Filo diretto
Pagare gli shoppers
Sono un socio da più di venti anni e per tutto questo tempo ho sempre mal sopportato il fatto che ad ogni spesa debba pagare per le buste. In linea di principio posso capirne le ragioni ma, socio o non socio, non ho mai capito perché mi si obbliga ad andare in giro con una busta con la pubblicità Coop o Ipercoop. Se in quanto socio il fatto di pubblicizzare la cooperativa mi può andare bene, non altrettanto bene mi va il fatto che per farlo la mia cooperativa pretenda addirittura un pagamento. Se vi può interessare, altri supermercati ai clienti non fanno pagare nessuna busta. Farete qualcosa?
Pasquale Ceravolo - Arezzo
Su cento scontrini che vengono battuti nei nostri supermercati, escono solo 80 shoppers. Ciò significa che molti consumatori si portano da casa le buste, usano borse o scatole proprie. Questa situazione è da noi incoraggiata: meno shoppers vuol dire minor materiale utilizzato, meno spese per noi e per i consumatori. Non far pagare le buste a chi le usa vorrebbe dire in pratica farle pagare a tutti, non ha importanza come vengono considerate (spese generali o pubblicità), di sicuro vanno a finire sul cartellino prezzi. Inoltre darle gratis vorrebbe dire raddoppiarne o triplicarne l'uso. La decisione è quindi questa: spendere due o tre miliardi per regalare gli shoppers od utilizzare questi soldi per fare altre cose? Fino ad oggi abbiamo scelto la seconda strada, non è detto che la situazione non cambi. Infatti sembra che alcune catene di supermercati siano orientate a non far pagare gli shoppers. Chi lo fa già (pochissimi per ora) usa questo aspetto per compiacere i consumatori, evidentemente non è in grado di competere sugli aspetti che, invece, caratterizzano la politica di vendita della Coop: prezzi, offerte, qualità dei prodotti. Francamente non comprendiamo tanta insofferenza per un aspetto così piccolo e ininfluente per il consumatore (la spesa annuale può essere di 5, 10 mila lire a cliente), ma di una certa importanza per la gestione dei costi della cooperativa. Una parola in merito alla pubblicità sulle buste: lo fanno tutti, perché dovremmo rinunciare a diffondere la visibilità del nostro marchio? Se non si vuole fare pubblicità alla Coop basta portarsi le borse da casa, come già fanno in molti. E fanno bene.
Giù il bandone
Con mia grande sorpresa e delusione ho trovato chiusa la Coop di via Nazionale a Firenze: se è possibile vorrei sapere il motivo e se ne aprirete un'altra.
Anna Castellani - Firenze
Era un punto di vendita atipico: poco spazio e niente generi alimentari. Da quando è stato aperto l'Ipercoop di Lastra a Signa aveva perduto anche una parte della sua funzione. Completa il quadro un pesante deficit nella gestione. Speriamo che lo sviluppo di nuovi punti vendita Coop nella città rimedi presto a questa battuta d'arresto.
Uccisi per gola
Devo esprimere il mio dissenso, dopo aver letto l'articolo sulla cinta senese nel numero di ottobre, circa il tono trionfale in cui si annuncia che saranno macellati "per prova" 80 capi da distribuire nei vari punti vendita. La cinta senese è una razza suina originaria del contado senese, semi-estinta, che andrebbe invece adeguatamente protetta e non strumentalizzata per la gola di pochi crapuloni. Sarebbe per caso una buona azione la macellazione di esemplari di una razza esclusiva in nome della biodiversità a fini puramente mangerecci? Come animalista rifiuto questa filosofia, così pure come l'esposizione della cinta senese e della chianina agli stand gastronomici del Salone del Gusto di Torino: la Toscana ha secolare tradizione culinaria e tanti prodotti tipici da offrire, senza necessariamente doversi avvalere del sacrificio animale per esaltare la buona tavola.
