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Padre e figlio anni '70

Da "La forza del passato" Bompiani 2000, L.27.000

Scritto il 1 marzo 2001

Padre e figlio anni '70
Come ho detto non sono mai andato d'accordo con mio padre, e come ho pure detto mio padre è morto da poco, ragion per cui sto male e mi sento in colpa.
Erano gli anni Settanta, e stavamo guardando una Tribuna politica alla televisione, alla vigilia di non so più quali elezioni. Naturalmente la politica non era la causa dei nostri conflitti, ma certo forniva ottime occasioni per farli deflagrare, e quella sera si annunciava uno scontro memorabile: c'era la conferenza stampa di Almirante, e io quell'anno ero convinto che mio padre avrebbe finito per votarlo, rivelandosi una buona volta il fascista che era. La mamma, in cucina, stava preparando una torta; mia sorella era già in Canada; eravamo solo io e lui, senza mediazioni, situazione ideale per degenerare.
Almirante parlava, e io tacevo per lasciare a mio padre la prima mossa, così da regolarmi meglio sull'attacco da sferrare; ma stranamente, anziché sibilare la sua solita provocazione d'apertura (qualcosa come "certo che non ha mica torto") quella volta stava zitto anche lui. Almirante era arrivato ormai alla quarta risposta e ancora nessuno di noi due aveva aperto bocca, quando, finalmente, mio padre parlò. «Mai fidarsi di quelli che portano la camicia a mezze maniche sotto la giacca», disse. Impettito e abbronzato, Almirante pareva il presidente della Croce Rossa; senonché da sotto le maniche della sua impeccabile giacca blu sbucavano le braccia nude e, a farci caso, quel particolare lo rendeva vagamente osceno. Tradiva, ecco, tutta insieme, una sciatteria che nemmeno io gli avrei mai attribuito, convinto com'ero che fosse proprio con l'eleganza che Almirante infinocchiava la gente. Invece quell'osservazione (non mia, maledizione, sua) lo disinnescava completamente, e a quel punto era come se stesse parlando in mutande mentre si tagliava le unghie dei piedi. Era stato smascherato: un poveraccio, un infido poveraccio.
Sbalordito, attesi in silenzio che mio padre dicesse qualcos'altro, che se la pigliasse anche coi sindacati o con Pajetta, suoi bersagli preferiti, insomma che si rimettesse in carreggiata; ma non disse più nulla, e per la prima volta una Tribuna politica si concluse senza aver generato la minima discussione tra di noi. Non solo, ma dopo quella sciabolata dovetti prendere atto che mio padre non era fascista, che era realmente democristiano - sebbene il fatto che si potesse essere realmente democristiani continuasse a sembrarmi incredibile.
Di quella sera ricordo tutto con grande precisione. E ricordo che quando andai a letto ancora non mi capacitavo di quanto era successo. All'epoca tra me e mio padre era davvero dura; era il momento peggiore, anche se non è che dopo la situazione sia migliorata di molto. Perciò quella sera mi è sempre rimasta così impressa: era stata una dimostrazione di come tra noi avrebbe potuto andare e non era mai andata, una specie di fulminea interferenza di un'altra vita nella nostra. Di un simile prodigio, oltre che il ricordo, mi è rimasto soltanto quel suo insegnamento, forse l'unico che io sia riuscito a tenere presente: mai fidarsi di quelli che portano la camicia a mezze maniche sotto la giacca.
(Sandro Veronesi)

Una vita tranquilla. Stravolta all'improvviso da una rivelazione. Il giovane scrittore protagonista dell'ultimo romanzo di Sandro Veronesi ("La forza del passato", Bompiani) ha una famiglia, un lavoro, delle certezze. Poi scopre che il padre, che lui aveva sempre creduto un democristiano di ferro, in realtà è stato per tutta la vita un informatore del Kgb. E il castello di carte viene spazzato via. Niente sarà più al sicuro. Nemmeno la sua amena e borghesissima famigliola. Definito dai critici "un'intrigante spy story", "un fine romanzo psicologico" o "un furbesco best seller", "La forza del passato" è per Sandro Veronesi "un romanzo scritto con l'inconscio, tanto da essermi ancora abbastanza ignoto". Di certo nella destabilizzazione che la verità porta nella vita del protagonista si riconosceranno in molti. E probabilmente anche nel suo disperato ripiegarsi nella quotidianità.

Libreria in rosa
Nella settimana dell'8 marzo, dal 5 al 10, nelle librerie dei cinque Ipercoop della Toscana verranno proposti e promossi centinaia di libri scritti da donne e sulle problematiche della pari opportunità. Per l'occasione saranno organizzati incontri con le autrici. Buona lettura a tutti.

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