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A casa della Pimpa

Un fumetto per insegnare i costumi

Scritto il 1 ottobre 1997

A casa della Pimpa

di Claudio Strano

Assieme a Paloma, il barboncino bianco che fa grandi feste all'entrata, e al misterioso gattone che sorveglia il prato della bella villa di Aquileia, sembra che da un momento all'altro debba spuntare anche lei, Pimpa, con le sue lunghe orecchie, gli occhi spalancati e la lingua perennemente penzoloni. E invece appare Francesco Tullio Altan, il noto disegnatore di tanti fumetti: Cipputi, Kamillo Kromo, Tinello, Trino e Kika e altri personaggi ancora fra cui, appunto, la cagnolina a pallini rossi che da quest'autunno metterà piede ufficialmente alla Coop. Pimpa, dunque, entra alla Coop. E noi entriamo nella casa di Altan, per conoscerla meglio attraverso il suo autore.
Francesco Tullio Altan, 55 anni, di origini friulane, ha la barba brizzolata e i toscanelli sul tavolo a portata di mano. Parla del suo personaggio a bassa voce, misurando le parole, con un misto di delicatezza e di rispetto verso un fumetto che è diventato qualcosa di più: il simbolo della purezza e della semplicità dell'infanzia.
«Pimpa è un personaggio che ha un rapporto diretto e, tra virgolette, umano con tutto - spiega -: con Armando, che è il suo padre-padrone e amico, con gli altri animali, con il sole, con le stelle, con gli oggetti. Sì, anche con gli oggetti della casa, che possono rientrare nella sfera dei prodotti di consumo».
Per Altan è questo 'il mondo di Pimpa', come lo chiama lui: quello che adesso ha accettato di far incontrare con un altro mondo, più difficile e insidioso, quello dei consumi. Per almeno tre anni l'immagine della Pimpa sarà infatti legata alla nuova campagna di educazione ai consumi di Coop. A casa della Pimpa - questo il nome dell'iniziativa a carattere pedagogico - consisterà in un'animazione comune a tutti i negozi Coop che svolgono attività di educazione nelle scuole. Coinvolgerà i bambini fino ai sette anni - delle scuole materne e del primo ciclo delle elementari - compresi nel primo dei tre programmi in cui è suddiviso il piano di lavoro Coop da qui al Duemila. Ma torniamo ad Altan.
Quando è uscita la prima storia della cagnolina a pois rossi?
Mi lasci fare due conti. Vediamo un po'... Nel 1975.
Ci spiega che cosa ha disegnato per Coop?
Ho disegnato il logo che raffigura la casa di Pimpa e sette pannelli di un metro e venti per un metro e settanta, realizzati con materiale ignifugo, sui quali ho rappresentato gli ambienti della casa: la cucina, il bagno, la camera da letto... I pannelli, colorati su entrambe le facce, possono essere composti in diversi modi, essendo uniti da semplici cerniere. Nella casa della Pimpa i bambini impareranno a distinguere i prodotti, a sceglierli, a pesarli.
Ma non pensa che questa versione consumerista del suo personaggio sia un po' forzata?
Non lo penso. Pimpa ha sempre avuto un rapporto personale anche con i beni di consumo: con il sacchetto della farina, ad esempio, a cui chiede per favore un po' di farina. O con il pane lievitato che, siccome è cresciuto tanto, va messo a letto a riposare...
Come le venne in mente, nel '75, l'idea della cagnolina?
E' un personaggio nato giocando con Chicca, la mia figlia unica, che all'epoca aveva due anni e mezzo. Il disegno fu proposto all'attenzione del Corriere dei piccoli e, circa un anno dopo, uscirono le prime storie.
Ed è stato subito un successo...
Pimpa ha sempre avuto un pubblico fedele di bambini molto piccoli. Comprano il mensile Pimpa, che esce da dieci anni, fino ai sette-otto anni di età. Poi devono rinunciare all'abbonamento perché sono cresciuti, ma non lo fanno a cuor leggero. Scrivono per scusarsi: 'Sono cresciuto, sa, non posso più...'. Frasi evidentemente suggerite dai genitori. C'è un legame affettivo molto forte che unisce i bambini al personaggio e che a me piace molto.
Non ci ha detto perché si chiama Pimpa...
E' il soprannome della moglie di un mio amico. Una signora romagnola che non vedo da molto tempo.
Sente ancora il piacere di disegnare questo fumetto?
Sì, ma forse è un piacere diverso rispetto a quello di vent'anni fa. Le prime storie sono sempre le più emozionanti. Poi credo che all'emozione subentri il piacere dell'artigiano, quello di fare le cose bene ripetendo gesti già noti.
Le storie risentono del cambiamento dei tempi?
Poco, perché il mondo di Pimpa è poco collegato ai fatti. Quello che contano sono le cose semplici!
Ha mai pensato di disegnare Pimpa al supermercato?
Potrebbe essere un'idea. Confesso che non mi era venuta prima. Però bisogna fare attenzione, perché non deve diventare un semplice giro della Pimpa tra i prodotti di consumo: non è questo il senso dell'operazione concordata con Coop.
I bimbi riescono ancora, secondo lei, a conservare un buon rapporto con la fantasia?
Quelli molto piccoli sì. E' subito dopo, con l'età, che cominciano a prendere atteggiamenti conformistici.
Lei è molto affezionato a Pimpa, ma a Cipputi non pensa più?
Anche a lui sono molto affezionato, anche se per motivi diversi. Lui non è un personaggio di storie, non ha un mondo tutto suo: è un personaggio della storia e il suo mondo è il mondo della realtà. Dopo la chiusura di Cuore lo disegno una volta alla settimana su Boxer.
Qualcuno dice che Cipputi è passato di moda...
Così com'è stato presentato, non certo da me, come il rappresentante ufficiale della classe operaia, forse sì. Ma io non credo che sia tramontato. E' solo un po' cambiato, come tutti. Vittorio Foa ha detto una cosa che mi piace molto: Cipputi è un uomo che lavora e per questo ha il diritto di esprimere un'opinione.
Professionalmente che novità sta preparando?
«Abbiamo realizzato i cartoni animati di Pimpa, una coproduzione tra la Rai e le televisioni francese e spagnola. E' la seconda serie, che esce finalmente dopo dodici anni, e sarà pronta a fine agosto. Tra qualche giorno sarà ultimato anche il cd rom interattivo, il primo con la Pimpa come protagonista. E' un gioco: si chiama Caccia alla torta».

