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L'arte in divenire

L'arte contemporanea sta di casa a Prato

Scritto da Iacopo Cassigoli il 1 aprile 2001

Giornalista
L'arte in divenire
E' la prima cosa che si nota arrivando a Prato dall'autostrada Firenze-Mare, appena usciti dal casello ed imboccata la direzione per il centro cittadino. Una gigantesca mezzaluna di cemento che, sospesa nell'aria, sembra tagliare lo spazio in apparente instabile equilibrio, fin quasi a toccare la strada antistante col suo lungo filare di pini.
Con questa scultura, opera di Mario Staccioli, il Museo di arte contemporanea Luigi Pecci si preannuncia a quanti si trovano a transitare sulla veloce e fugace arteria della città, lungo l'asse della cosiddetta area metropolitana Firenze-Prato-Pistoia. La collocazione urbanistica del museo è volutamente eccentrica, quasi periferica, riflettendo per tanto in modo metaforico nel divenire della città, che non è mai forma compiuta, l'attualità e la contingenza dell'arte contemporanea.
L'edificio dalla forma a U, chiusa dalle gradinate di un anfiteatro, è circondato da un ampio giardino che accoglie molte importanti opere scultoree, in deposito presso il museo oppure acquisite alla collezione permanente, che testimoniano lo sviluppo delle arti sul finire del ventesimo secolo. Poco distante dalla mezzaluna troviamo la "Irregular tower", ovvero una torre costituita da 994 parallelepipedi di cemento, opera recente (1997) dello scultore statunitense Sol LeWitt, rappresentante storico della minimal art e dell'arte concettuale degli anni '60. Proseguendo nel percorso all'aperto che introduce al museo, una sorta di sentiero passa attraverso il rudere di una ciclopica colonna, opera di Anne e Patrick Poirier, i cui massicci e brillanti rocchi di acciaio inossidabile sono colti e fissati, come in un'istantanea, proprio nel momento stesso del crollo.

In memoria di Luigi
Alla fine degli anni '70 il cavaliere Enrico Pecci, desiderando onorare la memoria del figlio Luigi, prematuramente scomparso, espresse la volontà di donare alla città uno spazio museale. Questo desiderio fu accolto con profondo interesse dal Comune di Prato, che negli stessi anni si avviava a costituire un Centro di informazione e documentazione (Cid) per le arti visive contemporanee, formalmente istituito nel 1983. Intanto nel 1981 il Comune, approvata la donazione, si apprestava a commissionare il progetto dell'edificio museale a Italo Gamberini (autore del progetto della stazione ferroviaria di Santa Maria Novella, assieme agli altri membri del Gruppo Toscano capitanato da Giovanni Michelucci, nonché progettista della sede Rai di Firenze). Nel 1987 nasceva ufficialmente l'associazione "Centro per l'arte contemporanea Luigi Pecci", nella quale confluiva anche il Cid/Arti visive, la cui nuova sede fu aperta nel 1989 all'interno del museo stesso.
Il 25 giugno 1988 il Museo di arte contemporanea veniva inaugurato con una mostra intitolata "Europa oggi", indagine sulle differenti realtà artistiche e culturali del continente, in un periodo storico che ne prefigurava l'imminente unione economico-politica. Da allora, fino ai nostri giorni, il museo ha presentato e prodotto numerose ed importanti mostre, sia collettive - tra le quali particolarmente interessante è stata l'esposizione dedicata agli "Artisti russi contemporanei" (1990) - che personali, dedicate ai maggiori protagonisti internazionali dell'arte contemporanea, quali Enzo Cucchi, Julian Schnabel, Mario Merz, Vito Acconci, Jan Fabre, solo per ricordarne alcuni; senza dimenticare le mostre dedicate ai padri del secondo Novecento, come Alberto Burri e Lucio Fontana, Joan Mirò, Antoni Tàpies ed Yves Klein.
Il Museo Pecci può dunque ben definirsi una realtà in divenire, se consideriamo che la sua collezione permanente nasce e si sviluppa con le acquisizioni realizzate nell'arco di dodici anni di attività espositiva, riflettendo il gusto delle tre direzioni artistiche che si sono susseguite dal 1988 fino ad ora (rispettivamente Amnon Barzel, Ida Panicelli, Bruno Corà). Il nucleo originale della collezione, esposto al pubblico per la prima volta nel 1990, privilegiava l'interesse per l'arte prodotta negli anni '80. Col passare del tempo, però, la raccolta si è ulteriormente arricchita (con opere di artisti come Vito Acconci, Alberto Burri, Enrico Castellani, Jannis Kounellis, Sol LeWitt, Mario Merz, Michelangelo Pistoletto), a testimonianza di quanto le ricerche attuali siano il frutto, o la continuazione, di un processo iniziato negli anni '60 e '70.

Le altre iniziative
Non solo mostre
Parallelamente alle mostre temporanee, il Centro per l'arte contemporanea Luigi Pecci fornisce numerose attività didattiche, come laboratori, conferenze, incontri, oltre a pubblicazioni e ad attività di documentazione e di informazione. Presso il centro è attiva un'importante biblioteca con ampia scelta di materiale bibliografico e multimediale.
Tra gli avvenimenti curati dal Centro sono da ricordare il "Festival delle colline" (luglio), dedicato alla musica contemporanea; la rassegna video "Videominuto" (settembre) e "PecciLink", quest'ultimo dedicato alle performances, al cinema sperimentale, alla musica e all'arte elettronica (calendario periodico).
Per visitare la collezione permanente è possibile prenotare visite guidate dal lunedì al venerdì, dalle 10 alle 18, telefonando almeno tre giorni prima allo 0574 5317.

L'esposizione
Istantanee di città
Si chiama "Istant City", e sarà ospitata al museo Pecci fino al 30 aprile.
La mostra propone immagini delle metropoli di tutto il mondo raccontate attraverso l'occhio, e l'obiettivo, di grandi fotografi internazionali.
Il percorso espositivo presenta una serie inedita di grandi opere realizzate in continenti diversi e, a seguire, fotografie in medio e piccolo formato scattate in Cina, in Giappone, a Beirut, a Palermo, e realizzate da artisti tedeschi, italiani, irlandesi, indiani, cechi, inglesi, ucraini, giapponesi.

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