Guida alla spesa / Nuove etichette sulla carne
I viaggi della mucca
Dal 1° gennaio tante informazioni in più. Quelle più interessanti sono facoltative
Un lenzuolo di etichetta, con su scritto, fitto-fitto, una specie di diario di bordo del pezzo di carne che si sta per acquistare: dov'è nato, dov'è stato ingrassato per più di 30 giorni, dov'è stato
macellato e poi sezionato. Tutte informazioni che, forse, dicono poco al consumatore ma, in fondo, sono una specie di resoconto del distributore su come ci si approvvigiona.
«Alle nuove etichette si è arrivati anche sulla scia dell'allarme suscitato dal problema "mucca pazza" - spiega il dottor Luca Cianti, veterinario della Asl 10 di Firenze - ma soprattutto per migliorare la gestione degli aiuti comunitari nel settore agricolo: in pratica serviva poter rintracciare gli animali che finiscono al macello per evitare che questi contributi svanissero nel nulla». La legge a cui fare riferimento per la "tracciabilità" è il regolamento CE 1760/2000, applicato in Italia dal Ministero delle politiche agricole e forestali con il decreto del 30 ottobre 2000.
Per capire meglio le novità, leggiamo insieme un'etichetta. Le prime informazioni riguardano il paese dove l'animale è nato (ad esempio Francia) e quello (o quelli) dove è stato allevato (ad esempio Francia e Italia, tenendo conto che non deve essere riportata la nazione in cui l'animale vive meno di 30 giorni). Troviamo poi il logo dell'operatore autorizzato ad etichettare le carni bovine, il paese e il numero che identifica l'impianto di macellazione, il paese e il numero del laboratorio di sezionamento. Infine, il numero che identifica il singolo animale, riportato dopo una scritta che può essere sia "codice di riferimento animale/lotto", sia "n° tracciabilità", sia "lotto auricolare" o altro.
Le informazioni più interessanti per il consumatore sono quelle che le norme prevedono come facoltative: razza e tipo genetico, il tipo di macellazione (ad esempio se viene eseguita seguendo il rito islamico o kasher), i metodi di allevamento (biologico o meno), di ingrasso e di alimentazione (ad esempio priva di organismi geneticamente modificati). «Per poter apporre anche queste informazioni - continua Cianti - è necessario che l'operatore sottoscriva un disciplinare approvato dal Ministero delle politiche agricole».
In pratica, sulle etichette delle confezioni in vendita dal primo gennaio, è possibile sapere la precisa provenienza del singolo pezzo di carne, dalla nascita alla vendita. Quella che viene chiamata, con termine tecnico, "tracciabilità".
I controlli per la corretta applicazione della legge sono affidati ad organismi indipendenti, che garantiscono l'affidabilità di quello che i rivenditori dichiarano in etichetta. Questi organismi sono designati dal ministero ma scelti e pagati dalle stesse organizzazioni su cui vigilano.
La razza in etichetta
Unicoop Firenze aveva già iniziato da tempo in due super (Carlo del Prete e Coverciano) e tre iper (Lastra a Signa, Montevarchi e Arezzo) la sperimentazione delle nuove etichette. Oltre alle informazioni obbligatorie, nelle etichette di carne bovina in vendita alla Coop si trova l'età precisa dell'animale (ad esempio, meno di 18 mesi), la razza o il tipo genetico (ad esempio, chianina), il nome dell'allevatore, la data del confezionamento.
Il disciplinare interno proposto dalla Coop è stato approvato dal Ministero delle politiche agricole e forestali lo scorso maggio. «Per quanto riguarda i controlli afferma Ivano Filippi, responsabile del settore carni di Unicoop Firenze l'organismo designato da Coop Italia, il CSQA, ha già provveduto ad effettuarne diversi nei super e negli iper dove era partita la sperimentazione. Altri controlli vengono svolti sia dai Nas che dalle Asl, mentre Coop effettua ispezioni sia interne che sui fornitori e sui mangimifici, come prevedono i capitolati che vengono sottoscritti per garantire il prodotto Coop». E' infine prevista in futuro la tracciabilità degli altri tipi di carne, da quella suina al pollame.
