Senza paure
Guarire dagli attacchi di panico. I farmaci e la psicoterapia
Scritto il 1 gennaio 2001
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Senso di soffocamento, sudori freddi, vertigini, nausea, aumento del ritmo respiratorio e cardiaco, talora anche dolore al petto, difficoltà a parlare, sono i sintomi di questa "malattia" sempre più diffusa e che colpisce soprattutto le donne e i giovani. Il primo attacco si manifesta in genere tra i 15 e i 35 anni, e più tipicamente dopo i 20. Il primo intervento terapeutico viene richiesto dalla persona o dalla sua famiglia solitamente dopo che sono trascorsi alcuni anni dal primo attacco di panico, che abitualmente non è riconosciuto come tale.
Da che cosa sia scatenato questo evento non si è ancora certi. Le cause possono essere di natura psicologica o biologica. Ad oggi le possibili cure vengono considerate la psicoterapia e i farmaci. Quest'ultimi sono utili per prevenire o bloccare gli attacchi, ma non risolvono il problema e risultano inefficaci a lungo termine soprattutto in situazione di agorafobia e socialfobia. «Molti tendono a contenere questo problema evitando fattori fobici - afferma la dottoressa Piera Spannocchi, presidente dell'Associazione Phantàsia -. Chi soffre di claustrofobia evita di salire sull'ascensore, chi ha paura dei luoghi aperti fa vita ritirata o si accerta di avere sempre un accompagnatore. Ma ci sono anche attacchi di panico non controllabili, che obbligano a cercare una cura. L'esperienza mi ha portato a considerarli una segreta ribellione ad una realtà che la persona non sa affrontare direttamente: una ribellione all'ordine familiare, ad un problema di relazione che coinvolge la persona stessa e chi gli sta vicino. Siamo di fronte ad una malattia che nasconde un desiderio di cambiamento, troppo temuto per poterlo attuare. Paradossalmente gli attacchi di panico sono indice di salute, anche se mostrano esattamente il contrario».
Anche i disturbi post-traumatici da stress, provocati da un evento negativo (un incidente automobilistico, la morte di un familiare, la rottura di un legame affettivo, un licenziamento) possono provocare in chi ne è colpito un profondo senso di vulnerabilità e di impotenza. Le terapie adottate, a breve e a lungo termine, possono variare, a seconda delle problematiche psicologiche della persona.
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