Spazzatura: ordine e caos
dal romanzo di Ugo Riccarelli "Stramonio", Edizioni Piemme
Scritto il 1 gennaio 2001
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| Spazzatura: ordine e caos |
Davanti alle scuole elementari, il signor Lupo menava colpi con la saggina e intanto diceva: «Stramonio, cosa troviamo su questi marciapiedi?» e io elencavo scrupoloso: «Involucri di merendine, piccoli dolciumi e bibite svariate», e infatti il mio bidone si riempiva in un attimo con la stagnola che aveva contenuto diverse qualità di patatine, normali o senza grassi oppure con aromi strani, e carte colorate di snack al cioccolato, con le mandorle o i canditi, barrette croccanti di wafer ripiene alla crema e sacchetti di merendine con la marmellata, al latte, al miele, integrali oppure con vaniglia e pralinato.
Tutto in tale varietà e confusione che sembrava fosse passato di là un esercito affamato in disfatta, una truppa di disgraziati che per mesi non aveva messo niente sotto i denti o visto un goccio di roba da bere, come nel deserto. Anche dando di scopa davanti al viale dei licei il signor Lupo mi urlava: «Stramonio, cosa si trova qui attorno?» e io elencavo più o meno le cose di prima ma con l'aggiunta di innumerevoli resti da fumo, cicche di sigarette nazionali ed estere, con filtro, senza filtro e ultraleggere, quelle smilze e lunghe che non avrebbero dovuto far male ma sulla scatolina avevano scritto, in oro, «Nuoce gravemente alla salute», e anche i contenitori usati delle cartine RizIa, per fare gli spinelli, normali, lunghe o aromatizzate, blu, azzurre, bianche o nere, e un gran numero di offerte sconto per discoteche dai nomi inquietanti: Paranoia, Misanthropy, Schizofrenia, oppure strani, del tipo Umba Dumba, Crunch, o esotici e lontani come Cuchabamba, Antartide e Brazil che invece erano situate in posti appena fuori città.
«E cosa troviamo qui?» mi urlava il signor Lupo spazzando l'isola pedonale, e io rispondevo puntuale: «Carte unte, bicchieri di plastica e resti di cibo davanti alla 'Boutique della Pizza', carte telefoniche e mozziconi a 'Telefomondo', quotidiani, riviste e tracce alimentari attorno alle panchine e buste della spesa, buste, bustine e sacchetti di plastica e carta, e questo dappertutto, senza nessuna preferenza».
Ma attorno alla farmacia il signor Lupo non mi domandava niente, dava solo dei colpi più decisi ai resti delle confezioni di acqua distillata e poi girava l'angolo e sotto il porticato, usando una pinza speciale, raccoglieva le decine di siringhe insanguinate, abbandonate nella notte, e mentre lo faceva aveva una faccia scura, come se l'avessero picchiato, e tirava su quella roba e con cautela la metteva nel bidone, e intanto scuoteva la testa e mi diceva: «Ecco dov'è finita la speranza della gente».
Stramonio
Piantina erbacea dalle foglie appuntite e dai fiorellini bianchi, cresce vicino ai ruderi e ai rifiuti; usata nella medicina popolare può essere un buon medicinale, ma anche un potente veleno. Stramonio è il nome che i colleghi danno al protagonista del romanzo: un ragazzo di 18 anni che trova il primo impiego come spazzino. Il racconto si svolge in una città vista dall'ottica dei rifiuti. Una visione originale che accentua nel protagonista il senso dell'abbandono, dell'estraneità al mondo da tutti condiviso. Un romanzo che si legge tutto d'un fiato, avvincente e drammatico.
Edizioni Piemme (tel. 01423361, fax 014274223)
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