Se il pesce è d'aprile
Le burle più curiose
Perfino Giuseppe Pitrè, il rigoroso e autorevole studioso di tradizioni popolari, incontrò non poche difficoltà nel chiarire le origini e le ragioni della consuetudine di giocare burle nel giorno del 1° d'aprile. Del resto fu il Pitrè stesso ad avvertire che compiere una ricerca nel campo delle beffe è rischioso: come si può avere la certezza che ciò che si studia non sia a sua volta frutto di una celia?
Ora, se è troppo arduo e insicuro ricercare origini e motivazioni, più divertente è senz'altro ripercorrere anche brevemente le più celebri bravate che in quel giorno si sono consumate.
Forse la burla più antica di cui si abbia memoria documentata è quella che un tal maestro Buoncompagno da Firenze giocò, sulla fine del 1200, alla popolazione bolognese. Con un ben organizzato 'battage' pubblicitario, fece sapere in giro che il 1° d'aprile, usando un congegno di sua invenzione, avrebbe spiccato il volo dal Monte di Santa Maria e sorvolato la città. La curiosità fu grande e uguale fu la partecipazione dei cittadini in attesa. Buoncompagno si presentò regolarmente all'appuntamento, cominciò a trafficare su un paio di enormi ali, ma alla fine rinunciò a spiccare il volo adducendo come scusa un improvviso vento contrario.
In genere la motivazione che spinge a inventare un 'pesce' è quella di carpire la buona fede della vittima predestinata, per indurla a compiere gesti illogici o assurdi. Certo, è abbastanza facile mandare un ingenuo ragazzino a comprare un chilo di sale sciocco, sei uova di gallo, dell'olio per smacchiare, una fune per legare il vento, oppure del latte di maiale. Più difficile, e quindi di maggior successo, è gettare nel panico un'intera nazione con la minaccia infondata di una guerra, quale fu la beffa che Orson Welles giocò agli americani da una stazione radio il 30 ottobre del 1938. Si potrà obiettare: ma cosa c'entra con il pesce d'aprile? C'entra, perché Welles aveva progettato che la trasmissione venisse irradiata proprio in quel giorno; poi, per ragioni tecniche, dovette essere rimandata.
Nel 1878 a Firenze era ancora vivo il ricordo del maharajà indiano Raiaram Cuttraputti il quale, morto improvvisamente in città nel 1870, fu cremato alla confluenza di Mugnone e Arno, con una cerimonia del tutto sconosciuta ai fiorentini. Nel marzo di quell'anno apparve sulla 'Gazzetta d'Italia' la notizia che il giorno 1° d'aprile sarebbe stato cremato nel parco delle Cascine un altro indiano, anch'egli morto all'improvviso in città. Una grande folla si radunò nel punto dove avrebbe dovuto svolgersi la cerimonia. Ma dopo diverse ore d'attesa, invece del carro funebre con il cadavere, sbucarono dai cespugli vicini alcuni giovanotti i quali, con aria indifferente, si misero a gridare: 'Pesci d'Arno fritti!'. I curiosi capirono la burla e, riferisce un cronista dell'epoca, si allontanarono alla chetichella facendo... gli indiani.
Ora, se è troppo arduo e insicuro ricercare origini e motivazioni, più divertente è senz'altro ripercorrere anche brevemente le più celebri bravate che in quel giorno si sono consumate.
Forse la burla più antica di cui si abbia memoria documentata è quella che un tal maestro Buoncompagno da Firenze giocò, sulla fine del 1200, alla popolazione bolognese. Con un ben organizzato 'battage' pubblicitario, fece sapere in giro che il 1° d'aprile, usando un congegno di sua invenzione, avrebbe spiccato il volo dal Monte di Santa Maria e sorvolato la città. La curiosità fu grande e uguale fu la partecipazione dei cittadini in attesa. Buoncompagno si presentò regolarmente all'appuntamento, cominciò a trafficare su un paio di enormi ali, ma alla fine rinunciò a spiccare il volo adducendo come scusa un improvviso vento contrario.
In genere la motivazione che spinge a inventare un 'pesce' è quella di carpire la buona fede della vittima predestinata, per indurla a compiere gesti illogici o assurdi. Certo, è abbastanza facile mandare un ingenuo ragazzino a comprare un chilo di sale sciocco, sei uova di gallo, dell'olio per smacchiare, una fune per legare il vento, oppure del latte di maiale. Più difficile, e quindi di maggior successo, è gettare nel panico un'intera nazione con la minaccia infondata di una guerra, quale fu la beffa che Orson Welles giocò agli americani da una stazione radio il 30 ottobre del 1938. Si potrà obiettare: ma cosa c'entra con il pesce d'aprile? C'entra, perché Welles aveva progettato che la trasmissione venisse irradiata proprio in quel giorno; poi, per ragioni tecniche, dovette essere rimandata.
Nel 1878 a Firenze era ancora vivo il ricordo del maharajà indiano Raiaram Cuttraputti il quale, morto improvvisamente in città nel 1870, fu cremato alla confluenza di Mugnone e Arno, con una cerimonia del tutto sconosciuta ai fiorentini. Nel marzo di quell'anno apparve sulla 'Gazzetta d'Italia' la notizia che il giorno 1° d'aprile sarebbe stato cremato nel parco delle Cascine un altro indiano, anch'egli morto all'improvviso in città. Una grande folla si radunò nel punto dove avrebbe dovuto svolgersi la cerimonia. Ma dopo diverse ore d'attesa, invece del carro funebre con il cadavere, sbucarono dai cespugli vicini alcuni giovanotti i quali, con aria indifferente, si misero a gridare: 'Pesci d'Arno fritti!'. I curiosi capirono la burla e, riferisce un cronista dell'epoca, si allontanarono alla chetichella facendo... gli indiani.
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