L'arte di far paura
Una mostra e un libro per questi reduci della civiltà contadina
«
Spaventacchio. Cencio, o straccio, che si mette ne' campi sopra una mazza; o in su gli alberi, per ispaventar gli uccelli. Diciamo anche spauracchio». Erano definiti così gli spaventapasseri nel primo vocabolario degli Accademici della crusca stampato a Venezia nel 1612. All'epoca questo strano fantoccio, che si stagliava in mezzo ai campi appena seminati per incutere timore, era già noto, visto che le sue origini sono molto antiche. Oggi è diventato addirittura un oggetto di studio pieno di fascino e di storia grazie ai due studiosi Giuseppe Spannacci, psicologo, e alla moglie Gabriella Tricca, architetto, che ne hanno fotografati tantissimi in varie parti della Toscana: dalla val d'Orcia, che mantiene ancora oggi un forte aspetto rurale, alla vicina Scandicci dove, a fianco di un caotico sviluppo urbano, restano le tracce di un passato rurale. I due ricercatori hanno raccolto tantissimi esemplari di spaventapasseri, realizzando un'incredibile e variopinta collezione. Una ricerca paziente, minuziosa, che ha reso possibile la realizzazione di un libro fotografico dal titolo "Toscani un po' speciali: gli spaventasseri", edito da Alinea Firenze, che ha visto la seconda edizione nel luglio del 1999. I due autori hanno inoltre raccolto una gran mole di documentazione, che spazia dalla storia dell'agricoltura alla storia linguistica e letteraria, dai testi di etnologia agli studi antropologici, senza trascurare capolavori di letteratura infantile come il Mago di Oz. Oltre al libro è stata realizzata una mostra itinerante e un video con immagini cinematografiche e pubblicitarie che utilizzano gli spaventapasseri. La mostra ha già avuto importanti momenti espositivi come quello del febbraio-marzo '98 presso l'Accademia dei Georgofili di Firenze e quello presso l'Istituto italiano di cultura di Bruxelles nel dicembre del '99.
Una lunga storia quella degli spaventapasseri. Già nel mondo greco-romano era diffuso uno degli antenati di questo strano fantoccio chiamato Priapo. Orazio lo descrive come un dio che spaventa ladri e uccelli, scolpito in legno di fico con un grande fallo dipinto di rosso e un fascio di canne sulla testa. Scopo di questo "guardiano" era anche quello di tenere lontano il malocchio, grazie alla presenza del rosso. Questa funzione è stata tramandata, forse anche inconsciamente, attraverso i secoli: non è insolito infatti trovare nelle nostre campagne spaventapasseri che "indossano" qualcosa di rosso.
Spaventa-vicine
Qual è stata la molla che ha fatto scattare il desiderio di approfondire questo argomento? «La nostra ricerca è nata dalla nostalgia, dalla consapevolezza che un mondo che aveva caratterizzato il passato stava lentamente scomparendo - spiega Giuseppe Spannacci -. Nella primavera del '90 abbiamo cominciato a scattare le fotografie, poi, consapevoli di trovarci di fronte a una tradizione in via d'estinzione, abbiamo cominciato a raccogliere anche esemplari particolarmente significativi di spaventapasseri. Il fascino di questi fantocci, tramite fra l'uomo e la terra, era grandissimo e i nostri viaggi in Toscana per trovare spaventapasseri si sono intensificati. Così negli anni la ricerca si è allargata e oggi possediamo una mole di documentazione che spazia dalla storia dell'agricoltura a quella linguistica, dall'arte a molte altre discipline».
L'aspetto poco rassicurante serve davvero a tenere lontani gli uccelli? «Lo spauracchio non ha solo lo scopo di spaventare i passeri - continua Spannacci - come il nome ufficiale suggerirebbe. Il fantoccio posto a difesa delle coltivazioni è in realtà rivolto a diversi nemici. Per esempio ci sono gli spaventa-cinghiale, gli spaventa-istrice oppure gli spaventa-colombi. A Montepulciano gli spaventapasseri dovevano addirittura assolvere la funzione di spaventa-ladri. Ne abbiamo trovato uno sistemato accanto a un ciliegio per scoraggiare i malintenzionati a rubare le ciliege. Sempre a Montepulciano abbiamo trovato in un orto uno spaventa-vicine. Le vicine si affacciavano sempre alle finestre e avevano da ridire sul modo di gestire l'orto. Allora un giorno il proprietario si è seccato e ha messo uno spauracchio per spaventarle. Le donne, ovviamente, se ne sono avuta molto a male».
