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Nel girone dei carrelli perduti

Scritto da Silvia Boschero il 1 marzo 1999

Scassinati, maltrattati, abbandonati ovunque.
Nel girone dei carrelli perduti
Bisognerebbe costituire un'associazione per la difesa del carrello, strumento utilissimo per il consumatore e necessario per il buon funzionamento di ogni supermercato che si rispetti.
Eppure fino ad ora a poco è servito il miglioramento delle sue prestazioni meccaniche, nonché l'ideazione, oltre dieci anni fa, del sistema di bloccaggio con le monete. Il carrello è ancora poco rispettato e i suoi temibili nemici sono quei consumatori che lo considerano troppo spesso un supporto "usa e getta".
Lasciato quasi sempre in stato indecoroso, il carrello lo si trova ovunque: negli scantinati delle case o abbandonato negli ingressi dei condomini, nelle discariche o nei giardini pubblici, in mezzo alle strade o tra le mani di qualche monello che lo usa come futuribile skate-board. Hanno di che lavorare le catene di montaggio della "Caddie", ditta produttrice francese che rifornisce buona parte dei supermercati e degli ipermercati Coop di mezza Italia e che in ogni caso lavora a spron battuto per renderlo sempre più solido. Ma tutto questo non basta, lo dimostra l'andamento del parco carrelli di uno qualsiasi tra i tanti negozi Coop: "Il nostro punto vendita di Scandicci - racconta il direttore Enzo Viti - per far fronte al flusso dei clienti ha bisogno di almeno 150 carrelli presenti in negozio, ma è raro che ciò avvenga perché ogni giorno ne vengono dispersi a decine, ovunque. Lo scorso anno abbiamo dovuto procurarcene altri cento, perché altrettanti erano scomparsi nel giro di soli sei mesi". Chissà in quale fantasioso paese delle meraviglie vanno a finire cento carrelli in questi sei mesi, di sicuro a Viti è capitato di vederne intere colonie, semi distrutte, accatastate come un cimitero di elefanti dimenticato ai margini della giungla metropolitana.
Una cosa è certa: a poco o nulla vale ormai l'ingegnoso sistema della moneta a riscatto e neppure gli avvisi sparsi dentro il negozio con l'invito a non abbandonarli. Le Coop devono affidarsi ad una ditta esterna per poterne recuperare qualcuno in giro per la città: "Una volta alla settimana un service, composto da almeno due uomini e un camion, gira per le strade e i giardini riuscendo a recuperare fino a quaranta carrelli, alcuni dei quali vengono ritrovati a diversi chilometri di distanza dal supermercato", prosegue Viti.
E' possibile prevedere le giornate più a rischio, quelle in cui viene meno il senso civico del consumatore medio e il carrello viene abbandonato con maggior disinteresse? "Sicuramente nei giorni di pioggia o nelle ore in cui è più difficile trovare parcheggio e nessuno ha voglia di tornarsene a mettere il carrello a posto". Tutto ciò comporta costi non indifferenti: oltre a quello notevole dell'acquisto di nuovi carrelli (quelli del negozio di Scandicci da 125 litri di capienza, piccoli rispetto ad altri supermercati, costano 150 mila lire circa), c'è dunque da pagare la ditta di recupero, che mediamente lavora un paio d'ore la settimana con prezzi che si aggirano sulle 240 mila lire. Per non parlare della manutenzione di quelli ritrovati, spesso in pessime condizioni, incidentati, senza ruote, o con il sistema di aggancio rotto per recuperare le 500 lire. Costi che inevitabilmente ricadono sul cartellino prezzi del negozio. Oltre al danno poi, è in agguato la beffa: un carrello abbandonato in strada è passibile di multa, perché può intralciare il traffico od ostruire passi carrai e ingressi di abitazioni: "In questo caso i vigili urbani telefonano al negozio, chiedendoci di venirli a ritirare il prima possibile".

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