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SALVARE LA PELLE

SALVARE LA PELLE

Consigli pratici nella stagione fredda. Intervista al professor Giuliano Zuccati

Small-arrow-down Di Alma Valente
00000009-00000001 Giornalista

Nata a Roma. Dopo la laurea in Filosofia ha insegnato per due anni. Successivamente ha lavorato presso l'Ufficio Stampa della Presidenza dei Gruppi Parlamentari della Camera dei Deputati. Trasferitasi a Firenze, ha iniziato a collaborare con l'Informatore, con articoli inerenti la medicina. Dal '97 ha cominciato a fare televisione: prima come inviata per la trasmissione Informacoop e poi curando una rubrica dedicata alla salute all'interno di Liberetà (trasmissione dello Spi-CGIL). Dal 2001 ha iniziato l'esperienza di produttore di programmi televisivi. Attualmente cura e conduce su RTV38-Odeon "Salve Mercurio", trasmissione di educazione sanitaria che si realizza sotto l'egida della Facoltà di Medicina e Chirurgia dell'Università di Firenze. Nel frattempo continua ad esplicare la sua azione di addetto stampa come free lance.

A dispetto di tutte le "griffe" la nostra pelle è l'abito più prezioso che indossiamo.

Salvare la pelle
Senza farci spendere una lira, infatti, non solo ci riveste da capo a piedi sin dalla nascita, ma ci regala, a seconda della provenienza etnica, sfumature e colorazioni diverse che vanno dal roseo più delicato allo scuro più intenso. Con i suoi 1,5-2 mq è l'organo più esteso del nostro organismo e, indipendentemente dall'appartenenza al nord o al sud del mondo, ha un denominatore comune per tutti: è costituito da due tipi di tessuto. L'epidermide, formata da cellule piatte simili alle piastrelle di un pavimento, e il "derma", che oltre a contenere i vasi sanguigni, linfatici e i nervi organizza strutture "specializzate" quali follicoli piliferi, ghiandole sudoripare e sebacee. La superficie cutanea inoltre è solcata da piccole pieghe che, col passare del tempo, si trasformano purtroppo nelle tanto temute rughe.
«Questo nostro involucro protettivo ha anche un'altra prerogativa - spiega il professor Giuliano Zuccati, del Dipartimento di scienze dermatologiche dell'Università degli Studi di Firenze -. Oltre ad essere il confine che separa l'interno dall'esterno, deriva, come il sistema nervoso centrale, dallo stesso tipo di cellule, sottolineando lo stretto rapporto esistente tra mente e pelle. In senso metaforico ci piace pensare alla cute e al sistema nervoso centrale come a due fratelli divisi, lontani, che si cercano continuamente ed ansiosamente e per i quali la minima alterazione dell'uno disturba l'altro e viceversa». Una metafora che ci riporta, in maniera più concreta, al contatto della pelle del neonato con quello della madre, che proprio attraverso il rapporto epidermico "tranquillizza", condizionando in senso positivo lo sviluppo mentale del proprio bambino.
Questo nostro "abito", dunque, è un organo fragile, di cui bisogna aver cura quotidianamente, e non solo in estate, quando tutti vogliono presentarlo al meglio per l'ormai tanto inflazionata "prova costume". Il vento e le temperature rigide dell'inverno, infatti, possono danneggiarlo, soprattutto quando si va ad alta quota (vedi settimane bianche). «Se brevi alternanze caldo-freddo possono contribuire a tonificare la nostra epidermide — prosegue il professor Zuccati — un'esposizione prolungata al freddo e al vento può provocare una certa aridità, causando una secchezza fastidiosa e pericolosa. La pelle, infatti, è costantemente rivestita da un sottile "velo" d'acqua e grasso (prodotto dalle ghiandole sudoripare e sebacee), lievemente acido, che ha importanti funzioni protettive e aiuta a mantenere un corretto grado di idratazione».
Oltre agli agenti atmosferici, a peggiorare la situazione si aggiungono anche altri elementi, come l'inquinamento dell'aria, un'errata modalità di riscaldamento, che riduce l'umidità negli ambienti, o una cattiva scelta di cosmetici, in particolare detergenti ed emollienti. Dunque, per prevenire l'eccessiva disidratazione, che può sfociare in screpolature fino a vere e proprie fessure, bisogna innanzitutto detergere, nutrire e idratare in maniera adeguata, soprattutto se si ha la pelle "secca".
La cute dell'anziano si presenta normalmente secca, desquamante, solcata da numerose rughe, più flaccida; per tali caratteristiche è particolarmente esposta ai danni di una pulizia non adeguata. La cute del soggetto giovane e sano durante il periodo invernale si comporta come quella senile, pertanto i consigli per la pulizia invernale sono gli stessi. Un prodotto adeguato non dovrà asportare troppo il grasso superficiale, né modificare la fisiologica acidità; dovrà invece avere una buona tollerabilità, documentata da prove eseguite sotto controllo dermatologico.
Per quanto riguarda il volto bisogna ricordare che le labbra e il contorno degli occhi sono le parti più delicate e che, se si usa un detergente (latte o sapone che sia) bisogna sempre risciacquarsi bene evitando, però, che l'acqua sia o troppo calda o troppo fredda. La pulizia del corpo poi, soprattutto delle braccia e delle gambe, deve tenere conto della scarsa presenza di ghiandole sebacee che, combinata allo sfregamento degli indumenti durante il periodo invernale, determina spesso un grave impoverimento del sottile "velo" d'acqua e grasso. A tale scopo, qualora si vogliano dare indicazioni per la pulizia di tutto il corpo, sarà opportuno consigliare un buon detergente, anche sintetico, possibilmente debolmente acido, cui far seguire l'utilizzo di un prodotto fluido (anche un vero e proprio olio) che possa ripristinare il velo d'acqua e grasso che protegge la cute.
«Alcune malattie cutanee — aggiunge Zuccati — sono proprio caratteristiche del clima freddo: ad esempio l'orticaria da freddo, i geloni, alcune forme di cianosi ed il fenomeno di Raynaud (anomala costrizione dei vasi delle estremità). La psoriasi, la dermatite seborroica e l'acne peggiorano durante l'inverno, mentre le fotodermatiti, il lupus eritematoso e la porfiria migliorano».

