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In fondo al colon

Le origini, i disturbi, la prevenzione della colite

Scritto da Alma Valente il 1 settembre 1998

00000009-00000001 Giornalista

Nata a Roma. Dopo la laurea in Filosofia ha insegnato per due anni. Successivamente ha lavorato presso l'Ufficio Stampa della Presidenza dei Gruppi Parlamentari della Camera dei Deputati. Trasferitasi a Firenze, ha iniziato a collaborare con l'Informatore, con articoli inerenti la medicina. Dal '97 ha cominciato a fare televisione: prima come inviata per la trasmissione Informacoop e poi curando una rubrica dedicata alla salute all'interno di Liberetà (trasmissione dello Spi-CGIL). Dal 2001 ha iniziato l'esperienza di produttore di programmi televisivi. Attualmente cura e conduce su RTV38-Odeon "Salve Mercurio", trasmissione di educazione sanitaria che si realizza sotto l'egida della Facoltà di Medicina e Chirurgia dell'Università di Firenze. Nel frattempo continua ad esplicare la sua azione di addetto stampa come free lance.
Ormai è un dato di fatto. Rispetto a 15 anni fa le persone che soffrono di colite sono più del doppio. Le cause? A detta degli esperti molto dipende da alimentazione sbagliata, vita sedentaria e stress: tre caratteristiche della cosiddetta società del benessere. Eppure, seppure in maniera più limitata, sembra che il genere umano abbia sempre dovuto fare i conti con il proprio colon. Già nei papiri egizi si trovano disegni di uomini che raccolgono fiori ed erbe per preparare infusi e clisteri, mentre la millenaria medicina cinese insegnava a curare i dolori addominali massaggiando la pancia dei sofferenti con piccole e rudimentali ruote di legno. E potremmo fare mille altri esempi, fino ad arrivare ai giorni nostri, su come i popoli ricercassero i sistemi più originali per trattare la colite.
Ma di che si tratta? Perché viene? E come dobbiamo comportarci in caso di diagnosi positiva? Ne abbiamo parlato con il dottor Giacomo Trallori, dirigente di 1° livello dell'Unità operativa di gastroenterologia dell'azienda ospedaliera di Careggi.
«Da un punto di vista medico la colite è l'infiammazione della mucosa intestinale, che può essere determinata da batteri (specifica) o da un cattivo stile di vita (aspecifica) - spiega Trallori -. Fare dunque una diagnosi precisa è il primo compito di ogni medico che si trovi a visitare un paziente che dice di avere mal di pancia, gonfiore intestinale, strizzoni ed altri disturbi. E questo per capire se i sintomi evocano una malattia importante oppure sono solo disturbi di tipo funzionale».

Quella che genericamente viene chiamata colite può quindi presentarsi sotto forme diverse?
«Certamente. Per questo, torno a ripetere, è fondamentale per il buon esito del problema sottoporsi a delle visite accurate. Le coliti, infatti, possono essere acute o croniche; vere o funzionali. Le prime, sempre collegate ad agenti infettivi, sono quelle che oggi, nell'era antibiotica, si risolvono agevolmente con cure brevi e intense senza lasciare tracce e postumi. Importante, per questo tipo di patologia, è la prevenzione. Stare cioè attenti, specialmente in occasione di viaggi in paesi orientali e tropicali, a quello che si beve o si mangia. Le coliti croniche invece possono essere causate sia da intolleranze alimentari come quella verso il glutine, la cosiddetta celiachia, che può essere diagnosticata attraverso gli esami del sangue e risolta evitando cibi che contengono frumento, orzo, avena e segale, sia da malattie infiammatorie definite scientificamente come malattia di Crohn e colite ulcerosa».

E' vero che quest'ultime, considerate patologie importanti, sono in aumento nella nostra regione?
«Purtroppo sì. Solo nella provincia di Firenze vengono registrati ogni anno dai 5 agli 8 casi in più ogni 100 mila abitanti. C'è da dire però che pur non conoscendone le cause, grazie alla competenza dei centri specialistici presenti in Toscana, possono essere curate molto bene. La rassicurazione che mi sento di dover dare a questi pazienti è che una volta raggiunta la remissione della malattia possono fare quello che la popolazione normale fa in quanto a vita quotidiana, sportiva, sociale e, nel caso delle donne in età fertile, riproduttiva».

E per quanto riguarda il famoso colon irritabile, che tanti fastidi procura a una larga fetta di popolazione, soprattutto femminile?
«E' una delle patologie più frequenti e di difficile trattamento perché, pur non rappresentando nulla di grave dal punto di vista patologico, rappresenta per il paziente una noia fisica e mentale tale da abbassare il livello di qualità della vita».

Quanto influisce lo stress su questo tipo di colite?
«Molto, perché i recettori del sistema neurovegetativo vengono implicati a tal punto da far diventare il colon l'organo bersaglio del nostro stress. In altre parole su di lui si riversano ansie, rabbie e nervosismi, facendolo diventare quasi il baricentro dei nostri sentimenti. Un peso che, a lungo andare, si fa sentire!».

Una volta accertata la diagnosi come è possibile intervenire?
«I mezzi terapeutici sono tre, utilizzati a diversi livelli: il regime alimentare, i farmaci e il movimento. Per quanto riguarda l'alimentazione il consiglio fondamentale è quello di aumentare l'assunzione di liquidi e di fibra. Negli ultimi 20 anni la fibra alimentare è emersa come il fattore dietetico principale e più studiato nel trattamento di molte malattie e anche nei pazienti con colon irritabile può esercitare un effetto curativo. La definizione di fibra alimentare però è assai difficile e non tutti i ricercatori e i medici hanno le idee ben chiare a questo proposito. In alcuni casi infatti non occorre ricorrere alla crusca o a sofisticati cibi altamente costosi e di dubbia efficacia, ma basta programmare una dieta che preveda un incremento costante di frutta, verdura, legumi e cereali. Prodotti che, per fortuna, nella nostra rigogliosa terra di Toscana sono presenti e di buona qualità. Per quanto riguarda i farmaci è bene usarli con parsimonia, sia quelli tradizionali che alternativi (omeopatici, naturali ecc.), perché sono tutti 'sintomatici', funzionano cioè al momento, ma una volta cessati smettono la loro azione. E' importante invece fare ginnastica di vario tipo tutti i giorni, o comunque 1 o 2 volte la settimana, per mantenere in buon esercizio fisico i muscoli addominali, fondamentali per l'esecuzione delle nostre funzioni fisiologiche».

Per saperne di più...
- Associazione "A.m.i.c.i." (Associazione malattie infiammatorie croniche intestinali), Tel. 055/8396193, che si occupa della malattia di Crohn e di colite ulcerosa. Opera da alcuni anni e agisce con attività di supporto ai pazienti con queste patologie.
- Centro di riferimento regionale per le malattie infiammatorie croniche intestinali, Tel. 055/4277437-284, presso l'Unità operativa di gastroenterologia dell'azienda ospedaliera Careggi, diretta dal professor Franco Pacini. E' possibile prenotare esami endoscopici e ambulatoriali specialistici.
- Centro studi fiorentino malattie infiammatorie croniche intestinali, Tel. 055/4250203; E-Mail: gtrallo@ tin.it.
- Associazione italiana celiachia, segreteria Toscana Tel 0574/583169

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