Finalmente uno spazio per tutti
Quartiere di Gavinana a Firenze
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| Finalmente uno spazio per tutti |
Finalmente ci sarà la possibilità di avere un supermercato adeguato alle esigenze di chi, ora, è costretto a girare per gli altri quartieri e nei paesi vicini per fare decentemente la spesa. Gli abitanti del quartiere non credono a chi, per anni, ha cercato di prefigurare un futuro spaventoso, fatto di traffico impazzito e inquinamento. Non ci credono perché sanno degli oltre mille posti macchina previsti dal progetto, 250 dei quali ad uso pubblico. Non ci credono perché vivono quotidianamente una situazione di caos creata da un supermercato in viale Giannotti, che ha a disposizione solo 30 posti macchina e semina centinaia di auto di clienti nel vicinato.
Altre migliaia di macchine ogni settimana si spostano in altri quartieri e località per trovare punti di vendita adeguati. Gavinana ha bisogno di un punto di forza per mantenere sul territorio i consumatori. Non ci sarà lo sfascio del tessuto commerciale del quartiere.
Pronti al referendum
Eppure a Firenze, probabilmente a settembre, si voterà per un referendum che chiede (solo in via consultiva, cioè senza effetti pratici) che sia revocata la delibera del Comune che ha dato il via alla realizzazione del progetto. Fra tanti gravi problemi che ha Firenze, tutti i cittadini si dovranno esprimere su una situazione molto localizzata, del tutto non sentita. Questo è uno schiaffo alla democrazia: scegliere un argomento a caso, quello su cui ci si sente un po' più forti e chiamare gli elettori, centinaia di migliaia, ad esprimere un voto su qualcosa che non li tocca da vicino. In fondo i promotori del referendum non hanno nulla da perdere: se la bassa affluenza alle urne valorizzerà i voti di opposizione alla Giunta di Palazzo Vecchio si griderà alla vittoria; se prenderanno una sonora batosta, sarà colpa della scarsa informazione, dell'arroganza del potere, degli elettori che votano sempre allo stesso modo...
La bella pensata del referendum è venuta al signor Razzanelli, un imprenditore che ha raggiunto il successo economico e che ora si è dato alla politica. Ha preso in considerazione un solo problema (quello, appunto, del piano di riqualificazione urbana dell'area ex Longinotti), ha speso centinaia di milioni (videocassette, annunci tv, stendardi, pubblicità sui giornali, hostess) e da tre anni tenta di essere eletto da qualche parte. Nel '98 ha provato con il consiglio comunale: niente da fare, premio di consolazione un posto nel consiglio di quartiere. Nel '99 ha provato con il consiglio regionale: 500 preferenze in tutto il collegio di Firenze e provincia. Ora, sembra, lo presentano al Senato: non c'è due senza tre! Per raccogliere 7200 firme in tutta la città, per la richiesta del referendum, gli sono stati necessari cinque mesi. Se avesse avuto un seguito discreto nel quartiere sarebbero bastati tre mesi, e i fiorentini avrebbero probabilmente votato prima dell'inizio dei lavori. Razzanelli, e i 7200 cittadini che gli hanno dato una mano, si assume la responsabilità di far spendere oltre 800 milioni di danaro pubblico per l'organizzazione di questo referendum. Pazienza! Sarà l'occasione per dire NO a questi signori, per dire NO al "mostro di Gavinana", che è quello che c'è ora.
Antagonisti al bivio
L'area ex Longinotti fu acquistata a caro prezzo dalla cooperativa nel 1987, quando la destinazione come area commerciale dell'ex fabbrica era già stata decisa da un preliminare di piano regolatore. L'esigenza espressa dai soci (10 mila in un quartiere di 30 mila abitanti), allora come ora, era quella di avere un punto di vendita Coop adeguato. Due anni dopo l'area fu occupata dal Centro popolare autogestito (Cpa). Una vera e propria espropriazione nei confronti dei soci e della cooperativa. In questi lunghi anni, in cui le giunte e i consigli comunali non decidevano e tutto si rimandava di mese in mese, il Cpa ha potuto usufruire indisturbato di un'area enorme, senza le regole e i limiti che altre associazioni (numerose, per fortuna, nella nostra regione) devono subire. Questa completa libertà d'azione ha dato i suoi frutti. Oggi il Cpa Firenze sud è un punto di riferimento per gli altri centri autogestiti in tutta Italia e per una fascia giovanile "antagonista" in Firenze e dintorni. La realizzazione del progetto della cooperativa, nell'area ex Longinotti, non sarà la causa della scomparsa del Cpa.
Nel progetto sono previsti spazi di aggregazione e strutture per la cultura e la partecipazione. Se ciò non bastasse è in corso una trattativa fra il sindaco e il Cpa per individuare altre aree idonee. Il comportamento della cooperativa è stato, e continua ad essere, responsabile e teso ad evitare lo scontro, nonostante le continue provocazioni. I lavori sono iniziati nell'unico spazio non occupato, il solo escavatore presente nel cantiere è stato rimosso in occasione della manifestazione di solidarietà col Cpa. Sbaglia chi interpreta questo senso di responsabilità come debolezza. La pazienza, la voglia di comporre i conflitti, la convivenza di esperienze ed idee diverse sono scritte nel Dna dei cooperatori. Ma vi è anche scolpita la fermezza nel raggiungere gli obiettivi.
Un'area a metà
In questi lunghi anni il dibattito, a tutti i livelli e in tutte le istituzioni interessate, intorno all'area della ex Longinotti ha fatto cambiare anche le iniziali intenzioni della cooperativa. Nel progetto, approvato la scorsa estate dal consiglio comunale, è previsto un supermercato di quartiere con un contorno di negozi e servizi (ristorante, bar, lavanderia, ecc.). L'area commerciale occuperà solo la metà di quella disponibile. Nell'altra metà è prevista una grande piazza pedonale parzialmente coperta, una seconda piazza per il mercatino ambulante, un auditorium polivalente di 800 posti, uffici, ambulatori e servizi pubblici. Tutto questo sarà realizzato dalla cooperativa e donato gratuitamente al Comune, per un valore di 22 miliardi.
La cooperativa non si sta comportando come un qualsiasi operatore commerciale. Accanto alle iniziative di solidarietà, del commercio equo e del volontariato culturale, propone al quartiere grandi spazi per vivere meglio e qualificarlo. Altre catene hanno realizzato, a Firenze e dintorni, centri commerciali più grandi senza dare nulla in cambio alla collettività.
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