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I labirinti della memoria

Come mantenerla in allenamento, a qualunque età

Scritto da Isabella Puccini il 1 febbraio 2002

Giornalista
I labirinti della memoria
Vi è mai capitato di riconoscere alla perfezione il viso di una persona, ma di non essere in grado di ricordare dove l'avete visto per la prima volta? Oppure di avere un nome sulla punta della lingua, ma non riuscire proprio a rammentarlo? Niente paura, recenti studi sulla memoria hanno evidenziato che il nostro cervello usa per il riconoscimento una precisa gerarchia: prima la faccia, poi le notizie relative alla persona e, solo per ultimo, il nome.
Una branca davvero affascinante quella che si occupa del funzionamento del cervello, di cui i meccanismi di funzionamento della memoria sono fra gli aspetti più interessanti e attuali.
«Nel nostro laboratorio studiamo le variazioni dell'attività bioelettrica delle cellule nervose, cercando di capire come essa si modifica in relazione agli stimoli esterni - spiega Claudia Castellini, ricercatrice presso il laboratorio di neurofisiologia dell'Università di Bologna -. Il nostro scopo, oltre la ricerca, è quello di poter capire come si sviluppa il cervello in relazione agli stimoli esterni, per essere in grado magari in futuro di contenere i danni delle malattie degenerative del cervello».
Gli studi prendono spunto da una geniale intuizione di Malacarne, un ricercatore italiano di medicina, che già nel 1700 si pose il problema di capire se l'apprendimento, e di conseguenza la memoria delle esperienze del passato, siano in grado di modificare la struttura cerebrale. Una domanda cui adesso si risponde senza dubbio in modo positivo.
Il nostro cervello è sensibile a tutte le variazioni dell'ambiente, a tutti i nuovi stimoli che si affacciano nella nostra vita e che portano con sé pericoli o gratificazioni.
Davanti a queste sollecitazioni il cervello si attiva e cerca di memorizzare più dati possibili, utili in futuro per cercare di ripetere l'esperienza o evitarne i pericoli. Con questa attività si attiva un processo di comunicazione fra neuroni in grado di sviluppare e ampliare le diverse aree del cervello, che, come foglioline, spuntano dai rami della struttura cerebrale. Il punto importante è che maggiori sono le esperienze immagazzinate e maggiori saranno i rami fioriti.
La nostra memoria ricorda con più facilità eventi che si sono imposti nella nostra esistenza con una forte carica emotiva, ma attraverso attenzione, esercizio, organizzazione e tanta costanza possiamo migliorare le performance della nostra memoria. Vengono in aiuto le strategie cognitive, deduzioni, paragoni ed ipotesi. Si stima che l'essere umano ricordi il 10% di ciò che legge, il 20% di quello che ascolta, il 30% di ciò che vede, il 50% di ciò che vede e che sente, il 70% di ciò che discute con altri, l'80% di cui ha esperienza diretta e il 95% di ciò che spiega agli altri.
A tutte le età è quindi necessario imparare e continuare ad allenare adeguatamente cervello e memoria, mirando ad arricchire continuamente il nostro bagaglio di esperienze, in modo che il nostro encefalo continui sempre a germogliare.

Consigli utili
La prima cosa da fare è allenare la capacità di attenzione e concentrazione. Quando si osserva un'immagine, ad esempio, è importante soffermarsi sui dettagli, ripetere ad alta voce quello che si vede per fissare l'evento.
Dato che ricordiamo quello che ci piace o che ci dà stimoli, un utile suggerimento è associare quello che si deve ricordare a un'emozione, uno stimolo positivo.
Per studiare una materia ostica, ad esempio, bisognerebbe cercare di trovare motivi di interesse sia diretti che indiretti, per esempio vantaggi che la conoscenza potrebbe fornire.
Il grande Cicerone, per ricordare le sue lunghe orazioni, cercava di memorizzare delle parole chiave associandole a luoghi a lui conosciuti, come quelli che percorreva dalla sua abitazione al Senato romano. Più associazioni si riescono a trovare e più facile sarà ricordare. Per un nome si possono creare associazioni tra una parte di esso e nozioni a noi note, e per un numero, come per una data, delle associazioni con altri numeri o anche interne al numero stesso.
Un altro suggerimento utile è fare delle pause tra una fase di apprendimento e l'altra.
Nella vita di tutti i giorni è bene cercare di mettere gli oggetti di uso quotidiano sempre nello stesso posto, in quanto un comportamento abitudinario riduce le situazioni problematiche e libera la mente per nuove informazioni.
E' importante mantenere un discreto livello di attività sia sul piano intellettuale che fisico, ad esempio frequentare corsi di ginnastica e lezioni dell'Università della terza età, leggere, seguire programmi televisivi di carattere culturale.
Inserire in un contesto logico le informazioni da memorizzare. Ad esempio, se mettiamo in ordine degli indumenti seguendo un ordine logico (biancheria, maglioni, pantaloni, giacche ecc..), sarà molto più facile ritrovarli.
Si può memorizzare l'informazione attivando tutti gli organi di senso e in particolare immagini mentali di tipo visivo. Ad esempio, sarà molto più facile ricordare informazioni storiche se nel libro di testo sono presenti anche immagini visive o se si ha la possibilità di vedere un film che tratta quell'argomento.
Infine ripassare ed utilizzare ogni tanto ciò che è stato appreso.

Per saperne di più
www.inrca.it/ita/educsan/frmemo.htm
www.benessere.com/psicologia/arg00/memoria.htm

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