Cristina Pinzauti - Firenze
Iper sopportati
Non posso che essere critica di fronte alle decisioni della cooperativa di esprimersi attraverso i grandi ipermercati e centri commerciali, come quello di Cascina nella nostra area. Capisco la strategia dell'uso delle stesse tecniche dell'avversario (leggi grandi gruppi multinazionali) per non perdere capacità contrattuale e stare sul mercato in concorrenza, ma secondo me deve essere visibile che Coop vuole essere "un'altra cosa", nel curare e promuovere la produzione locale e tradizionale, nel porsi come punto vendita "a misura d'uomo" e non mostro fagocitante, nel dare sempre più spazio al biologico di giusto prezzo e all'equo e solidale, nell'informare e orientare verso il consumo critico e sostenibile. Personalmente privilegerei grandemente le catene inCoop, dotandole delle suddette caratteristiche.
Clara Reina - Pisa
Condividiamo molte delle cose scritte dalla socia: la Coop vuole essere un'altra cosa rispetto alla distribuzione privata. E' quello che cerchiamo di fare e dovremo renderlo più evidente. Non condividiamo la premessa. I centri commerciali e gli ipermercati non sono, per noi, una necessità per contrastare l'avversario. Li consideriamo un'opportunità per soddisfare certe necessità del consumatore: prezzi bassi, grande assortimento, servizi avanzati. Il reddito delle famiglie oggi si spende in piccola parte per gli alimenti, il consumo si esprime su altri generi. Una cooperativa di consumatori che vende, nel duemila, solo patate e braciole, rinuncia al suo ruolo.
Per tornare ai temi sollevati dalla socia, paradossalmente solo la grande dimensione può salvaguardare e soddisfare quelli che ora sono consumi di nicchia: non solo il biologico, ma anche prodotti per celiaci (ad esempio) o altri consumi particolari. Nel supermercatino, con poche migliaia di utenti, questi prodotti sono destinati a prendere polvere sugli scaffali. Mentre fra decine di migliaia di consumatori di un centro commerciale, anche il prodotto più particolare trova qualche centinaio di acquirenti che lo possono comprare a prezzi normali e non da 'estimatori'. La cooperazione deve sempre misurarsi con questi problemi 'pratici' ed è questa la sua forza: essere uno strumento potente fra il dire e il fare.
Arezzo sì, Siena no
Sono un socio di Siena, vi scrivo perché vorrei che mi spiegaste per quali motivi, economici, politici, ecc... l'Unicoop Firenze quando ha ristrutturato la sede di via delle Grondaie non ha fatto un'Ipercoop. Che il mercato di Siena e buona parte della provincia sia inferiore a quello di Montevarchi e zone limitrofe di Firenze o di Arezzo è certo, comunque loro hanno due Ipercoop e Siena nessuna, sicuramente è poco conveniente per un cittadino di Siena fare molti chilometri per poter usufruire delle offerte "non food" dell'Ipercoop sopracitate. Inoltre una Ipercoop avrebbe avuto un effetto calmierante a livello cittadino, soprattutto sui prezzi del settore "non food", abbassando il costo della vita a tutto vantaggio delle classi sociali più deboli.
Maurizio Baldaccini - Siena
La decisione di quanti e quali punti vendita della grande distribuzione possono essere aperti in una città è dell'amministrazione comunale, che approva un piano del commercio e recepisce le indicazioni in esso contenute nel piano regolatore generale. Anche la Regione ha voce in capitolo, stabilendo per ogni provincia quanti metri quadri di grande distribuzione possono essere aperti. Quindi in via delle Grondaie noi abbiamo fatto il massimo che ci è stato concesso di fare a Siena, e anche per fare solo questo abbiamo dovuto attendere svariati anni. Sul problema delle aperture della grande distribuzione molte forze politiche si pongono negativamente, affiancandosi di fatto alle associazioni di categoria dei commercianti, che sono decisamente contrarie a nuove aperture. Purtroppo pochi si pongono il problema delle esigenze reali dei consumatori e spesso la Coop rimane sola a difendere questi concetti, accusata di fare solo un interesse di "bottega".
