Mangiar meno campar cent'anni
Le ricerche sui "radicali liberi"
Gli esperimenti in laboratorio lo dimostrano: mangiar meno, ma con un apporto adeguato di proteine, grassi, vitamine e sali minerali, aiuta ad allungare la vita e ad evitare l'insorgere di molte malattie.
L'ipotesi è questa: con l'alimentazione giornaliera l'uomo assume glucosio, acidi grassi, aminoacidi, tutti nutrienti utilizzati dai mitocondri (elementi presenti sotto forma di granuli, bastoncelli o filamenti nel citoplasma delle cellule) per produrre energia chimica cellulare (Atp). Durante le reazioni biochimiche per la trasformazione di questi nutrienti in acqua e anidride carbonica, l'organismo produce i radicali liberi, molecole altamente reattive che tendono ad ossidare in maniera distruttiva gli stessi mitocondri o altre componenti cellulari, compromettendo così il funzionamento della cellula stessa.
E così, via via che le cellule diventano meno efficienti, anche i tessuti degli organi perdono la loro capacità di funzionare e l'intero organismo riduce le proprie difese immunitarie. Questo processo - detto di perossidazione - porta, tramite complesse reazioni chimiche, all'aggiunta di ossigeno e, come si sa, troppo ossigeno fa arrugginire. Di conseguenza la durata della vita sembrerebbe inversamente proporzionale al consumo di ossigeno: più è alto il consumo di ossigeno, più elevato è il rischio di produrre radicali liberi nei mitocondri.
In conclusione: più calorie, più nutrienti, maggiore produzione di radicali liberi e, di conseguenza, di ossigeno. Pertanto tutto ciò che contribuisce alla minore produzione dei radicali liberi permette di conservare l'integrità funzionale e strutturale delle cellule, garantendo una maggiore sopravvivenza ed efficienza fisica. In questo senso, secondo alcuni ricercatori americani, una dieta ipocalorica riesce a prolungare la sopravvivenza, limitando i danni prodotti ai mitocondri dai radicali liberi.
Ciò accade ai roditori: ma potrebbe valere anche per l'uomo? La risposta, almeno per ora, è in sospeso, anche se è assai probabile che un'equilibrata restrizione calorica giornaliera possa ritardare l'invecchiamento anche negli esseri umani. In attesa di queste conferme, se è vero - come è vero - che il nostro organismo è sottoposto a continui attacchi di tipo ossidativo, è altrettanto vero però che esistono nell'organismo stesso numerosi sistemi di difesa antiossidativa, uno dei quali basato sull'azione delle vitamine E, C, A e del selenio, quest'ultimo presente nel tonno, tuorlo d'uovo, cereali integrali, latte, frutti di mare, pollo, cavoli e broccoli. Tuttavia, allo stato attuale, è assai difficile stabilire con esattezza quale sia l'apporto raccomandato di questi nutrienti perché possano svolgere una più efficace azione protettiva. Resta soprattutto da stabilire se una razione supplementare di questi nutrienti, sotto forma di prodotti dietetici, possa davvero garantire una protezione maggiore.
L'ipotesi è questa: con l'alimentazione giornaliera l'uomo assume glucosio, acidi grassi, aminoacidi, tutti nutrienti utilizzati dai mitocondri (elementi presenti sotto forma di granuli, bastoncelli o filamenti nel citoplasma delle cellule) per produrre energia chimica cellulare (Atp). Durante le reazioni biochimiche per la trasformazione di questi nutrienti in acqua e anidride carbonica, l'organismo produce i radicali liberi, molecole altamente reattive che tendono ad ossidare in maniera distruttiva gli stessi mitocondri o altre componenti cellulari, compromettendo così il funzionamento della cellula stessa.
E così, via via che le cellule diventano meno efficienti, anche i tessuti degli organi perdono la loro capacità di funzionare e l'intero organismo riduce le proprie difese immunitarie. Questo processo - detto di perossidazione - porta, tramite complesse reazioni chimiche, all'aggiunta di ossigeno e, come si sa, troppo ossigeno fa arrugginire. Di conseguenza la durata della vita sembrerebbe inversamente proporzionale al consumo di ossigeno: più è alto il consumo di ossigeno, più elevato è il rischio di produrre radicali liberi nei mitocondri.
In conclusione: più calorie, più nutrienti, maggiore produzione di radicali liberi e, di conseguenza, di ossigeno. Pertanto tutto ciò che contribuisce alla minore produzione dei radicali liberi permette di conservare l'integrità funzionale e strutturale delle cellule, garantendo una maggiore sopravvivenza ed efficienza fisica. In questo senso, secondo alcuni ricercatori americani, una dieta ipocalorica riesce a prolungare la sopravvivenza, limitando i danni prodotti ai mitocondri dai radicali liberi.
Ciò accade ai roditori: ma potrebbe valere anche per l'uomo? La risposta, almeno per ora, è in sospeso, anche se è assai probabile che un'equilibrata restrizione calorica giornaliera possa ritardare l'invecchiamento anche negli esseri umani. In attesa di queste conferme, se è vero - come è vero - che il nostro organismo è sottoposto a continui attacchi di tipo ossidativo, è altrettanto vero però che esistono nell'organismo stesso numerosi sistemi di difesa antiossidativa, uno dei quali basato sull'azione delle vitamine E, C, A e del selenio, quest'ultimo presente nel tonno, tuorlo d'uovo, cereali integrali, latte, frutti di mare, pollo, cavoli e broccoli. Tuttavia, allo stato attuale, è assai difficile stabilire con esattezza quale sia l'apporto raccomandato di questi nutrienti perché possano svolgere una più efficace azione protettiva. Resta soprattutto da stabilire se una razione supplementare di questi nutrienti, sotto forma di prodotti dietetici, possa davvero garantire una protezione maggiore.
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