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Salute / Malattia parodontale

Per non perdere il sorriso

Le cause e la cura della piorrea

Scritto da Alma Valente il 1 febbraio 2005

00000009-00000001 Giornalista

Nata a Roma. Dopo la laurea in Filosofia ha insegnato per due anni. Successivamente ha lavorato presso l'Ufficio Stampa della Presidenza dei Gruppi Parlamentari della Camera dei Deputati. Trasferitasi a Firenze, ha iniziato a collaborare con l'Informatore, con articoli inerenti la medicina. Dal '97 ha cominciato a fare televisione: prima come inviata per la trasmissione Informacoop e poi curando una rubrica dedicata alla salute all'interno di Liberetà (trasmissione dello Spi-CGIL). Dal 2001 ha iniziato l'esperienza di produttore di programmi televisivi. Attualmente cura e conduce su RTV38-Odeon "Salve Mercurio", trasmissione di educazione sanitaria che si realizza sotto l'egida della Facoltà di Medicina e Chirurgia dell'Università di Firenze. Nel frattempo continua ad esplicare la sua azione di addetto stampa come free lance.
"Vale più un sorriso di mille parole", "Il sorriso è lo specchio dell'anima", "Con quella bocca può dire ciò che vuole". Frasi fatte, forse, che rispecchiano il valore emozionale di un bel sorriso, ma per potercelo permettere occorre curare bene i nostri denti.
Non a caso, ogni anno, l'Associazione nazionale dei dentisti promuove una campagna per la prevenzione delle malattie dei denti.
Purtroppo, però, a dispetto di tutte le attenzioni, spazzolature e filo interdentale compreso, esiste una patologia che mina seriamente la salute del nostro bel sorriso: il suo nome è malattia parodontale, che comunemente viene chiamata piorrea. Per avere maggiori notizie abbiamo intervistato il dottor Paolo Calvani, odontostomatologo ed esperto del parodonto.

Che cosa è la malattia parodontale?
Il parodonto è l'apparato di sostegno del dente, formato dalla gengiva, dal legamento parodontale, dall'osso (detto alveolare), e dal cemento. È, dunque, una malattia che interessa non il dente, ma il suo sistema di sostegno. Col progredire della malattia si viene ad avere "una perdita di ancoraggio" dell'elemento dentale e quindi la perdita del dente stesso.

Quali ne sono le cause? E' ereditaria?
Alla base della malattia ci sono fattori di tipo locale e di ordine generale. Fra i locali possiamo avere quelli infiammatori rappresentati dalla placca batterica. Anche il tartaro, costituito dalla placca batterica, può esserne causa. Quando, poi, è presente sotto gengiva, si ha anche un'azione irritativa "meccanica". I residui alimentari, inoltre, si incuneano negli spazi interdentali e possono aggravare il problema.
L'infiammazione, inoltre, può avvenire anche a causa di un contatto delle labbra incompleto con conseguente respirazione boccale, anziché nasale. Una dieta inadeguata, un allineamento anomalo dei denti, otturazioni o protesi incongrue, traumi su un particolare dente o gruppi di denti, peggiorano notevolmente il quadro.
Anche alcune malattie, quali la denutrizione, il diabete mellito o malattie del sangue, concorrono a danneggiare il parodonto; così come l'uso prolungato di alcuni farmaci. Più che di trasmissione ereditaria si può parlare di familiarità relativa alle malattie specifiche già nominate.

Quali sono le conseguenze sulla salute?
Da problemi di alimentazione difficoltosa nelle gravi parodontopatie, alla presenza di infezioni che possono avere conseguenze generalizzate, tipo endocarditi batteriche, reumatismo articolare, nefriti. Inoltre si può avere l'alito cattivo, con ripercussioni nella sfera comunicativa sociale.
L'evoluzione finale consiste nella perdita del dente, che causa problematiche facilmente intuibili, che vanno dalle protesi più o meno complesse (fisse o mobili), a danni a carico dell'articolazione della mandibola, con comparsa di dolori muscolari, cefalee e vertigini.

Quali sono le prospettive terapeutiche odierne?
La terapia tradizionale si avvale sempre di una accurata seduta di igiene professionale di denti e gengive. Nei casi più gravi vengono eseguiti interventi a livello dell'osso, accurata pulizia profonda con strumenti meccanici e con l'uso di antibiotici locali. In casi estremi si usano tecniche di rigenerazione del tessuto osseo.
Inoltre esistono tecniche chirurgiche di trattamento del tessuto molle che vanno dall'asportazione di frenuli ad interventi di innesto di gengiva prelevata dal palato, al fine di aumentare la quantità di tessuto aderente sotto i denti.

Vi sono delle novità nel campo di questa terapia?
Allo stato attuale esiste una terapia, che ho contribuito a mettere a punto da molti anni, e che prevede l'uso di un particolare tipo di laser.
La metodica non esclude la preparazione iniziale, ma poi consiste nella creazione di tasche parodontali di 7-8 mm, eseguite senza anestesia e senza applicare punti di sutura, facendo delle applicazioni laser. Lo scopo è quello di decontaminare la tasca, rimuovere il tessuto epiteliale infetto, decontaminare il cemento radicolare e biostimolare. Attualmente è in corso una ricerca che prevede il trattamento con aspirina e vitamina C associato al laser, capace di "staccare" i batteri dalle pareti tissutali.
Sono anche in studio colture cellulari in vitro con possibili applicazioni cliniche. Si sottolinea, nuovamente, che queste metodiche sono del tutto atraumatiche. Gli interventi assai impegnativi, tipo la rimozione di un frenulo linguale, ora con la tecnica laser risultano semplificati, la durata è di circa 1-2 minuti e non necessitano di punti di sutura.

La miglior cura rimane la prevenzione. Dedichiamo, quindi, alcuni minuti, tre volte al giorno, all'igiene della nostra bocca, ed andiamo dal nostro dentista di fiducia almeno uno volta all'anno.

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