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Il mistero dei 36 fazzoletti

Scritto da Miriam Serni Casalini il 1 febbraio 1999

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"Eh... ai miei tempi!".
Il mistero dei 36 fazzoletti
Così usano dire gli anziani con rammarico, come se quei tempi fossero stati davvero migliori. Non sempre è vero. Era la gioventù a renderli belli allora e oggi degni di rimpianto.
Mentre preparo la cena, guardo con occhio distratto la televisione. C'è l'ennesimo spot sugli assorbenti: con ali e senza ali, di seta, più lunghi, più bassi, invisibili, leggeri come piume, che donano asciutto, freschezza e libertà. Però, quant'è vero! Gli assorbenti hanno segnato la fine di una tortura tutta al femminile. Tormentosi cilici da portare e orridi bucati da fare, con la frequenza delle lunazioni. La mente corre indietro nel tempo. Avrò avuto undici anni.
- Smetti di leggere e guarda di fare qualcosa di concludente. Non sai tenere l'ago in mano -, mi diceva la zia Giulia.
Il leggere era considerato da lei una perdita di tempo, il saper cucire una dote indispensabile per una futura madre di famiglia.
- Come farai quando avrai marito e figli? Non sai nemmeno mettere una toppa!
- Una toppa? Ma io sposerò un signore e non avrò bisogno di cucire. Tanto meno di mettere toppe.
- Povera bambina, un signore non piglia te. Tieni: in attesa di questo signore comincia a fare il punto quadro a questi pannolini. Te li ho già sfilati.
Io mi ci mettevo svogliatamente, ma intanto il punto quadro lo facevo. Chiedevo alla nonna e alla zia:
- Mi dite cosa sono questi cosi con i peneri? Ne avrò già fatti almeno venti.
Rispondevano:
- Sono, sono... fazzoletti per il raffreddore. Te pensa a cucire e basta.
Intorno a questi fazzoletti c'era un mistero.
Quando ne ebbi orlati trentasei, tre dozzine, mi dissero basta. Furono completati con laccetti di nastro nei due angoli, cifrati, imbiancati, stirati e messi in un cassetto. In attesa. Ma di che cosa? Il mistero permaneva.
Un giorno ci fu un po' di trambusto per casa: un pissi-pissi fitto e riservato fra la mamma, la nonna e la zia Rita, di soli due anni maggiore di me. Prendevano la Ritina per mano e si ritiravano furtivamente in camera. Ne uscivano con atteggiamento da cospiratori. Io da questi conciliaboli ero rigorosamente esclusa. Non sono mai stata troppo curiosa, ma qui mi si nascondeva qualcosa di importante e io avrei voluto sapere. Nessuno mi disse mai niente.
In seguito capii da sola, per intuito, raccapezzando una parola qua e là dalle amiche. Ma anche fra compagne se ne parlava sottovoce, con reticenza, come se il diventare donne fosse una vergogna e non un dono di vita.
Ci venivano propinate ipocrite menzogne che ci facevano crescere in una totale ignoranza per le cose del sesso, e quando scoprivamo qualcosa questo qualcosa era sempre lacunoso e incompleto e, quel che è peggio, aveva sempre sapore di peccato!
Come ho detestato gli sciocchi eufemismi usati in sostituzione delle parole ciclo o mestruo: ha ruzzolato le scale, ha l'ohi-ohi, ha le su' cose, ha le visite e altre che non dico. Stupidaggini, certo. Ma così era "ai miei tempi". In questo caso proprio tempi da non rimpiangere.

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