Artieri in cucina
Bilanci e prospettive della Copart
«
Ci vorrebbe un decreto per la rottamazione delle cucine!». La battuta di Riccardo Conticelli, responsabile commerciale della Copart, cooperativa artieri, sottolinea le difficoltà in cui si dibatte il settore dei produttori di mobili. Da cinque anni si compra poco, complici la crisi economica e la stasi edilizia. «Del resto - e ora dalla battuta si passa alla constatazione seria - se si orientano i consumi verso l'automobile, come si è fatto in questo anno, poi alle famiglie mancano i soldi per altre spese impegnative, come quelle per rinnovare l'arredamento». Per fortuna fino ad ora ha retto il mercato internazionale, soprattutto quello dei paesi dell'Est - dove la Copart piazza bene i suoi articoli - e addirittura del Giappone. Ma per la cooperativa è essenziale rafforzarsi e adeguarsi alla mutata situazione del mercato interno. «E' passato il periodo delle cucine composte con moduli tutti uguali: oggi ogni vendita ha una soluzione personalizzata, con misure che devono adeguarsi e sfruttare al meglio gli spazi della casa», ribadisce Alessandro Alderighi, che è stato presidente per lunghi anni della cooperativa ed ora è sindaco di Limite. Per questo la Copart dalla primavera scorsa ha iniziato la vendita diretta presso il proprio stabilimento di Limite sull'Arno, rafforzando così il rapporto con l'utente, recependone direttamente le esigenze oltre la mediazione di rappresentanti e mobilieri.
Ma come mai i prezzi per arredare una cucina sono diventati così impegnativi? «Ci sono due aspetti - spiega Conticelli -. Da una parte si richiedono prestazioni sempre migliori e la cucina ha cessato da tempo di essere una composizione di armadietti con ripiani e qualche cassetto; si esigono elettrodomestici funzionali e tecnologicamente avanzati, piani di lavoro anti-graffio e... anti-tutto, lavelli in acciaio di ottima qualità, spazi facilmente raggiungibili con soluzioni meccaniche sempre più funzionali. Tutto questo ha un costo e richiede la partecipazione di tante imprese specializzate. Il prezzo finale è la sommatoria di tutti questi costi e qualcosa di più: il progetto accurato per rendere estremamente funzionale il tutto». A questi aspetti, dovuti alle esigenze delle famiglie e all'accoglienza e funzionalità della casa, se ne aggiunge un altro strutturale, proprio del settore. «Nell'industria dell'arredamento - continua Alderighi - non si è realizzata quella concentrazione che può permettere una minore incidenza dei costi e una produzione quantitativamente molto elevata. Le più importanti aziende del settore non sono molto più grandi della Copart e su questi numeri non si possono attuare quelle economie di scala che si hanno sui prodotti industriali. I mobilieri restano, chi più chi meno, nell'ambito delle aziende artigianali».
Dalla Copart escono oggi 2 mila cucine all'anno e gli spazi del grande capannone di 5 mila metri quadri sono occupati da macchinari che nella maggior parte dei casi servono a diminuire la fatica del trasporto dei pezzi. Solo nei lavori più ripetitivi entrano in gioco sofisticate macchine a controllo numerico. Ma non sostituiscono l'intervento umano nel formare e assemblare i mobili. Ogni singola cucina all'inizio è una scheda, con le misure rilevate dalla pianta o nella casa del cliente, che passa da reparto a reparto, mentre sul nastro si allineano i singoli componenti, per arrivare alla fine alla linea dell'imballaggio.
Quale futuro per questi 30 soci e lavoratori di Limite? «La Copart ha dovuto affrontare cambiamenti radicali in oltre 50 anni di vita. Anche questa volta - conclude Conticelli - c'è la consapevolezza di dover affrontare un periodo nuovo, con esigenze diverse da parte del consumatore e in una situazione di crisi complessiva del settore. Contiamo molto sul rapporto diretto con i clienti, per poter avere una carta in più da giocare nel mercato».
Dalle barche alle cucine
La cooperativa artieri nasce nel maggio del 1945 come cantiere navale, seguendo la tradizione di Limite che fin dal XVI secolo è sede di cantieri per imbarcazioni adatte a navigare sull'Arno, un'importante via di comunicazione per il trasporto delle merci fra il mare e Firenze. La riconversione fra la produzione di naviglio di piccolo cabotaggio e quella di mobili per cucina avviene negli anni '50 e si rafforza con il boom degli anni '60: l'inizio del benessere nelle famiglie porta di tutto nelle case degli italiani, comprese le cucine componibili. Da quegli anni la Copart diventa una realtà importante nell'ambito del settore, grazie all'abilità e alla professionalità dei suoi primi soci.
