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IGNORATO IN PATRIA

IGNORATO IN PATRIA

L'essenza serve per profumi e dolci. Apprezzata molto all'estero

Small-arrow-down Di Giancarlo Fioretti
Giornalista

Ignorato in patria
Un difetto di noi italiani è quello di non saper apprezzare a sufficienza i prodotti della nostra terra. E così accade che oltre il 60% della produzione nazionale del bergamotto prenda la via della Francia, per essere trasformata in profumi, deodoranti o per creare le squisite caramelle di Nancy. Non è difficile poi ipotizzare che solo un novero ristretto di italiani conosca davvero questo frutto, che dal 1700 viene coltivato in discrete quantità quasi esclusivamente sulla riviera ionica della provincia di Reggio Calabria. Probabilmente questo legame inscindibile con un'area così ristretta del nostro Paese ha fatto sì che il bergamotto sia rimasto a lungo un illustre sconosciuto. Eppure gran parte dei deodoranti per ambienti (nelle due versioni, spray o gel) e dei deodoranti per auto vantano quest'origine prettamente mediterranea anche se, di primo acchito, la denominazione potrebbe evocare l'operosa città lombarda.
L'etimologia della parola bergamotto, invece, va fatta risalire al turco 'bergamodi' che, curiosamente, significa "principessa delle pere". Il bergamotto, infatti, almeno in una delle sue varietà, ricorda appunto la sagoma di una pera, anche se ogni somiglianza termina lì. Le pere, dolci e succose, hanno ben pochi punti in comune con un frutto dalla polpa acida e dal colore giallo acceso, come è appunto il bergamotto, le cui dimensioni non si discostano molto da quelle di un'arancia di media grandezza. Introdotto in Italia dal Medio Oriente, forse per opera di alcuni monaci greco-ortodossi, il bergamotto ha trovato nella riviera ionica un habitat ideale per diffondersi e prosperare.
La sua coltivazione in grande stile risale ai primi decenni del 1800, quando l'industria dolciaria inglese e francese sperimentarono con successo le virtù di questo frutto. In seguito l'essenza di bergamotto venne usata per la preparazione di profumi e deodoranti, mentre il distillato servì per colorare ed aromatizzare grappe e liquori privi di carattere. Fin da allora, comunque, questa produzione si caratterizzò per essere molto più apprezzata oltre confine che non in Italia. Con il tempo le cose sono in parte mutate, anche se tuttora questa coltura rappresenta una 'nicchia' da difendere e tutelare.
Attualmente in Calabria vi sono circa 1800 ettari coltivati a bergamotto, che producono oltre mille quintali di essenza (per ottenere un chilo di essenza sono necessari due quintali di frutti). Per meglio commercializzare questo prodotto, vent'anni fa è nato il Consorzio del bergamotto che, fra produttori e addetti alla trasformazione, vede coinvolti oltre quattromila lavoratori.
«Fino a poco tempo fa — spiega Luca Morabito, dirigente del Consorzio — l'intera produzione era venduta all'estero, dove veniva trasformata. Oggi, grazie ad una diversa mentalità che lentamente si è creata, anche in Calabria iniziano a fiorire aziende che producono essenze, profumi e quant'altro». Una conferma di come alla fin fine anche da una coltura pressoché ignorata possa scaturire una reale possibilità di lavoro per moltissime persone.