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I rischi dei campioncini

Sport e giovani

Scritto da Maurizio Fanciullacci il 1 aprile 2001

Giornalista
Non è più un'isola felice. Chi pensava che il pianeta calcio fosse incontaminato, si sbaglia. Chi sperava e credeva che quei ragazzini, solo per il fatto di calzare le scarpette chiodate e indossare tute pulite, la domenica della partita, fossero al sicuro dai pericoli è rimasto deluso.
Tra i ragazzi che giocano a pallone abbonda quello che in termini tecnici si chiama disagio giovanile. Piuttosto che campioncini dello sport pedatorio possono diventare soggetti a rischio. La Federazione gioco calcio ne è a conoscenza, e in Toscana si muove per cercare un rimedio. La Lega nazionale dilettanti e il settore giovanile e scolastico Figc della nostra regione, da anni alla guida in questi settori del calcio, si sono attrezzati per tamponare e riparare queste incredibili falle. Ha iniziato Innocenzo Mazzini, attualmente candidato alla vicepresidenza della Figc, stanno continuando Fabio Cresci, presidente del governo che regola le società dei dilettanti, Giancarlo Pieri, Giorgio Burdese, dirigenti regionali e nazionali degli organismi giovanili. Ma non può bastare, per la complessità e delicatezza dei problemi è stato chiesto l'aiuto del Centro di solidarietà di Firenze (Csf), di don Stinghi.
Il volontariato del calcio,
I rischi dei campioncini
quell'instancabile esercito che la domenica mattina interpreta il ruolo di dirigente di società, custode del campo, guardalinee e genitore, e l'altra armata che si batte per recuperare dall'emarginazione delle tossicodipendenze, si sono messi insieme con un obiettivo comune: prevenire, decontaminare. Intanto da una delle scorie nocive più moderne, sofisticate e subdole: il doping. Non sono pochi i ragazzi che ne fanno uso, non sono pochi quelli che lo farebbero.
L'indagine di appena un anno fa, condotta dal dottor Marcello Ghizzo, responsabile nazionale della Figc per la medicina sportiva, è impietosa. E' stato distribuito un questionario su un vastissimo campione di ragazzi, 3000 giocatori dilettanti e 900 professionisti tra i 14 e i 16 anni: le risposte date sono sorprendenti. A cominciare dagli integratori, fino agli anabolizzanti, il doping non è un tabù: anzi. L'85,4 per cento dei giovani calciatori che militano in squadre professionistiche, l'87,8 per cento di quelle dilettanti, ritiene giusto assumere integratori. Tra i primi ne hanno fatto uso il 61,8, tra i secondi il 57 per cento. In gran parte si tratta di polivitaminici e sali minerali assunti per sentito dire e consigliati non da medici. La Figc nel commento ai dati evidenzia: 'La sirena del prodotto miracoloso è sempre in agguato, il mondo sportivo è invaso da tanti operatori non idonei che si improvvisano dietologi sulla base del sentito dire o del semplice "ho letto", vedi allenatori e genitori'. Viene poi chiesto nel questionario: è giusto assumere sostanze doping? Per i ragazzi del mondo professionistico è sempre sbagliato nell'85,9 per cento dei casi, in quello dei dilettanti lo è per il 68,8 per cento, ovvero uno su tre. Tra i professionisti il 13,9 lo ritiene giusto, tra i dilettanti il 22,8. Tra questi ultimi solo il 2,6 ammette di averne fatto uso, una percentuale che si riduce all'1,4 per cento nei professionisti. Di questi il 14,9 conosce chi le usa, contro il 19,1 dei dilettanti. Questi ultimi sono in testa e tagliano il traguardo quando affermano di essere disponibili all'assunzione, seppure con un forse preventivo, nel 37,7 per cento dei casi. Stessa risposta per 24,7 professionisti su cento. Si legge nella relazione del dottor Ghizzo: 'Inquietanti sono i risultati delle risposte date in questa parte del questionario: fanno pensare che più di un giovane su tre, se non corriamo ai ripari, potrà essere vittima di questa guerra farmacologia nel prossimo futuro'. Don Stinghi, se ce ne fosse bisogno, è più chiaro, diretto. A dicembre, in un convegno organizzato al teatro di Rifredi, non ha avuto esitazioni ad affermare che tanti dei ragazzi, in comunità per disintossicarsi dalla droga, sono stati calciatori. E i risultati dell'indagine condotta dal Csf tolgono ogni dubbio: dei ragazzi che frequentano il programma di riabilitazione del Csf il 70 per cento ha praticato sport a livello agonistico. Sempre per il Csf l'80 per cento degli studenti delle scuole medie superiori fiorentine ha fatto uso di droghe leggere. Ma gli allenatori dichiarano: 'I ragazzi che frequentano le nostre squadre non usano nessun tipo di sostanza, salvo che alcuni rari casi di tabagismo'.

Smettono di fare sport
Altro dato interessante è l'altissimo numero di ragazzi che abbandonano lo sport.
In Toscana, secondo una ricerca datata 1997, e condotta su 3.949 tesserati appartenenti a 35 società, risulta che il 17,4 per cento dei ragazzi si sono iscritti ma non si sono mai presentati alle società (6,7 per cento) o non gli è stato rinnovato il tesseramento (10,7 per cento). Ovvero, su quasi 4.000 giocatori, 690 hanno smesso di frequentare la squadra. 'Dati inquietanti - commenta Fabio Cresci, presidente del comitato che governa i dilettanti -, dati che ci hanno indotto a cercare delle soluzioni. Il nostro calcio vive e si sviluppa grazie allo sforzo e al sacrificio di tante persone. Che prima del gol e della vittoria pensano all'educazione, al benessere dei bambini e dei giovani. Svolgendo una funzione sociale, là dove dovrebbero essere altre istituzioni a compierle'.
E così al centro tecnico di Coverciano hanno preso il via dei corsi per i dirigenti-volontari. Saranno loro, opportunamente istruiti, a cercare insieme agli allenatori di intuire i momenti di crisi. Saranno loro che in tre anni daranno vita a uno sportello del disagio. Un organismo che ha come riferimento la Federazione e il Csf, e con cui gli oltre 600 dirigenti e 3000 allenatori cercheranno di sondare, percepire gli umori, i problemi, le aspettative e le delusioni di un esercito di qualche decina di migliaia di giovanotti o quasi. Non sarà la soluzione del problema ma è un passo avanti, la dimostrazione che non c'è solo il calcio miliardario dei Ronaldo e dei Maradona, che non tutti pensano solo a se stessi e ai soldi.

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