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GIUGNO 2001
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PINOCCHIO E I SUOI FRATELLI
PINOCCHIO E I SUOI FRATELLI
Il parco di Collodi diventa più grande e chiama a raccolta gli altri miti dell'infanzia...
Di Pier Francesco Listri-
Giornalista e scrittore
Caporedattore per oltre un ventennio del quotidiano "La Nazione", è stato collaboratore del "Ponte" e de "L'Espresso".
Profondo conoscitore della storia fiorentina e toscana, alla quale ha dedicato numerosi volumi. Ha curato a lungo i problemi della scuola, redigendo manuali e fondando le riviste "Tuttoscuola" e "Palomar".
Ha diretto a Firenze l'emittente televisiva Rete A, al suo attivo ha anche una collaborazione trentennale con la RAI.
Toscanissimo,
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| Pinocchio e i suoi fratelli |
L'idea base è stata questa: Pinocchio è un grande fantasma dell'immaginario infantile. Ma non è il solo: allora convochiamo qui, dove è nato, i suoi compagni più celebri: Peter Pan, Alice, Pierino, il Piccolo Principe, e facciamoli convivere nella dimensione concreto-fantastica di un luogo speciale dove adulti e bambini incontrino, nel segno della fantasia, spinte vitali in spirito di comunione fra generazioni e nazioni.
Come sarà questo parco e che cosa offrirà ai due milioni di visitatori all'anno previsti?
Per non turbare il magnifico paesaggio, le costruzioni saranno poche. Ci sarà il "pontocchio", un ponte che unisce il vecchio al nuovo parco; la piazza degli Amici Europei di Pinocchio con le loro statue, il grande Muro degli Artisti, dove artisti europei di volta in volta compiranno performances; ci sarà una cremagliera per risalire la collina, la Casa delle bambole, il Teatro dei giochi, il Muro del vento, la Voliera, la Serra delle farfalle, e il grande Cono Cappello (una collinetta artificiale, eco del cappello pinocchiesco, con i suoi giuochi di acqua e di luce). Siti genialmente innovativi saranno la Bottega di Mastro Ciliegia, dove si imparerà a costruire secondo antiche e nuove tecniche; la Tana di Alice, dove in omaggio al suo matematico inventore si apprenderanno le magie dei numeri; il paese della tecnica, sistemato nel Teatro delle artificiose macchine.
Per un così imponente laboratorio del conoscere e del divertirsi, sono stati convocati dalla Fondazione Nazionale Carlo Collodi (viva e attivissima ormai dal 1962, con i suoi centri studi, le sue biblioteche, i suoi convegni) artisti e studiosi da più paesi d'Europa. L'elenco completo è qui impossibile. Basti ricordare Rosemarie Trockel, manipolatrice di immagini animali, Jeff Koons, Milan Kunc, Juan Munoz, Mimmo Paladino, Sandro Chia, e ancora la fantasiosa Niki di Saint Phalle, Thomas Schutte, Sergio Camin, lo scultore Vangi. Fra gli artisti dell'astrazione o concettuali, James Turrel, Giuseppe Penone, Maurizio Cattelan, Franz West. Fra gli architetti di fama mondiale collaborano a questo Parco Mario Botta, Daniel Libeskind, Santiago Calatrava, Livio Vacchini, Gaetano Pesce.
Toscano e universale
Chi rilegge Pinocchio scoprirà che la più schietta toscanità vi si esprime non solo nella lingua, secca, realistica, parlata, bensì anche nel paesaggio: nulla è più toscano di questi inediti scenari dove il mare ha imprevisto spazio, dove alberi e piante, paesi e campagna aperta, e magnifici e incantati "notturni" disegnano con veloce realismo la Toscana agricola di fine Ottocento. Ma Pinocchio possiede anche un'universalità che lo rende uno dei libri più ricchi di spessore e di echi. Si è detto che Geppetto nasce dal balzachiano Papà Goriot, il naso lungo del burattino deriverebbe da Lorenzo Sterne, la fata dai capelli turchini dalle favole di Perrault (che Collodi tradusse) e da Dickens. Pinocchio nasce a Firenze nel 1883, prima a puntate su un giornale per ragazzi, poi in libro. Di lì a poco sarebbero sorti il Partito socialista, la Fiat di Torino e l'enciclica Rerum Novarum. Se l'Italia unita, da poco nata, ebbe fra i suoi scarsi e veri padri della patria proprio il burattino di Collodi, è giusto e bello che tocchi ancora a Pinocchio, immortale immagine di ogni infanzia buona volta all'avvenire, far da garante, dalla sua Toscana, a una più autentica idea d'Europa.
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