Offerte per finta
Ad ottobre ho comprato due cellulari in offerta promozionale presso l'Ipercoop di Montevarchi. Dopo appena 20 giorni sono ritornato e ho trovato i medesimi cellulari al prezzo ridotto di 50.000 cadauno. Forse non era una vera occasione. In futuro non dovrò più fidarmi delle offerte Coop?
Giancarlo Battini - Pontassieve
Quando agli Ipercoop hanno deciso di fare l'offerta sui cellulari il nostro prezzo era pari a quello di costo. Si tenga conto che un po' di tempo passa fra la decisione di fare una promozione, la stampa dei dépliant e la concreta presenza sugli scaffali. Dopo di che il fornitore ha abbassato ulteriormente il prezzo di quell'articolo. A questo punto ci siamo trovati con un'offerta in corso con un prezzo, per alcuni giorni, superiore ad altri operatori del settore. Non potevamo che abbassare ulteriormente il prezzo, anche per la nuova quotazione del prezzo d'acquisto. Questi fenomeni sono ricorrenti, specie nel reparto telefonia e informatica e, anche se non così repentinamente, tutti i possessori di cellulari possono constatare che hanno pagato il loro più di quanto costerebbe ora.
Dolori anche a Sesto
Leggendo l'Informatore di settembre sono rimasto colpito da ciò che si sta facendo a Siena riguardo alla lotta contro i reumatismi, cercando di poter dotare l'Istituto di reumatologia di quella città di un ecografo per la diagnosi precoce di tale malattia, in quanto nella sola Siena ben 6-7 mila persone ne sono colpite. Domando: a Sesto Fiorentino, in occasione del settembre sestese, si fanno grandi festeggiamenti con grandi cantanti ed altro; perché anche nella nostra città non si toglie una piccola cifra e in collaborazione con la sezione soci, contribuendo nei limiti delle possibilità anche noi, non si cerca di poter dotare qualche istituto di un'apparecchiatura come a Siena? Una simile iniziativa potrebbe essere utile, dato che a dolori anche noi non siamo da meno di Siena.
Elio Bucciarelli - Sesto
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Pasquale Ceravolo - Arezzo
Su cento scontrini che vengono battuti nei nostri supermercati, escono solo 80 shoppers. Ciò significa che molti consumatori si portano da casa le buste, usano borse o scatole proprie. Questa situazione è da noi incoraggiata: meno shoppers vuol dire minor materiale utilizzato, meno spese per noi e per i consumatori. Non far pagare le buste a chi le usa vorrebbe dire in pratica farle pagare a tutti, non ha importanza come vengono considerate (spese generali o pubblicità), di sicuro vanno a finire sul cartellino prezzi. Inoltre darle gratis vorrebbe dire raddoppiarne o triplicarne l'uso. La decisione è quindi questa: spendere due o tre miliardi per regalare gli shoppers od utilizzare questi soldi per fare altre cose? Fino ad oggi abbiamo scelto la seconda strada, non è detto che la situazione non cambi. Infatti sembra che alcune catene di supermercati siano orientate a non far pagare gli shoppers. Chi lo fa già (pochissimi per ora) usa questo aspetto per compiacere i consumatori, evidentemente non è in grado di competere sugli aspetti che, invece, caratterizzano la politica di vendita della Coop: prezzi, offerte, qualità dei prodotti. Francamente non comprendiamo tanta insofferenza per un aspetto così piccolo e ininfluente per il consumatore (la spesa annuale può essere di 5, 10 mila lire a cliente), ma di una certa importanza per la gestione dei costi della cooperativa. Una parola in merito alla pubblicità sulle buste: lo fanno tutti, perché dovremmo rinunciare a diffondere la visibilità del nostro marchio? Se non si vuole fare pubblicità alla Coop basta portarsi le borse da casa, come già fanno in molti. E fanno bene.
