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Il cibo come nemico

Fame biologica e fame nervosa

Scritto da Francesco Morelli il 1 maggio 1999

Specialista in scienza dell'alimentazione e dietetica
Parlare di obesità, dieta, bulimia e anoressia potrebbe anche sembrare un paradosso. Eppure, se un tempo l'obeso dimagriva per essere più magro e stare meglio, oggigiorno, invece, molte persone in sovrappeso, pur di dimagrire, rischiano sempre più spesso di diventare bulimiche od anoressiche.
Il cibo, per questi pazienti, è diventato un nemico mortale e così bulimia ed anoressia si stanno sempre più diffondendo come una vera e propria epidemia, interessando non solo giovani adolescenti (per lo più ragazze), ma anche persone di ogni età e sesso.
"Mai ricca abbastanza, mai magra abbastanza", si dice negli Usa ed è così che molte persone affrontano, quasi sempre senza un controllo medico adeguato, i più illogici trattamenti dimagranti che molto spesso si riducono a veri e propri digiuni o quasi. Solo che, dopo i primi chili perduti facilmente e i primi entusiasmi iniziali, questa fase di benessere indotta dalla restrizione alimentare comincia a diminuire progressivamente fino a che tutto quanto diventa "cibo" e la fame non è più di stomaco ma fame totale di corpo e di mente. La depressione comincia ad affiorare e insieme ad essa compaiono i primi segnali che spingono il paziente a un irrefrenabile desiderio di cibo. E' così che, col passare del tempo, periodi di dieta ristretta e periodi di abbuffate si alternano sempre più frequentemente, fino a creare una vera e propria conflittualità del paziente nei confronti del cibo che, in definitiva, diventa per lui odio e amore allo stesso tempo.
E' questo il quadro più frequente che viene a configurarsi quando, nel corso di un programma dimagrante, emerge un disturbo di comportamento alimentare di cui il più noto e ormai conosciuto è il Bed (Binge eating desorder, come viene chiamato dagli anglosassoni). In italiano il Bed diventa un "disturbo da abbuffate compulsive" e a differenza della bulimia nervosa non presenta il sintomo vomito.
Per quanto detto finora, e per prevenire i già citati disturbi del comportamento alimentare, mi sembra più che logico che chiunque affronti una dieta dimagrante debba soprattutto monitorare i propri stimoli nei confronti del cibo e più in particolare saper distinguere la fame biologica da quella nervosa, quest'ultima vera e propria anticipazione di un possibile disturbo alimentare.
Del resto è ormai certo che soddisfare la fame biologica ma non quella nervosa è sicuramente il primo passo verso il controllo del peso corporeo e la prevenzione dei disturbi del comportamento alimentare.
Il motivo è molto semplice: chi mangia per fame biologica smette di mangiare quando la quantità di cibo assunta è adeguata alle proprie necessità energetiche; chi mangia per fame nervosa provoca molto spesso nel proprio organismo profonde alterazioni delle sensazioni di fame e sazietà. Questo può portare a mangiare in modo sconsiderato, con un'inevitabile aumento del peso corporeo e una possibile insorgenza dei già citati disturbi del comportamento alimentare.

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