Oggi la cooperativa conta 30 soci-dipendenti, la maggior parte impiegati nella produzione dei mobili, e un consistente reparto di progettazione e assistenza. Degli esordi Copart mantiene il design sobrio ed elegante dei propri prodotti, orientati alla concretezza e alla robustezza. Insomma, una produzione di qualità medio-alta, che a prezzi accessibili si propone di dare un prodotto duraturo e funzionale.
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| Artieri in cucina |
Ma come mai i prezzi per arredare una cucina sono diventati così impegnativi? «Ci sono due aspetti - spiega Conticelli -. Da una parte si richiedono prestazioni sempre migliori e la cucina ha cessato da tempo di essere una composizione di armadietti con ripiani e qualche cassetto; si esigono elettrodomestici funzionali e tecnologicamente avanzati, piani di lavoro anti-graffio e... anti-tutto, lavelli in acciaio di ottima qualità, spazi facilmente raggiungibili con soluzioni meccaniche sempre più funzionali. Tutto questo ha un costo e richiede la partecipazione di tante imprese specializzate. Il prezzo finale è la sommatoria di tutti questi costi e qualcosa di più: il progetto accurato per rendere estremamente funzionale il tutto». A questi aspetti, dovuti alle esigenze delle famiglie e all'accoglienza e funzionalità della casa, se ne aggiunge un altro strutturale, proprio del settore. «Nell'industria dell'arredamento - continua Alderighi - non si è realizzata quella concentrazione che può permettere una minore incidenza dei costi e una produzione quantitativamente molto elevata. Le più importanti aziende del settore non sono molto più grandi della Copart e su questi numeri non si possono attuare quelle economie di scala che si hanno sui prodotti industriali. I mobilieri restano, chi più chi meno, nell'ambito delle aziende artigianali».
Dalla Copart escono oggi 2 mila cucine all'anno e gli spazi del grande capannone di 5 mila metri quadri sono occupati da macchinari che nella maggior parte dei casi servono a diminuire la fatica del trasporto dei pezzi. Solo nei lavori più ripetitivi entrano in gioco sofisticate macchine a controllo numerico. Ma non sostituiscono l'intervento umano nel formare e assemblare i mobili. Ogni singola cucina all'inizio è una scheda, con le misure rilevate dalla pianta o nella casa del cliente, che passa da reparto a reparto, mentre sul nastro si allineano i singoli componenti, per arrivare alla fine alla linea dell'imballaggio.
Quale futuro per questi 30 soci e lavoratori di Limite? «La Copart ha dovuto affrontare cambiamenti radicali in oltre 50 anni di vita. Anche questa volta - conclude Conticelli - c'è la consapevolezza di dover affrontare un periodo nuovo, con esigenze diverse da parte del consumatore e in una situazione di crisi complessiva del settore. Contiamo molto sul rapporto diretto con i clienti, per poter avere una carta in più da giocare nel mercato».
Dalle barche alle cucine
La cooperativa artieri nasce nel maggio del 1945 come cantiere navale, seguendo la tradizione di Limite che fin dal XVI secolo è sede di cantieri per imbarcazioni adatte a navigare sull'Arno, un'importante via di comunicazione per il trasporto delle merci fra il mare e Firenze. La riconversione fra la produzione di naviglio di piccolo cabotaggio e quella di mobili per cucina avviene negli anni '50 e si rafforza con il boom degli anni '60: l'inizio del benessere nelle famiglie porta di tutto nelle case degli italiani, comprese le cucine componibili. Da quegli anni la Copart diventa una realtà importante nell'ambito del settore, grazie all'abilità e alla professionalità dei suoi primi soci.
Oggi la cooperativa conta 30 soci-dipendenti, la maggior parte impiegati nella produzione dei mobili, e un consistente reparto di progettazione e assistenza. Degli esordi Copart mantiene il design sobrio ed elegante dei propri prodotti, orientati alla concretezza e alla robustezza. Insomma, una produzione di qualità medio-alta, che a prezzi accessibili si propone di dare un prodotto duraturo e funzionale.
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