Giovani e timidi
Intervista al prof. Mario Barucci
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| Giovani e timidi |
'Il primo timore di questi ragazzi è il giudizio negativo degli altri o, peggio ancora, dello scherzo e della presa in giro - spiega il professor Barucci -. Senza la protezione rassicurante della famiglia hanno paura di arrossire, di piangere o di mostrare segni d'ansia. Divenendo così prigionieri di una gabbia che essi stessi si creano. I timidi in genere sono individui intelligenti e consapevoli del proprio valore: per questo hanno una maggiore capacità di autocritica, che li porta a prevedere le conseguenze sfavorevoli delle proprie azioni. Solo gli sciocchi, del resto, si credono bravissimi e pensano di essere sempre all'altezza della situazione'.
I maschi, rispetto alle femmine - sempre secondo la ricerca - sono maggiormente a rischio, perché culturalmente è l'uomo che deve distinguersi, affermarsi, intraprendere e conquistare.
Ovviamente la timidezza può manifestarsi in tanti modi e con varie sfumature.
I "Fantozzi" della situazione, per esempio, proprio per il desiderio di non essere notati spesso diventano maldestri e quindi più visibili che mai. Ma ci sono anche gli "insospettabili": persone ben inserite, stimate ed apprezzate, che riescono con destrezza a mascherare il proprio disagio.
Ma quand'è che la timidezza diventa "malattia"?
Risponde Barucci: 'Quando è particolarmente intensa, continua e soprattutto quando le strategie di difesa comportano un "evitamento" di tante situazioni esistenziali necessarie per un corretto rapporto con gli altri'.
E se volesse dare qualche consiglio ai genitori?
'Il primo, e fondamentale, è quello di non sottovalutare mai il problema. Il bambino che sistematicamente si isola dagli altri perché si ritiene non accettato o l'adolescente che passa le feste e le vacanze all'ombra dei genitori o del computer rappresentano situazioni che devono essere affrontate con i consigli, i suggerimenti e le eventuali correzioni da parte di persone qualificate. Il rischio di trascurare le prime avvisaglie può portare non soltanto a sofferenze, anche notevoli, per il soggetto che si sente costretto a misurarsi con gli altri ma anche, in futuro, alla ricerca di soluzioni "selvagge" di altro genere: abuso di alcool, droghe e atteggiamenti anticonformisti. L'insicurezza, infatti, può produrre irascibilità, intolleranza e crisi anche violente nell'ambiente familiare (segnalate nel 20% dei nostri casi); ma si può arrivare anche alla contestazione organizzata, alla violenza negli stadi e al fanatismo ideologico. Non rara, soprattutto negli ultimi tempi, la modalità di trovare rassicurazione e compenso all'interno di sette religiose'.
Oltre a quelle psicologiche, le terapie farmacologiche possono in qualche maniera aiutare a risolvere il problema?
'Sì, i farmaci possono aiutare attraverso una modificazione del tono dell'umore che di solito, in questi soggetti, è improntato a modalità depressive. Migliorando l'umore migliora anche la maniera di vedere la vita, se stessi e la capacità di collocarsi in maniera adeguata nella società. In conclusione, al di là delle terapie che, per fortuna, sono tante e tutte valide, nei confronti del problema timidezza una grossa responsabilità deve essere sentita da genitori ed educatori che hanno a che fare con bambini, adolescenti e giovani, perché quanto prima si interviene tanto più si ha la possibilità di correggere questo difetto e di evitare la sua trasformazione in patologia'.
Per saperne di più
"Le nevrosi oggi, tra psicanalisi e psicofarmaci", Mario Barucci, Utet Libreria
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