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Bimbi senza diritti

In marcia per Ginevra. L'impegno della Coop

Scritto da Roberto Cavallini il 1 aprile 1998

00000060-00000001 pubblicista.

Fiorentino, diplomato in lingue, conosce il francese, lo spagnolo e l'inglese.

Direttore di Coopinforma e del corrispettivo sito www.coopinforma.it. Responsabile del dipartimento comunicazione e attività sociali dell'Associazione Cooperative Consumatori Distretto Tirrenico e dei progetti di solidarietà internazionale della Associazione Nazionale, ANCC/COOP.

Attento e sensibile ai temi socio culturali legati alla globalizzazione e al consumo critico, si diletta in fotografia.
Per sua fortuna ha molto viaggiato e, quando possibile, lo fa ancora.
Bimbi senza diritti
Alla fine del 1996 l'Organizzazione internazionale del lavoro (Oil), che ha sede a Ginevra, ha stimato in oltre 250 milioni i bambini, tra i 5 e i 14 anni, che nei Paesi in via di sviluppo lavorano. Sono 1 su 4, più del 25 per cento: in Africa, America latina ma soprattutto Asia. La stessa percentuale di bimbi che non frequentano la scuola, anche se non sempre i due fenomeni sono coincidenti.
Molti sono gli strumenti internazionali che dovrebbero tutelare i bambini sul fronte del lavoro. Innanzitutto la convenzione delle Nazioni Unite sul diritto del bambino. Firmata da 190 paesi, la convenzione, che è vincolante, dichiara che i bambini hanno gli stessi diritti degli adulti e che le decisioni che li riguardano devono essere prese nel loro migliore interesse. Anche l'Organizzazione internazionale del lavoro, nella sua convenzione sull'età minima, afferma che nessun bambino dovrebbe lavorare prima di aver completato la scuola obbligatoria o aver compiuto 15 anni. I lavori leggeri possono essere svolti dai bambini oltre i 12 anni di età nei paesi in via di sviluppo, ma i lavori pericolosi sono vietati a chi non ha superato i 18 anni. Oltre 50 paesi hanno sottoscritto questa convenzione ma tra questi non vi sono il Brasile, l'India, il Pakistan e molti altri.

In marcia per Ginevra
La marcia contro lo sfruttamento del lavoro infantile ('Global March'), partita in questi giorni con il sostegno di centinaia di organizzazioni di tutto il mondo, fra cui anche l'Associazione nazionale cooperative di consumatori, attraverserà i continenti per arrivare a Ginevra nel prossimo giugno e ha come obiettivo l'approvazione di una nuova convenzione per combattere le forme più intollerabili di lavoro minorile.
La Comunità europea ha adottato un sistema generale che offre il vantaggio di tasse di importazione più basse sulle merci provenienti dai Paesi conformi alle disposizioni della Convenzione dell'Oil sulla libertà di associazione e l'età minima per il lavoro minorile. Gli Stati Uniti impongono penalità ai Paesi che violano gli standard internazionali sul lavoro minorile. Sempre l'Unione europea ha varato un programma, nel maggio '97, che punta al contenimento e all'eliminazione progressiva del lavoro minorile nella fabbricazione di palloni in Pakistan.
Ma anche nei paesi del Sud del mondo non è difficile rintracciare nella legislazione norme di tutela dei minori. Purtroppo non vi sono controlli governativi o quando ci sono, come afferma un esportatore di Jalandhar, in India, citato in una ricerca dell'associazione internazionale 'Christian Aid', 'a volte gli ispettori vengono, ma poi ricevono la bustarella e se ne rivanno'. Shivaji Singh, della National Human Rights Commission, concorda: 'Dovremmo promuovere il coinvolgimento di gruppi di organizzazioni non governative onesti, affidabili, legati al territorio, in quanto tra gli ispettori del Governo regna la corruzione'.
Rimane quindi il fatto che l'impiego di manodopera infantile sia tollerato, se non promosso, da molti paesi in via di sviluppo e che le pressioni internazionali si sono rivelate poco efficaci di fronte al circolo vizioso che spinge i paesi poveri a guardare solo ai vantaggi economici immediati. Occorre dare a questi bambini scuole e la possibilità di frequentarle, sostenere i bilanci delle famiglie più povere, fare pressione perché le legislazioni nazionali recepiscano gli indirizzi internazionali e creare nuove opportunità di lavoro, dalle retribuzioni adeguate, per i capofamiglia.

Schiavi del pallone
Come spesso accade le vergogne epocali vengono occultate dallo scorrere quotidiano degli avvenimenti. Ma improvvisamente riappaiono in tutta la loro drammaticità a causa di un singolo fatto emblematico. Così è stato per l'omicidio del piccolo lavoratore pakistano Iqbal Masish, che osava ribellarsi allo sfruttamento e alla miseria in cui era costretto a vivere. Così il largo uso di mano d'opera infantile, le condizioni di sfruttamento dei lavoratori sono balzate agli onori della cronaca. Per la prima volta Oil, Unicef, 'Save the Children', Ong Pakistane e Camera di Commercio di Sialkot, zona dove è concentrata la produzione mondiale di palloni, hanno sottoscritto un programma che intende combattere il lavoro minorile.
Da Intergroup, la centrale di acquisto delle cooperative europee nei mercati di produzione asiatici, è stato varato un codice di condotta che prevede l'interruzione di rapporti con imprese che utilizzano mano d'opera minorile, producono danni ambientali o alla salute dei lavoratori, non rispettano i più elementari diritti umani e civili. Con questo codice viene anche attivato un fondo destinato a migliorare la qualità della vita dei minori di quelle realtà.
Naturalmente questo codice prevede norme minime che le imprese cooperative si danno per operare con coerenza ai propri principi e valori sul mercato, di per sé però non sufficienti a definire processi produttivi 'etici', controllati e certificati da soggetti autonomi, riconosciuti e indipendenti.

L'impegno della Coop
Dagli inizi del '97 Coop si è impegnata per offrire, insieme ai prodotti alimentari del commercio equo, anche prodotti non alimentari importati dal Sud est asiatico, che potessero avere un controllo e certificazione 'etica' garantita. 'Le difficoltà incontrate sono state enormi - sostiene Riccardo Bagni, vicepresidente di Coop Italia -. Da parte di alcuni produttori contattati non si sono riscontrate disponibilità tangibili. Eppure non chiedevamo la luna: divieto d'uso di mano d'opera minorile, rispetto delle convenzioni Oil, controlli da parte di organizzazioni non governative locali su tutto il processo produttivo. In cambio c'era la disponibilità a riconoscere prezzi di acquisto anche sensibilmente più alti e garanzie di commesse continuative'.
Alla fine l'impegno comune di Coop e TransFair Italia ha realizzato un progetto in grado di offrire al consumatore italiano un primo prodotto con valenze 'etiche': il pallone, oggetto simbolo dello sfruttamento del lavoro dei minori.
Sui palloni sarà stampigliato il marchio 'Fair Trade', 'No child labour', 'Community Benefits'. L'iniziativa, prima in Europa, ha l'obiettivo di rendere 'eticamente puliti' quei prodotti oggi marchiati dal segno dello sfruttamento. Un obiettivo ambizioso, ma non impossibile. Sono di buon auspicio la soddisfazione e l'apprezzamento espressi da tante personalità di estrazione diversa: il ministro Dini, il segretario della Cgil Cofferati, il presidente della Fiorentina Cecchi Gori, il giornalista Bruno Pizzul.

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