Che aspetto hanno gli spaventapasseri moderni? «Uno che abbiamo trovato a Chiusi, vicino all'autostrada, aveva la divisa da operaio e come testa i pioli gialli che vengono messi durante i lavori stradali conclude Spannacci . Vicino alle città, come ad esempio Scandicci, negli orti si vedono spuntare spaventapasseri dalle sembianze di moderni motociclisti. In fondo studiare gli spaventapasseri è anche un modo per avere degli interessanti spaccati sugli aspetti sociologici che caratterizzano le varie epoche e le varie zone».
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| L'arte di far paura |
Una lunga storia quella degli spaventapasseri. Già nel mondo greco-romano era diffuso uno degli antenati di questo strano fantoccio chiamato Priapo. Orazio lo descrive come un dio che spaventa ladri e uccelli, scolpito in legno di fico con un grande fallo dipinto di rosso e un fascio di canne sulla testa. Scopo di questo "guardiano" era anche quello di tenere lontano il malocchio, grazie alla presenza del rosso. Questa funzione è stata tramandata, forse anche inconsciamente, attraverso i secoli: non è insolito infatti trovare nelle nostre campagne spaventapasseri che "indossano" qualcosa di rosso.
Spaventa-vicine
Qual è stata la molla che ha fatto scattare il desiderio di approfondire questo argomento? «La nostra ricerca è nata dalla nostalgia, dalla consapevolezza che un mondo che aveva caratterizzato il passato stava lentamente scomparendo - spiega Giuseppe Spannacci -. Nella primavera del '90 abbiamo cominciato a scattare le fotografie, poi, consapevoli di trovarci di fronte a una tradizione in via d'estinzione, abbiamo cominciato a raccogliere anche esemplari particolarmente significativi di spaventapasseri. Il fascino di questi fantocci, tramite fra l'uomo e la terra, era grandissimo e i nostri viaggi in Toscana per trovare spaventapasseri si sono intensificati. Così negli anni la ricerca si è allargata e oggi possediamo una mole di documentazione che spazia dalla storia dell'agricoltura a quella linguistica, dall'arte a molte altre discipline».
L'aspetto poco rassicurante serve davvero a tenere lontani gli uccelli? «Lo spauracchio non ha solo lo scopo di spaventare i passeri - continua Spannacci - come il nome ufficiale suggerirebbe. Il fantoccio posto a difesa delle coltivazioni è in realtà rivolto a diversi nemici. Per esempio ci sono gli spaventa-cinghiale, gli spaventa-istrice oppure gli spaventa-colombi. A Montepulciano gli spaventapasseri dovevano addirittura assolvere la funzione di spaventa-ladri. Ne abbiamo trovato uno sistemato accanto a un ciliegio per scoraggiare i malintenzionati a rubare le ciliege. Sempre a Montepulciano abbiamo trovato in un orto uno spaventa-vicine. Le vicine si affacciavano sempre alle finestre e avevano da ridire sul modo di gestire l'orto. Allora un giorno il proprietario si è seccato e ha messo uno spauracchio per spaventarle. Le donne, ovviamente, se ne sono avuta molto a male».
Che aspetto hanno gli spaventapasseri moderni? «Uno che abbiamo trovato a Chiusi, vicino all'autostrada, aveva la divisa da operaio e come testa i pioli gialli che vengono messi durante i lavori stradali conclude Spannacci . Vicino alle città, come ad esempio Scandicci, negli orti si vedono spuntare spaventapasseri dalle sembianze di moderni motociclisti. In fondo studiare gli spaventapasseri è anche un modo per avere degli interessanti spaccati sugli aspetti sociologici che caratterizzano le varie epoche e le varie zone».
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