estirpare abitudini apparentemente innocue che possono portare pericolose contaminazioni del prodotto".
"All'estero la cultura del controllo è molto diffusa - continua Bigazzi - mentre in Italia, fra i gruppi della moderna distribuzione, solo Coop e pochi altri la applicano in modo estensivo". Il rapporto con il mondo della cooperazione di consumo a livello nazionale dura ormai da oltre vent'anni. Più di recente, in collaborazione con Unicoop Firenze, è nata una linea di prodotti (all'inizio riservati solo ai soci) dal nome "Grandi sapori toscani": salame toscano e noce di prosciutto arrosto di altissima qualità. La loro caratteristica è la totale eliminazione della farina di latte, l'abbassamento della quantità di sodio e una drastica riduzione del grasso. Sono prodotti particolarmente curati anche dal punto di vista nutrizionale, che ricordano i sapori di una volta. Perché "questo è il vero 'made in Italy' che vorremmo cercare di esportare e di valorizzare conclude Bigazzi -. Quello, fuori da ogni retorica, fatto di tradizione e di sapienza alimentare, in grado di darci sul grande mercato mondiale quel vantaggio competitivo in più".
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| La riscossa del salume toscano |
Maurizio Bigazzi, amministratore delegato del salumificio Bechelli e vice presidente di Assindustria di Firenze, lancia il grido d'allarme dei produttori contro il dilagare dei giganti della distribuzione mondiale. E snocciola le cifre dei loro fatturati stratosferici, rispetto ai quali i nostri gruppi leader appaiono nani: 250mila miliardi di lire per l'americano Wal Mart; 100mila per i francesi di Promodes-Auchan; 80mila per Metro.
Il salumificio Bechelli, che è cresciuto con la moderna distribuzione italiana e europea, aveva due strade davanti a sé: inseguire la logica dei grandi numeri e della produzione di massa, oppure preferire la ricerca di prodotti più qualificati. La scelta è stata quella di orientarsi sulla seconda.
Il gruppo fattura oltre 120 miliardi e nei suoi due stabilimenti di Reggello e di Santa Fiora sull'Amiata dà lavoro a 210 persone, senza contare un indotto di almeno una quarantina di lavoratori. Si colloca fra le prime dieci aziende italiane del settore, e i suoi clienti si chiamano Coop, Standa e Rinascente in Italia; e Albert Heijn, Handl, Metro, Mc Donald's fuori dai nostri confini, vale a dire gruppi che occupano i primi posti della grande distribuzione mondiale. Per ognuno di loro Bechelli produce circa 300 varietà di salumi tipici di ogni regione italiana, con l'alta tecnologia "di un'industria che è rimasta artigianale nella sostanza e nella qualità", continua Bigazzi. Il rapporto con la moderna distribuzione, in questo senso, è stato uno stimolo per raggiungere procedure di lavorazione avanzatissime, mantenendo tuttavia i sapori di una volta.
Nello stabilimento di 20mila mq a Reggello, dove il salumificio si è trasferito nel '75, niente è lasciato al caso: dall'architettura agli arredi, dalle luci alla dominanza dei toni rilassanti degli azzurri e blu.
Qui, per entrare nel reparto produttivo, ognuno deve vestirsi come il chirurgo di una sala operatoria. Le carni vengono lavorate, infornate e insaccate con macchinari che contengono metal detector per rivelare eventuali corpi estranei; mentre i salumi vengono stagionati in stanze monitorate da un computer che controlla umidità, temperatura e ogni altro parametro possibile. In ogni fase ci sono punti di controllo per la sicurezza (e la bontà) del prodotto; mentre centinaia di test incrociati vengono effettuati da un laboratorio interno, altri tre esterni, e (a sorpresa) dai grandi gruppi acquirenti. Il tutto per un costo aziendale di oltre un miliardo all'anno.
"E' un'attenzione alla sicurezza del prodotto, che supera largamente ogni normativa - sostiene l'amministratore delegato -, che impone una grande attenzione anche alla formazione del personale e regole ferree, per estirpare abitudini apparentemente innocue che possono portare pericolose contaminazioni del prodotto".
"All'estero la cultura del controllo è molto diffusa - continua Bigazzi - mentre in Italia, fra i gruppi della moderna distribuzione, solo Coop e pochi altri la applicano in modo estensivo". Il rapporto con il mondo della cooperazione di consumo a livello nazionale dura ormai da oltre vent'anni. Più di recente, in collaborazione con Unicoop Firenze, è nata una linea di prodotti (all'inizio riservati solo ai soci) dal nome "Grandi sapori toscani": salame toscano e noce di prosciutto arrosto di altissima qualità. La loro caratteristica è la totale eliminazione della farina di latte, l'abbassamento della quantità di sodio e una drastica riduzione del grasso. Sono prodotti particolarmente curati anche dal punto di vista nutrizionale, che ricordano i sapori di una volta. Perché "questo è il vero 'made in Italy' che vorremmo cercare di esportare e di valorizzare conclude Bigazzi -. Quello, fuori da ogni retorica, fatto di tradizione e di sapienza alimentare, in grado di darci sul grande mercato mondiale quel vantaggio competitivo in più".
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