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Reliquie viaggiatrici

Scritto da Riccardo Gatteschi il 1 ottobre 2001

00000008-00000001 giornalista e scrittore.

Ha iniziato nel 1968 come cronista a Nazione Sera.

Ha collaborato, nel corso dei decenni, a molti quotidiani, periodici, riviste.

Ha pubblicato il primo libro nel 1971: "Toscana in festa".

Sono seguiti alcuni volumi scritti a quattro mani con l'amico Piero Pieroni: "Vento del Nord, vento del Sud" (1972), "Indiani maledetti Indiani" (1973), "Ad ovest della legge" (1975), "Pirati all'arrembaggio" (1977).

Ha curato alcune voci delle enciclopedie "Toscana, paese per paese" (1980) e "Costumi e tradizioni popolari" (1995).
In anni più recenti ha pubblicato: "Con la croce o con la spada" (1990), "Baccio da Montelupo" (1995), "Donne di Toscana" (1996), Raffaello da Montelupo" (1998), "Feste per un anno" (2000), "Diavoli, santi e bonagente" (2002), "Un uomo contro" (2003).

Ha tre passioni confessabili: viaggiare, conoscere la Toscana, guidare la motocicletta.

Collabora all'Informatore dell'Unicoop dal 1995.
Se durante la
Reliquie viaggiatrici
vita ebbe un solo grande amore - quello per Gesù Cristo - dopo la morte Ubaldesca si fece letteralmente a pezzi per compiacere ad un numero inverosimile di persone.
Gli episodi salienti della sua esistenza sono abbastanza noti. Nata nel 1136 e vissuta fino all'età di quindici anni a Montecchio, una frazione di Calcinaia, sentì presto il richiamo della religione tanto che, un bel giorno, abbandonò i genitori e il pane che aveva appena messo in forno (e quando, il giorno dopo, qualcuno si accorse di quella dimenticanza non lo trovò carbonizzato ma rosolato e cotto al punto giusto), e se ne andò a Pisa per entrare nel convento delle Gerosolimitane. Visse fino a 72 anni e fu una vita di preghiera e di sacrificio. Compì qualche miracolo, ma niente di eclatante: trasformò dell'acqua in vino onde meglio dissetare un gruppo di pie vedove di ritorno da un pellegrinaggio a San Piero a Grado; in anni giovanili era riuscita a trasformare alcuni pezzi di pane - che aveva sottratto dalla madia di casa per sfamare dei poveri - in altrettanti fiori quando suo padre, conoscendo la sua esagerata generosità, le chiese cosa aveva da nascondere nel grembiule: in un batter di ciglio il pane era tornato in cucina e dalla sua gonna spuntarono margherite, gigli, gerani.
Anche dopo la morte non rinunciò a dare una mano a chi le si rivolgeva con fiducia. Durante la traslazione del suo corpo, fra la moltitudine dei fedeli che seguivano il feretro, vi era anche un gruppo di infermi: quella sera stessa ben ventidue di loro tornarono a casa completamente guariti. Un coniatore della Zecca pisana si era fatto penetrare - inavvertitamente - una moneta fra un nervo e la viva carne della mano: bastò una richiesta di aiuto a Ubaldesca e la moneta se ne uscì.
Il priore di Sansepolcro venne rimosso dalla sua carica per ragioni che a lui parevano ingiuste. Si rivolse allora a Santa Ubaldesca promettendole che, se fosse stato reintegrato nell'incarico, avrebbe celebrato ogni anno una festa solenne in suo onore. La notte successiva sognò la santa donna che gli diceva: «Prepara pure la festa perché con la mia intercessione sarai di nuovo priore». Così fu, infatti. Ma il prelato non si contentò di fare la festa e chiese di avere il privilegio di conservare il corpo della sua santa preferita. Seppure a malincuore, le monache di San Giovanni di Pisa acconsentirono al suo trasferimento, ignare di dar vita, con quel gesto generoso, ad un via-vai di reliquie davvero straordinario.
Ecco di seguito, e in sintesi, un elenco dei trasferimenti di alcune parti del suo corpo.
1564: le monache di San Giovanni di Pisa chiedono al convento di Sansepolcro la restituzione almeno della testa. La ottengono alla condizione che ogni anno, per la festa della SS. Trinità, essa torni per due giorni a Sansepolcro.
1586: i cavalieri dell'ordine di Malta, molto legati ad Ubaldesca per via di benefici ricevuti grazie alla sua intercessione, acquistano alcune parti del suo corpo (non è dato sapere quali) che portano nella loro chiesa sull'isola.
1587: i canonici della cattedrale di Pisa desiderano anche loro una reliquia della santa ed ottengono il braccio sinistro.
1643: la Chiesa di Calcinaia non ritiene giusto che nel paese natio non ci sia nemmeno un tangibile ricordo di Ubaldesca. Dopo insistenti richieste riescono a farsi mandare da Sansepolcro il braccio destro.
1668: la granduchessa Vittoria della Rovere può conservare in una bacheca una costola della santa.
1724: le monache del convento di San Giovanni di Firenze sono contente di ricevere anche loro una costola.
1810: la testa di Ubaldesca resta in consegna ai monaci di Sansepolcro.
1924: la comunità di Calcinaia riesce a ricomporre quasi integralmente il corpo della sua santa. A Sansepolcro rimangono però una costola e la rotula del ginocchio sinistro.
1999: navigando in internet, il parroco della chiesa di Las Useres, un paese nella provincia di Valencia, finalmente capisce qual è l'origine del nome di una cappellina che da tempo immemorabile è dedicata a Santa Waldesca (o Ubaldesca). Stabilito il contatto con il parroco di Calcinaia, viene deciso il gemellaggio fra i due paesi, con tanto di cerimonia ufficiale e scambio di doni. Adesso il frammento di un'altra costola della santa si trova in terra spagnola.

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