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Toscana / La statale dell'Abetone

La strada del Granduca

Fu progettata nel 1767 dall'ingegner Ximenes. Un'opera ancora attuale

Scritto da Giancarlo Fioretti il 1 gennaio 2002

Giornalista
Immaginate un Granduca riformatore, desideroso di dare ai suoi domini un volto moderno e dinamico. Immaginate poi un ingegnere
La strada del Granduca
dalle idee ardite e dalla cultura polivalente. Pensate infine ad una catena montuosa, resa dalla natura tanto attraente quanto impenetrabile.
Questi sono i protagonisti della vicenda che stiamo per narrare, che ha avuto nel Granduca Pietro Leopoldo di Toscana, nell'ingegnere Leonardo Ximenes e nel tratto appenninico Pistoia-Modena gli attori principali. Sino ad allora, in un'Italia divisa in una miriade di stati e staterelli, la principale arteria che collegava la Toscana con il nord partiva da Firenze e, attraverso il Mugello, si immetteva in Emilia, allora sotto il controllo pontificio. Volendo però il Granduca, appartenente alla dinastia austriaca degli Asburgo-Lorena, assicurarsi un sicuro collegamento con gli altri stati sotto l'orbita di Vienna, parve tanto necessaria quanto non differibile la costruzione di una strada che potesse collegare Pistoia con Modena, allora capitale dell'omonimo Ducato posto sotto la protezione austriaca.
Per realizzare il suo sogno, Pietro Leopoldo si affidò al miglior ingegnere del Granducato, padre Leonardo Ximenes. Nato a Trapani, in Sicilia, da una nobile famiglia di origine spagnola, Ximenes approdò ben presto in Toscana. Allo Ximenes fu affidata la regolazione idraulica del lago di Bientina, la bonifica del padule di Castiglion della Pescaia e di parte di quello di Fucecchio. Ma la sua opera di maggior spicco fu appunto la costruzione della Pistoia-Modena che, grazie al suo acume e alla sua sensibilità, fu punteggiata da infrastrutture e da un arredo urbano avveniristico per quei tempi. Basandosi su un progetto elaborato dall'ingegnere Anastagi, lo Ximenes disegnò un tracciato che, per forza di cose, sfruttava il naturale andamento dei torrenti e delle vallate da questi formate. I lavori iniziarono nel 1767 e, in soli quattro anni, fu risalita tutta la valle del fiume Reno, per giungere alla confluenza fra i torrenti Lima e Sestaione, nei pressi del paese di Cutigliano. A tanta velocità iniziale fece però da contrappeso uno stallo durato alcuni anni, dovuto alla difficoltà di realizzazione del percorso viario in un tratto (l'ultimo) particolarmente insidioso a causa delle ripide pendenze. Molto tempo fu inoltre dedicato alla costruzione del ponte sul torrente Sestaione, realizzato dallo Xlmenes ed inaugurato da Pietro Leopoldo nel 1780.
Quello che più stupisce è la concezione di quest'arteria come punto di aggregazione fra la gente. Per questo Ximenes non lesinò lungo il tracciato la costruzione di fonti, indispensabili sia per gli uomini che per gli animali. Fonti che, in almeno due casi (San Marcello e Fonte a Sestaione), hanno favorito un'aggregazione umana duratura.
La frazione di Ponte a Sestaione, in particolare, deve la sua stessa esistenza all'edificazione del ponte e della fonte. La fontana, recentemente restaurata, è senz'altro la testimonianza monumentale più tangibile giunta sino a noi. Non dimentichiamoci del carbonile, anch'esso costruito nei pressi di questo piccolo borgo, e delle innumerevoli piazzole di sosta, disseminate lungo il percorso, e della segnaletica di allora, costituita da un gran numero di colonnini militari indicanti il punto esatto del percorso. La strada, superato Cutigliano, fu fatta giungere fino al passo dell'Abetone, dove il Granduca fece costruire il celebre monumento delle Piramidi, che ancor oggi sta a testimoniare l'importanza della sua azione riformatrice in terra di Toscana. Molti studiosi hanno visto proprio nelle piramidi una sorta di 'imprimatur' massonico che il granduca volle dare alla sua opera. Altri hanno visto invece dei potenziali richiami a teorie esoteriche o, addirittura, egizie, che tanto affascinavano i potenti di allora. Ciò che comunque stupisce, a oltre duecento anni di distanza, è l'intuizione quasi profetica del Granduca, che per assicurare uno sviluppo a quest'area montuosa ritenne assolutamente necessario il passaggio di una strada. Se infatti sulla montagna pistoiese sorsero a suo tempo ferriere, impianti tessili e fabbriche di armi, questo lo si deve proprio all'opera congiunta di Pietro Leopoldo e dell'ingegner Ximenes, noto ai giorni nostri più per aver dato il nome al celebre osservatorio meteorologico fiorentino (osservatorio ximeniano, appunto), che per aver progettato la sempre importante Pistoia-Modena.

Pistoia
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