L'Europa secondo Anna
A teatro con il nuovo spettacolo della Meacci
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| L'Europa secondo Anna |
Come ti è venuta l'idea di portare sul palcoscenico un tema come questo?
«E' la cosa alla quale pensano tutti gli italiani in questi ultimi mesi. Basta accendere la tv e vedi che non c'è trasmissione che ignori l'argomento. Non si parla di altro».
«Noi dobbiamo entrare in Europa - rafforza l'attrice, che può contare per il suo spettacolo sulla supervisione satirica di Vauro - dobbiamo andare a Maastricht! Ma lo sapranno quelli di Maastricht che gli arriva tutta questa gente? Guarda che siamo parecchi! L'Europa è come il sesso, quelli che ne parlano tanto ne fanno sempre poco e quel poco che fanno lo fanno malissimo. Viviamo in un'epoca senza certezze, che ha assistito al crollo di muri, miti, convinzioni, convenzioni, partiti, persone, nazioni, religioni e l'Europa ci viene contrabbandata come ultima certezza».
Ma tu che ne parli tanto lo sai almeno dov'è Maastricht?
«Pensavo non esistesse neanche... e invece esiste. E' uno sputino tra l'Olanda, il Belgio e la Germania. Secondo me c'è anche un clima di cacca; però ci andiamo lo stesso. Io coperta bene perché ho i reumatismi... ma sarà bellissimo!».
Torniamo al tuo titolo: una volta dalla sponda del fiume si aspettava di veder passare il cadavere del nemico...
«Forse è proprio la stessa cosa... Chissà com'è il cadaverone di Maastricht?».
Ma ce la vedi tu la massaia andare a fare la spesa e comprare la mozzarella con l'Euro?
«Io non drammatizzo, anzi a me fa ridere tutto ciò. Qui poi nel circondario hanno fatto anche le 'prove tecniche di trasmissione' in un paio di Comuni. Bene, m'immagino questa cosa come se fosse un gioco: un grande Monopoli con le sue belle banconotine».
«Inevitabilmente - conclude Anna Meacci, che insieme ad Andreotti, Migone, Ruisi, Trambusti e Conti firma anche i testi dello spettacolo - ho pensato alla mia nonna di novantadue anni. Lei quando hanno istituito nei negozi l'uso della cassa, legata com'era ai buoni della Miralanza, ogni mese tornava dai proprietari, riportava tutti gli scontrini accuratamente conservati e diceva "E ora cosa mi date di premi?". Adesso spiegarle l'Euro mi sembra davvero un'impresa difficile».
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