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Mille culture, una città

Chiese estere a Livorno

Scritto da Iacopo Cassigoli il 1 febbraio 2002

Giornalista
Livorno era già compiutamente, e fin dal Seicento, l'Europa che oggi si tenta faticosamente di mettere insieme. E lo era non soltanto sul piano economico. Con un termine stra-abusato la si poteva e la si può definire "multietnica". Una città davvero ricca perché interreligiosa, interculturale ed ecumenica. Un porto franco sia del commercio che della civiltà. Basti pensare che è l'unica città in Italia a non aver mai rinchiuso gli ebrei in un ghetto. Dei tanti popoli, anzi, delle tante nazioni come quella ebraica che hanno contribuito assieme ai granduchi a costruire Livorno, rimangono a testimonianza monumenti bellissimi che è possibile ammirare nelle ampie e ortogonali vie del centro, il cui impianto progettato da Bernardo Buontalenti fu approvato da Francesco I nel 1576.

I mercanti armeni, provenienti prevalentemente dalla Persia, erano presenti in città fin dal 1630. La loro chiesa, dedicata a San Gregorio, costruita alla fine del Seicento in via della Madonna, fu gravemente colpita durante l'ultima guerra. Tuttavia ora sono finalmente in corso restauri importanti per il recupero della facciata (sulla quale torneranno anche due statue ricoverate nel 1950 nella chiesa del Soccorso) e il ripristino della cappella superstite, di proprietà del patriarcato armeno di Roma, al cui interno saranno ricollocati i preziosissimi altari marmorei recuperati nel dopoguerra e depositati nel giardino di Villa Fabbricotti.

Lungo la via della Madonna, che rappresenta il centro religioso delle Nazioni mercantili, si trovano l'una di seguito all'altra la Chiesa della Madonna fondata nel 1607, dove i membri delle Nazioni Estere di fede cattolica costruirono i loro altari (portoghesi, fiamminghi, francesi) e la Chiesa della S.S. Annunziata o dei Greci Uniti, consacrata nel 1606, con una ricca facciata di marmo del 1710. Al suo interno si può ammirare una splendida "iconostasi", ovvero il divisorio tra lo spazio riservato ai fedeli e il presbiterio sul quale si dispongono le icone sacre, che nella chiesa livornese sono opera di maestranze greche del XVII secolo. L'edificio nel 1742 divenne un luogo di culto greco-cattolico, a causa di gravi contrasti sorti in seno alla comunità, che accoglieva anche i melchiti appartenenti a quella confessione. Gli ortodossi scismatici allora costruirono nel 1757 la nuova chiesa della S.S. Trinità, distrutta purtroppo durante l'ultimo conflitto. Oggi per la piccola comunità ortodossa locale il pope di Trieste celebra la liturgia una volta al mese nella Cappella della Dormizione della Vergine, che si trova nell'antico cimitero monumentale greco-ortodosso di via Mastacchi, costruito nel 1840.

La Chiesa della Congregazione Olandese e Alemanna fu innalzata in un nordico stile neogotico sullo Scalo degli Olandesi prospiciente il Fosso Reale, tra il 1861 e il 1863, dall'architetto Dario Giacomelli. Attualmente è chiusa al culto perché in restauro. I lavori hanno potuto interessare soltanto il tetto, che era crollato, e le vetrate originarie. Come spiega Mauro Del Nista, pastore della Chiesa Evangelica Battista di Livorno, il recupero complessivo dell'edificio è fermo, perché la comunità evangelica è in attesa di ulteriori fondi necessari che la Regione Toscana potrebbe stanziare. Se e quando i lavori verranno terminati ancora non si sa. Tuttavia è sicuro che una volta conclusi la chiesa tornerà al culto evangelico e verrà utilizzata anche per manifestazioni culturali e concerti, così come lo era in passato, considerata l'ottima acustica del severo interno. Con il primo stanziamento si è potuto far fronte agli interventi più urgenti, oltre che a realizzare un prezioso libro sulla storia della nazione olandese e alemanna livornese, a cura del pastore Del Nista e del professor Gian Giacomo Panessa della Normale di Pisa. Questo volume di prossima uscita è frutto di una lunghissima ricerca effettuata su documenti assolutamente inediti, che non appartengono ad alcun archivio storico ma sono di proprietà di quelle famiglie che abitarono a Livorno fino ai primi del Novecento e adesso vivono altrove. Questa sorta di "diaspora" della comunità di origine olandese-alemanna fu dovuta al radicale cambiamento socio-economico che interessò la città dopo l'annessione al Regno d'Italia, specie quando nel 1868 cessò di essere "porto franco" e il grande commercio cominciò a dare segni di crisi, anche a causa della nascente industrializzazione. La Congregazione si è comunque ricostituita in concistoro nel 1997, riunendo alcune confessioni evangeliche tra quelle presenti in città, che mantengono la loro interdipendenza. Durante l'Ottocento furono infatti costruite importanti chiese protestanti, come quella anglicana di San Giorgio, la cui comunità era presente a Livorno già dalla fine del '500 (donata alla curia, oggi è sede della Misericordia), e la ex chiesa presbiteriana scozzese rilevata nel 1861 dai valdesi.
Il concistoro evangelico, di cui il pastore Del Nista è vicepresidente, oggi sovrintende sia alla Chiesa Olandese-Alemanna che allo storico cimitero di tale nazione, confinante con quello greco-ortodosso.

Quanti fossero interessati alla vicenda della Chiesa Olandese-Alemanna, e volessero visitare il cimitero monumentale di quella nazione, possono mettersi direttamente in contatto col pastore Del Nista, telefonando allo 0586863352. Per informazioni sugli orari delle chiese si consiglia invece di contattare l'Apt di Livorno, tel. 0586204611.

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