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I servizi / L'ITALIA DEL FOLCLORE

Fino all'ultimo Bacio

Il carnevale di Fano

Scritto da Matilde Jonas il 1 febbraio 2005

00000042-00000001 Giornalista

Fiorentina, laureata in pedagogia con indirizzo psicologico, vive a Vejano (Viterbo), in piena Tuscia.

Collaboratrice di numerose riviste letterarie, di quotidiani e mensili, a cui alterna l'attività di ufficio stampa per manifestazioni artistiche, ha anche pubblicato libri di poesie e narrativa (La lunga notte dei nove sentieri, Ed. Quaderni di Hellas; Tra silenzio e parole, Nardini Editore; Venerdì, MCS).
Per la collana 900 di Mondadori/De Agostini ha curato le prefazioni di autori del Novecento.

Direttore responsabile fino al giugno 1995 del mensile della Newton Periodici Firenze ieri, oggi, domani, ha progettato e realizzato il mensile Firenze Toscana, per il gruppo editoriale Olimpia, di cui ha assunto anche la direzione.
Fino all'ultimo Bacio 2
Se tutte le guerre fossero così
dormiremmo sonni più tranquilli. E' quella che ogni anno si scatena a carnevale per le vie di Fano, nel corso delle sfilate dei carri allegorici (quest'anno il 23 e 30 gennaio e il 6 febbraio): una vera e propria battaglia, combattuta a colpi di cioccolatini e caramelle che dall'alto dei carri vengono scagliati come proiettili dai figuranti sulla folla famelica degli spettatori, convenuti da ogni dove, scatenando il parapiglia generale.

Tradizione antica quella del getto, momento saliente quanto distintivo del carnevale fanese - a detta di molti il padre di tutti i carnevali dello Stivale - santificato nelle ultime due edizioni dalla partecipazione attiva del premio Nobel Dario Fo.
La si fa risalire al XIV secolo, allorché, per celebrare la riconciliazione dei Del Cassero e dei Da Carignano, le più importanti famiglie cittadine dell'epoca, venne indetto un palio annuale tra asini e cavalli: il vincitore prese l'abitudine di manifestare la propria soddisfazione gettando al pubblico offelle al miele.
L'usanza sopravvisse ai secoli ma, a riaffermare che a carnevale ogni scherzo vale, spesso in passato assieme ai dolciumi venivano lanciati sul pubblico confetti di gesso, con una veemenza tale da giustificare la comparsa di elmetti e occhiali anti-getto.

Fino all'ultimo Bacio
Alla testa dei corsi mascherati il Pupo,
re del mondo capovolto (dietro al quale gli studiosi scorgono la figura di Dioniso), che di anno in anno prende a prestito il volto dal protagonista del fatto più saliente della cronaca politica, sportiva o di costume.
Finirà arso (al contrario, ahinoi!, del suo modello) in piazza Grande, nel rogo che conclude il carnevale tra il tripudio della folla - resa incandescente dalla musica arabita (ovvero, arrabbiata), una singolare accozzaglia di suoni emessi da campanacci, barattoli di latta, caffettiere, brocche, ombrelli, bottiglie, bidoni, definita da Guido Piovene jazz italiano - a meno che problemi di bilancio non suggeriscano agli organizzatori altre vie di fuga che ne consentano un futuro riutilizzo.

Luci della città
Se le dimensioni crescenti dei carri allegorici hanno costretto i corsi mascherati ad abbandonare già negli anni Cinquanta il centro storico di Fano - caratterizzato dal dedalo delle stradette medievali che si sono sovrapposte all'impianto della città romana - per spostarsi, lambito l'Arco di Augusto, lungo le mura malatestiane, durante il giro della Luminaria, atto conclusivo del carnevale, ogni angolo della città viene coinvolto nella magica atmosfera creata dal gioco di luci e ombre della sfilata notturna.
Tornano a popolarsi di arcane presenze le quattrocentesche Arche malatestiane, le Logge di San Michele, la Rocca, il trecentesco Palazzo della Ragione, la Cattedrale del XII secolo, in un percorso a ritroso nella storia che riconduce a quell'antichissimo Tempio della Fortuna (Fanum Fortunae), eretto dai Romani sulla via Flaminia in memoria della vittoria su Asdrubale del 207 a.C.

Di certo ai tempi di quel pugno di case sorte spontaneamente attorno al tempio, che l'imperatore Augusto trasformò in un modesto abitato senza neppure sforzarsi di trovargli un nome meno generico (in latino fanum significa semplicemente "luogo sacro"), nessun aruspice avrebbe mai potuto prevedere il futuro di questa vitale città marchigiana, oggi divenuta uno dei poli più dinamici dell'economia regionale, importante centro di pesca e di commerci e nota stazione balneare.

Info: Ente Carnevalesca, Corso Matteotti 132, 61032 Fano, tel. 0721 803866

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