Invecchiamento cutaneo
E' inevitabile: mentre gli organi interni invecchiano per il trascorrere del tempo, la cute ne subisce uno "aggiuntivo" dovuto all'esposizione ai raggi solari, detto "foto invecchiamento". Questo è considerato come un danno specifico da raggi UV a carico delle due popolazioni di cellule della cute, che sono i cheratinociti e i melanociti. Cellule che collaborano tra di loro nella protezione dalla luce: i primi formano uno schermo (strato corneo) e i secondi un filtro (la melanina).
L'esposizione cronica ai raggi solari, o alle sorgenti artificiali di raggi UV, per motivi terapeutici e/o estetici induce una serie di modificazioni cutanee, di cui vogliamo rammentare le efelidi solari (accumulo di melanina), le lentiggini (aumento di melanociti e di melanina), e la formazione di rughe. Quest'ultima è dovuta ad un danneggiamento operato dalla luce a carico delle fibre elastiche e di collagene secondo una sensibilità legata a fattori individuali e di razza (la razza nera è più protetta). Inoltre, l'elasticità e le caratteristiche di nutrizione della cute dipendono anche dal tipo di alimentazione e dal grado di presenza di acqua nell'organismo. Chi si alimenta in maniera squilibrata, riducendo la quantità di alimenti freschi (frutta e verdura), ricchi di fibre, vitamine e sali minerali, prediligendo invece cibi altamente calorici e ricchi di grassi, sottopone il fegato ad un superlavoro, che si ripercuote anche sulla pelle, favorendone i fenomeni di invecchiamento. Non a caso, infatti, la cute è considerata come un "secondo fegato" per l'organismo. Per rallentare questi processi è anche utile l'utilizzo di supplementi di vitamine A, E e C, che hanno un notevole effetto nel rallentare i fenomeni "ossidativi" responsabili dell'invecchiamento cellulare. Anche la perdita di acqua si rivela principalmente a livello della pelle, che appare secca e con minuscole fessure. Bere in abbondanza, quindi, è una misura igienica importante per la salute in generale e per la pelle in particolare, e questo anche in inverno, quando si sente meno la sensazione della sete.