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OTTOBRE 2001
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PIATTI IN RETE
PIATTI IN RETE
Dalla tavola ad internet, ma sempre nel nome della tradizione. I consigli dell'accademico Paolo Pasticci
Di Giulia Mannini- Giornalista
La cucina pistoiese, i
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| Piatti in rete |
Quali sono le caratteristiche della cucina pistoiese?
«Nella nostra terra l'olio regna sovrano. Tutte le pietanze hanno l'olio come ingrediente principale, a cominciare dai sughi che sono proprio la peculiarità della nostra tavola».
Un esempio per tutti?
«Il sugo all'anatra muta».
Sarebbe?
«Con questo termine si intende una specie molto magra, che è allevata nei cortili della zona. La cucina pistoiese è molto povera. Ma la povertà, com'è risaputo, aguzza l'ingegno: è proprio per le sue origini umili che i suoi sapori sono così particolari. E così, per una sorta di alchimia, gli ingredienti più semplici si trasformano in pietanze. Basti pensare alla minestra di pane che è la prima fase della ribollita».
Altre ricette che appartengono alla storia della città?
«Il carcerato è uno dei piatti più poveri, ma più antichi. Un tempo, vicino alle carceri, c'erano i macelli. Qui toglievano le parti interiori degli animali e preparavano i piatti da dare ai prigionieri. Si tratta di una ricetta che è stata codificata, iscritta in un registro e consegnata al primo cittadino, nel corso di una solenne cerimonia. I suoi ingredienti sono stati elencati e certificati alla presenza di una folta assemblea e di due notai».
Ci può spiegare nei dettagli i segreti della sua preparazione?
«Occorre prendere il brodo di cottura delle rigaglie per rigaglie, giova ricordarlo, si intendono i nastri, la manichetta, il centopelle, il busicchione, le parti intime. A questo va aggiunto il pane raffermo e scuro, rigorosamente toscano, cotto a legna. Gli altri ingredienti sono il formaggio pecorino, il burro e un pizzico di sale. Il primo passo è la preparazione di un buon brodo di rigaglie, poi si taglia il pane a fettine sottili e si mette nel tegame di cottura. A questo punto occorre mescolare il brodo e il pane. Attenzione: il brodo non deve essere filtrato, ma contenere i residui. Il tutto deve essere lasciato a rinvenire per una mezz'ora, poi si passa alla cottura a fuoco molto lento, rimestando continuamente. Se necessario, bisogna aggiungere un po' di brodo. Soltanto dopo dieci minuti si aggiunge il burro e si aggiustano le dosi di sale e pepe. L'ultima mossa consiste nello spolverare il piatto con una grattugiata di formaggio pecorino. E servire ben caldo».
Come sono i pistoiesi quando siedono a tavola?
«Piuttosto esigenti, come tutti i toscani del resto».
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