Tra satira e disegni

Vita ed opere di Francesco Tullio Altan
Non ha bisogno di lunghe presentazioni Francesco Tullio Altan, noto più semplicemente come Altan. Nato nel 1942 a Treviso, negli anni Sessanta comincia a lavorare come sceneggiatore per il cinema e la televisione a Roma. Nel 1970 si trasferisce a Rio de Janeiro, dove crea il suo primo personaggio per bambini. Nel 1974 inizia la collaborazione regolare come cartoonist con alcuni giornali italiani. Rientrato in patria con moglie e figlia brasiliane, si stabilisce prima a Milano e poi ad Aquileia, dove vive tuttora. Nel '75 dà vita alla Pimpa e ai primi fumetti per adulti pubblicati su Linus. Le sue famose vignette di satira politica escono anche su L'Espresso, Cuore e Smemoranda. Ha pubblicato una dozzina di volumi su Cipputi - il suo personaggio più famoso - e altre raccolte di vignette satiriche e romanzi a fumetti. Alla fine del '95 é iniziata la produzione della seconda serie televisiva di Pimpa, 26 filmati di animazione di cui Altan ha curato la sceneggiatura. Tra le sue opere per bambini, ricordiamo Primo libro di Kika, continuamente in ristampa in vari paesi d'Europa.

