Elogio del cocomero
Il 15 agosto una fetta per tutti
Il cocomero è un frutto allegro. Quando si taglia, e le metà si aprono nette, sembra d'assistere a un'improvvisa scrosciante risata. E' rosso come l'ottimismo e matura nella stagione più bella, quella dei grandi raccolti.
Rotondo come una palla, gli dei se lo lanciavano nell'Olimpo nel gioco più divertente, che poi impararono anche i mortali.
Non mancava nei deschi feriali delle divinità agresti, che lo accettavano in dono come il più eccellente frutto della terra.
Gli Egizi l'offrivano ai nobili ambasciatori quando arrivavano alla corte del faraone, per ristorarli dalle fatiche e dalla sete patita nei lunghi viaggi attraverso il deserto. Lui, re del colore e della forma, è stato celebrato in famosi quadri di grandi maestri come Caravaggío, Murillo, Matisse, Soffici...
Anche la parola è bella e rotonda, nel suono e nella scrittura, e si pronuncia volentieri.
Il cocomero ha dissetato mietitori e ramosai, cavatori e viandanti e rinfrescato le bocche accaldate degli innamorati. Fa contenti i bambini e consola i vecchi. Secondo una storia antica, il sindaco di Prato confortava con una fetta di cocomero i cittadini che a Ferragosto rimanevano in città.
E ora, accanto al fresco zampillo del Bacchino, in piazza XXX, la tradizione si ripete il 15 agosto, per desiderio di persone allegre e pacifiche come Gino Borchi, che negli anni '50 volle riproporre la festa che ancora oggi continua.
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| Elogio del cocomero |
Non mancava nei deschi feriali delle divinità agresti, che lo accettavano in dono come il più eccellente frutto della terra.
Gli Egizi l'offrivano ai nobili ambasciatori quando arrivavano alla corte del faraone, per ristorarli dalle fatiche e dalla sete patita nei lunghi viaggi attraverso il deserto. Lui, re del colore e della forma, è stato celebrato in famosi quadri di grandi maestri come Caravaggío, Murillo, Matisse, Soffici...
Anche la parola è bella e rotonda, nel suono e nella scrittura, e si pronuncia volentieri.
Il cocomero ha dissetato mietitori e ramosai, cavatori e viandanti e rinfrescato le bocche accaldate degli innamorati. Fa contenti i bambini e consola i vecchi. Secondo una storia antica, il sindaco di Prato confortava con una fetta di cocomero i cittadini che a Ferragosto rimanevano in città.
E ora, accanto al fresco zampillo del Bacchino, in piazza XXX, la tradizione si ripete il 15 agosto, per desiderio di persone allegre e pacifiche come Gino Borchi, che negli anni '50 volle riproporre la festa che ancora oggi continua.
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