Giù il bandone
Con mia grande sorpresa e delusione ho trovato chiusa la Coop di via Nazionale a Firenze: se è possibile vorrei sapere il motivo e se ne aprirete un'altra.
Anna Castellani - Firenze
Era un punto di vendita atipico: poco spazio e niente generi alimentari. Da quando è stato aperto l'Ipercoop di Lastra a Signa aveva perduto anche una parte della sua funzione. Completa il quadro un pesante deficit nella gestione. Speriamo che lo sviluppo di nuovi punti vendita Coop nella città rimedi presto a questa battuta d'arresto.
Uccisi per gola
Devo esprimere il mio dissenso, dopo aver letto l'articolo sulla cinta senese nel numero di ottobre, circa il tono trionfale in cui si annuncia che saranno macellati "per prova" 80 capi da distribuire nei vari punti vendita. La cinta senese è una razza suina originaria del contado senese, semi-estinta, che andrebbe invece adeguatamente protetta e non strumentalizzata per la gola di pochi crapuloni. Sarebbe per caso una buona azione la macellazione di esemplari di una razza esclusiva in nome della biodiversità a fini puramente mangerecci? Come animalista rifiuto questa filosofia, così pure come l'esposizione della cinta senese e della chianina agli stand gastronomici del Salone del Gusto di Torino: la Toscana ha secolare tradizione culinaria e tanti prodotti tipici da offrire, senza necessariamente doversi avvalere del sacrificio animale per esaltare la buona tavola.
Cristina Pinzauti - Firenze
Iper sopportati
Non posso che essere critica di fronte alle decisioni della cooperativa di esprimersi attraverso i grandi ipermercati e centri commerciali, come quello di Cascina nella nostra area. Capisco la strategia dell'uso delle stesse tecniche dell'avversario (leggi grandi gruppi multinazionali) per non perdere capacità contrattuale e stare sul mercato in concorrenza, ma secondo me deve essere visibile che Coop vuole essere "un'altra cosa", nel curare e promuovere la produzione locale e tradizionale, nel porsi come punto vendita "a misura d'uomo" e non mostro fagocitante, nel dare sempre più spazio al biologico di giusto prezzo e all'equo e solidale, nell'informare e orientare verso il consumo critico e sostenibile. Personalmente privilegerei grandemente le catene inCoop, dotandole delle suddette caratteristiche.
Clara Reina - Pisa
Condividiamo molte delle cose scritte dalla socia: la Coop vuole essere un'altra cosa rispetto alla distribuzione privata. E' quello che cerchiamo di fare e dovremo renderlo più evidente. Non condividiamo la premessa. I centri commerciali e gli ipermercati non sono, per noi, una necessità per contrastare l'avversario. Li consideriamo un'opportunità per soddisfare certe necessità del consumatore: prezzi bassi, grande assortimento, servizi avanzati. Il reddito delle famiglie oggi si spende in piccola parte per gli alimenti, il consumo si esprime su altri generi. Una cooperativa di consumatori che vende, nel duemila, solo patate e braciole, rinuncia al suo ruolo.
Per tornare ai temi sollevati dalla socia, paradossalmente solo la grande dimensione può salvaguardare e soddisfare quelli che ora sono consumi di nicchia: non solo il biologico, ma anche prodotti per celiaci (ad esempio) o altri consumi particolari. Nel supermercatino, con poche migliaia di utenti, questi prodotti sono destinati a prendere polvere sugli scaffali. Mentre fra decine di migliaia di consumatori di un centro commerciale, anche il prodotto più particolare trova qualche centinaio di acquirenti che lo possono comprare a prezzi normali e non da 'estimatori'. La cooperazione deve sempre misurarsi con questi problemi 'pratici' ed è questa la sua forza: essere uno strumento potente fra il dire e il fare.
