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Rischi di infarto e ictus

L'obesità altera l'equilibrio metabolico dell'organismo. Intervista al professor Carlo Maria Rotella

Scritto da Alma Valente il 1 giugno 2001

00000009-00000001 Giornalista

Nata a Roma. Dopo la laurea in Filosofia ha insegnato per due anni. Successivamente ha lavorato presso l'Ufficio Stampa della Presidenza dei Gruppi Parlamentari della Camera dei Deputati. Trasferitasi a Firenze, ha iniziato a collaborare con l'Informatore, con articoli inerenti la medicina. Dal '97 ha cominciato a fare televisione: prima come inviata per la trasmissione Informacoop e poi curando una rubrica dedicata alla salute all'interno di Liberetà (trasmissione dello Spi-CGIL). Dal 2001 ha iniziato l'esperienza di produttore di programmi televisivi. Attualmente cura e conduce su RTV38-Odeon "Salve Mercurio", trasmissione di educazione sanitaria che si realizza sotto l'egida della Facoltà di Medicina e Chirurgia dell'Università di Firenze. Nel frattempo continua ad esplicare la sua azione di addetto stampa come free lance.
Probabilmente è colpa di questa società troppo opulenta, ma sta di fatto che nei paesi sviluppati la principale causa di morte può riassumersi in due termini tristemente noti: "infarto" ed "ictus". E a scatenarli sono proprio quei fattori di rischio troppo spesso sottovalutati come sovrappeso, obesità, diabete mellito di tipo 2, ipertensione arteriosa e colesterolo. L'obesità poi, specie se localizzata a livello addominale, può essere un vero pericolo silenzioso. «Le cellule di grasso che si accumulano all'interno della pancia, tra viscere e viscere, non sono dei semplici punti di accumulo delle riserve energetiche - spiega il professor Carlo Maria Rotella, docente di Malattie del metabolismo all'Università degli Studi di Firenze -, ma rappresentano un vero e proprio organo endocrino come, ad esempio, la tiroide. Va da sé, dunque, che se le sostanze prodotte sono in eccesso alterano profondamente l'equilibrio del metabolismo, peggiorando i fattori di rischio».
E qui entra in ballo un termine fin troppo abusato ma forse poco praticato: "prevenzione". Nella sola Toscana, infatti, si calcola che l'applicazione rigorosa di misure preventive potrebbe evitare fino a 1000 -1500 morti ogni anno. Un dato che ha fatto riflettere un gruppo di ricercatori dell'Università degli Studi di Firenze, che da qualche mese ha avviato uno studio sugli abitanti del Comune di Bagno a Ripoli. La ricerca, coordinata dallo stesso professor Rotella, che fa parte del Dipartimento di fisiopatologia clinica, è stata promossa in collaborazione con il Laboratorio di analisi dell'azienda ospedaliera di Careggi, il Comune e i medici di famiglia del territorio, ed è la prima in questo campo nel nostro paese.
«Gli obiettivi di questo studio sono molteplici - prosegue il professor Rotella -: il primo e più importante è rappresentato dalla conoscenza di quanti abitanti del Comune possano essere affetti da queste malattie. Il secondo è di sensibilizzare l'opinione pubblica sull'importanza del problema. Il terzo è quello di elaborare un sistema informatico che, sulla base di informazioni cliniche semplici, possa identificare agevolmente i soggetti a rischio». In cambio di tre ore del proprio tempo, i cittadini potranno dare un aiuto alla ricerca e avere, al tempo stesso, informazioni importanti sulle loro condizioni di salute. «Ma occorrerà studiare circa 3 mila persone per avere un campione di popolazione statisticamente significativo — dice il professore —. Per fortuna il reclutamento procede molto bene, con una media di circa 250 pazienti al mese, così che occorreranno circa 12-14 mesi per raggiungere il numero necessario per completare lo studio».
Come ogni studio che si rispetti anche questo ha dei costi. In questo caso chi li sosterrà? «Occorre distinguere i costi generali dai costi specifici dello studio - risponde il professor Rotella -. I primi, che riguardano il personale e le strutture utilizzate, sono ovviamente a carico degli enti pubblici che organizzano lo studio, mentre i secondi, in questo caso, verranno sostenuti dalla Menarini Diagnostics International».
Ancora una volta, dunque, è un'industria privata a contribuire finanziariamente allo sviluppo di una ricerca. «Certamente. Ma l'idea di questa indagine è partita dai ricercatori dell'Università di Firenze e dall'azienda ospedaliera Careggi, nel pieno rispetto del principio sovrano della libertà di scelta, mentre l'industria farmaceutica ha capito l'importanza di questo studio e, sovvenzionandolo, lo ha reso possibile». Insomma, una collaborazione tra pubblico e privato che può aprire nuove prospettive per la tutela della salute dei cittadini.

Per saperne di più
Gli abitanti del comune di Bagno a Ripoli che volessero partecipare a questa indagine possono telefonare allo 0556390222: risponde il Comune, che si occupa delle prenotazioni.

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