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MARZO 2001
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BRIGIDINI PER SBAGLIO
BRIGIDINI PER SBAGLIO
Nati da un errore in cucina, hanno fatto la fortuna di Lamporecchio
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| Brigidini per sbaglio |
In passato non sono mancati i riconoscimenti alla famiglia Carli per la sua attività. «Nel 1905 il mio bisnonno, Leopoldo Carli, ricevette la medaglia d'oro a Roma da Vittorio Emanuele III, per essersi classificato primo all'esposizione nazionale per brigidini e berlingozzi. Furono alcuni nobili romani, che avevano delle proprietà a Lamporecchio e che quindi conoscevano e apprezzavano la nostra produzione, a invogliare il bisnonno a partecipare a questa esposizione». Dal 1800 ad oggi la lavorazione dei brigidini, almeno per quanto riguarda gli ingredienti, è rimasta quasi inalterata. «Gli ingredienti dei brigidini sono uova, farina, zucchero e anice - spiega la titolare -. Una volta si formavano delle palline, che venivano cotte sulle piastre come quelle dei necci. Avevano una forma tonda, ma molto più grande di quella attuale. Fino agli anni '40 sono stati fatti con questo sistema. Poi venivano cotti sulle stampe calde con resistenze a elettricità. Finché, nel 1980, un signore di Pieve a Nievole ha inventato la macchina dei brigidini. L'impasto è sempre lo stesso, solo che oggi, al posto dei chicchi, si usa l'essenza di anice. Anche i tempi di lavorazione sono rimasti lunghi, tant'è che il nonno e lo zio si occupano solo dei brigidini».
Il parente stretto dei brigidini è il berlingozzo, un'altra specialità di Lamporecchio. «Il berlingozzo - prosegue la signora - è una ciambella fatta con gli stessi ingredienti dei brigidini. L'unica differenza sta nel fatto che per fare l'impasto si usa soltanto il rosso dell'uovo. E' un dolce che richiede molto tempo per la lavorazione: in circa tre ore ne vengono fatti 12. Anche questo dolce ha origini molto antiche, ed è tipico del Carnevale. La tradizione vuole che nel giorno del Berlingaccio tutti i golosi del paese girassero per le vie con questa ciambella legata al collo».
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Di Debora Pellegrinotti
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