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| I viaggi della mucca |
«Alle nuove etichette si è arrivati anche sulla scia dell'allarme suscitato dal problema "mucca pazza" - spiega il dottor Luca Cianti, veterinario della Asl 10 di Firenze - ma soprattutto per migliorare la gestione degli aiuti comunitari nel settore agricolo: in pratica serviva poter rintracciare gli animali che finiscono al macello per evitare che questi contributi svanissero nel nulla». La legge a cui fare riferimento per la "tracciabilità" è il regolamento CE 1760/2000, applicato in Italia dal Ministero delle politiche agricole e forestali con il decreto del 30 ottobre 2000.
Per capire meglio le novità, leggiamo insieme un'etichetta. Le prime informazioni riguardano il paese dove l'animale è nato (ad esempio Francia) e quello (o quelli) dove è stato allevato (ad esempio Francia e Italia, tenendo conto che non deve essere riportata la nazione in cui l'animale vive meno di 30 giorni). Troviamo poi il logo dell'operatore autorizzato ad etichettare le carni bovine, il paese e il numero che identifica l'impianto di macellazione, il paese e il numero del laboratorio di sezionamento. Infine, il numero che identifica il singolo animale, riportato dopo una scritta che può essere sia "codice di riferimento animale/lotto", sia "n° tracciabilità", sia "lotto auricolare" o altro.
Le informazioni più interessanti per il consumatore sono quelle che le norme prevedono come facoltative: razza e tipo genetico, il tipo di macellazione (ad esempio se viene eseguita seguendo il rito islamico o kasher), i metodi di allevamento (biologico o meno), di ingrasso e di alimentazione (ad esempio priva di organismi geneticamente modificati). «Per poter apporre anche queste informazioni - continua Cianti - è necessario che l'operatore sottoscriva un disciplinare approvato dal Ministero delle politiche agricole».
In pratica, sulle etichette delle confezioni in vendita dal primo gennaio, è possibile sapere la precisa provenienza del singolo pezzo di carne, dalla nascita alla vendita. Quella che viene chiamata, con termine tecnico, "tracciabilità".
I controlli per la corretta applicazione della legge sono affidati ad organismi indipendenti, che garantiscono l'affidabilità di quello che i rivenditori dichiarano in etichetta. Questi organismi sono designati dal ministero ma scelti e pagati dalle stesse organizzazioni su cui vigilano.
La razza in etichetta
Unicoop Firenze aveva già iniziato da tempo in due super (Carlo del Prete e Coverciano) e tre iper (Lastra a Signa, Montevarchi e Arezzo) la sperimentazione delle nuove etichette. Oltre alle informazioni obbligatorie, nelle etichette di carne bovina in vendita alla Coop si trova l'età precisa dell'animale (ad esempio, meno di 18 mesi), la razza o il tipo genetico (ad esempio, chianina), il nome dell'allevatore, la data del confezionamento.
Il disciplinare interno proposto dalla Coop è stato approvato dal Ministero delle politiche agricole e forestali lo scorso maggio. «Per quanto riguarda i controlli afferma Ivano Filippi, responsabile del settore carni di Unicoop Firenze l'organismo designato da Coop Italia, il CSQA, ha già provveduto ad effettuarne diversi nei super e negli iper dove era partita la sperimentazione. Altri controlli vengono svolti sia dai Nas che dalle Asl, mentre Coop effettua ispezioni sia interne che sui fornitori e sui mangimifici, come prevedono i capitolati che vengono sottoscritti per garantire il prodotto Coop». E' infine prevista in futuro la tracciabilità degli altri tipi di carne, da quella suina al pollame.
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