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La leggenda del soldato sepolto

Scritto da Giorgio Celli il 1 febbraio 1999

00000076-00000001 Entomologo e saggista
La leggenda del soldato sepolto
Si racconta che sul finire della seconda guerra mondiale, un soldato, non importa qui ricordare di che fronte, fuggendo dal nemico si rifugiasse in un bunker sotterraneo, stracolmo di alimenti conservati. Non aveva fatto in tempo a entrare che un colpo di cannone sparato a casaccio ne aveva seppellito l'entrata, impedendo al soldato di uscire "a riveder le stelle". Per sfortuna nella sfortuna, il cibo, formato da scatolette, insaccati, frutta secca e bevande a non finire, dal vino alle spremute di agrumi, era di una quantità così imponente da consentire al povero sepolto vivo di non morire di fame, anzi addirittura di banchettare per anni. E gli anni cominciarono a scorrere implacabili senza che il bunker, ben nascosto com'era, venisse scoperto da qualcuno, che avrebbe così fatto evadere il soldato da quel carcere profondo, che rischiava di mutarsi alla fine nella sua tomba. A poco a poco, il recluso perse la nozione del tempo.
I cibi sempre uguali, senza alcuna stagionalità, l'assenza del sole, che scandisce con il suo corso nel cielo il succedersi del giorno e della notte, fecero sì che la memoria del soldato si smarrisse, e che lui si sperdesse in un universo uniforme, senza scansioni cronologiche.
Dopo molti anni, un bel giorno, un rumore di martelli pneumatici ruppe il silenzio di quella catacomba, e un raggio di sole, che colpì gli occhi del prigioniero come una meteora di fuoco, lo fece certo che il suo ergastolo era finito e che era in procinto di ritornare tra gli uomini. Fu ricoverato in un grande ospedale per procedere alla sua riabilitazione, che si prevedeva lenta. E sapete che cosa accadde? Furono le verdure, e soprattutto la frutta di stagione, a rimetterlo in sintonia con il tempo, e ovviamente con il mondo. Le ciliegie, con il loro rosso splendore, lo resero cosciente che era primavera. I cocomeri e i meloni, con i loro arcobaleni purpurei e gialli, gli fecero battere il cuore in sintonia con il cuore dell'estate, l'uva gli parlò delle prime nebbie sulle colline e d'inverno le castagne bollite, o cotte sul fuoco nella padella tutta-buchi, gli scaldarono il cuore e gli fecero desiderare la caduta soffice della neve.
Impariamo da quel soldato: la frutta e le verdure di stagione, al contrario delle altre, hanno il potere di rimetterci in un contatto più naturale con il mondo e le sue vicende. E se si tratta di ortofrutticoli ottenuti con i metodi della produzione integrata o biologica, tanto meglio. Se noi siamo quello che mangiamo, mangiare in maniera più naturale migliora noi stessi, e la qualità della nostra vita.

Dal decalogo del "Consumo sostenibile"
2. Preferire alimenti freschi di stagione, di origine locale e, quando disponibili, di produzione biologica.

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