Arezzo sì, Siena no
Sono un socio di Siena, vi scrivo perché vorrei che mi spiegaste per quali motivi, economici, politici, ecc... l'Unicoop Firenze quando ha ristrutturato la sede di via delle Grondaie non ha fatto un'Ipercoop. Che il mercato di Siena e buona parte della provincia sia inferiore a quello di Montevarchi e zone limitrofe di Firenze o di Arezzo è certo, comunque loro hanno due Ipercoop e Siena nessuna, sicuramente è poco conveniente per un cittadino di Siena fare molti chilometri per poter usufruire delle offerte "non food" dell'Ipercoop sopracitate. Inoltre una Ipercoop avrebbe avuto un effetto calmierante a livello cittadino, soprattutto sui prezzi del settore "non food", abbassando il costo della vita a tutto vantaggio delle classi sociali più deboli.
Maurizio Baldaccini - Siena
La decisione di quanti e quali punti vendita della grande distribuzione possono essere aperti in una città è dell'amministrazione comunale, che approva un piano del commercio e recepisce le indicazioni in esso contenute nel piano regolatore generale. Anche la Regione ha voce in capitolo, stabilendo per ogni provincia quanti metri quadri di grande distribuzione possono essere aperti. Quindi in via delle Grondaie noi abbiamo fatto il massimo che ci è stato concesso di fare a Siena, e anche per fare solo questo abbiamo dovuto attendere svariati anni. Sul problema delle aperture della grande distribuzione molte forze politiche si pongono negativamente, affiancandosi di fatto alle associazioni di categoria dei commercianti, che sono decisamente contrarie a nuove aperture. Purtroppo pochi si pongono il problema delle esigenze reali dei consumatori e spesso la Coop rimane sola a difendere questi concetti, accusata di fare solo un interesse di "bottega".
Offerte per finta
Ad ottobre ho comprato due cellulari in offerta promozionale presso l'Ipercoop di Montevarchi. Dopo appena 20 giorni sono ritornato e ho trovato i medesimi cellulari al prezzo ridotto di 50.000 cadauno. Forse non era una vera occasione. In futuro non dovrò più fidarmi delle offerte Coop?
Giancarlo Battini - Pontassieve
Quando agli Ipercoop hanno deciso di fare l'offerta sui cellulari il nostro prezzo era pari a quello di costo. Si tenga conto che un po' di tempo passa fra la decisione di fare una promozione, la stampa dei dépliant e la concreta presenza sugli scaffali. Dopo di che il fornitore ha abbassato ulteriormente il prezzo di quell'articolo. A questo punto ci siamo trovati con un'offerta in corso con un prezzo, per alcuni giorni, superiore ad altri operatori del settore. Non potevamo che abbassare ulteriormente il prezzo, anche per la nuova quotazione del prezzo d'acquisto. Questi fenomeni sono ricorrenti, specie nel reparto telefonia e informatica e, anche se non così repentinamente, tutti i possessori di cellulari possono constatare che hanno pagato il loro più di quanto costerebbe ora.
Dolori anche a Sesto
Leggendo l'Informatore di settembre sono rimasto colpito da ciò che si sta facendo a Siena riguardo alla lotta contro i reumatismi, cercando di poter dotare l'Istituto di reumatologia di quella città di un ecografo per la diagnosi precoce di tale malattia, in quanto nella sola Siena ben 6-7 mila persone ne sono colpite. Domando: a Sesto Fiorentino, in occasione del settembre sestese, si fanno grandi festeggiamenti con grandi cantanti ed altro; perché anche nella nostra città non si toglie una piccola cifra e in collaborazione con la sezione soci, contribuendo nei limiti delle possibilità anche noi, non si cerca di poter dotare qualche istituto di un'apparecchiatura come a Siena? Una simile iniziativa potrebbe essere utile, dato che a dolori anche noi non siamo da meno di Siena.
Elio Bucciarelli - Sesto
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