Si comincia da Pimpa

I nuovi percorsi Coop di educazione ai consumi per scuole materne, elementari e superiori
La Pimpa non è in casa, ma la porta è aperta, i suoi piccoli amici possono entrare per aspettarla. E intanto organizzare una festa andando a far spese nel vicino ipermercato. Il compito è acquistare i prodotti che servono e si conoscono. I bambini, sulle prime un po' spauriti, si addentrano nelle corsie, imparano a riconoscere le etichette e ad orientarsi, e al loro ritorno trovano come sorpresa l'idolo delle loro prime letture, la Pimpa. La simpatica cagnolina, sotto le sembianze di un burattino animato, li intrattiene e li diverte, e inizia così una precoce educazione ai consumi. E' un esempio di animazione così come la vivranno, nell'anno scolastico '97-'98, migliaia di bambine e di bambini delle scuole materne e del primo ciclo delle elementari. A loro si rivolge A casa della Pimpa, il primo dei tre percorsi didattici che compongono il nuovo progetto integrato di educazione ai consumi studiato da Coop. Gli altri percorsi sono Lo scaffale del sapere, per i ragazzi del secondo ciclo delle elementari e delle medie , e Totem & tabù per gli allievi delle superiori.
Per la prima volta in modo così sistematico, Coop mette a frutto la propria ventennale esperienza nel campo delle attività di educazione ai consumi (che hanno coinvolto oltre un milione e duecentomila bambini e bambini), unendo la flessibilità delle proposte a una suddivisione per fasce di età estesa anche alle superiori. Oltre alla Casa della Pimpa, con Lo scaffale del sapere gli insegnanti delle scuole elementari (secondo ciclo) e delle medie 'navigheranno' tra quattro aree tematiche (consumi e comunicazione; consumi e alimentazione; consumi e ambiente; cooperazione, intercultura e solidarietà) e, aiutati da una scheda guida contenente parole-chiave, studieranno, d'intesa con gli operatori Coop, percorsi didattici e animazioni. Ascolto, discussione e rielaborazione critica del mercato e dei media ci si aspetta, invece, dai ragazzi del biennio delle superiori. A loro si rivolge il progetto Totem & tabù che si concluderà con un video, una canzone, un murale, un diario, o qualunque altra forma di comunicazione direttamente sperimentata.

Altan e Coop

Altan e Coop, il matrimonio si può fare. La collaborazione tra l'artista friulano, forse il più famoso disegnatore satirico e per bambini d'Italia, e la catena leader della distribuzione alimentare moderna del nostro paese, nasce sotto gli auspici di una comunione d'intenti, di una consonanza d'idee, di uno stesso modo d'intendere l'educazione ai consumi come arma di difesa da dare ai bambini prima che sia troppo tardi. Lo si capisce presto, sentendo parlare Francesco Tullio Altan: il suo personaggio, Pimpa, ha accettato l'invito di entrare negli ipermercati Coop perché sa che potrà inventare un rapporto nuovo, personale, genuino e corretto con i prodotti in vendita sugli scaffali. Evitando di subirlo passivamente. Pimpa diventerà amica della buona frutta, della buona carne, dei buoni biscotti che i bambini sceglieranno e sarà lei a dare l'esempio: non diventate il facile bersaglio delle mode e delle sirene della pubblicità - dirà ai bambini - ma sappiate scegliere e diventare consumatori critici e attenti. E' questo, per Altan, il senso vero dell'iniziativa, il solo che lo poteva convincere ad aderire senza riserve.
Perché ha accettato questa collaborazione?
«Perché si tratta di un'operazione che non ha nessun tipo di significato pubblicitario. L'unico scopo è di carattere educativo. Non si debbono vendere delle cose, in altre parole, ma si vogliono dare dei consigli ai bambini su come possono utilizzare i prodotti, su come possono riconoscere quelli buoni da quelli contraffatti. Pimpa non si è mai prestata alla pubblicità in senso diretto».
Per lei sarebbe stata una discriminante?
«Sì, questo è un discorso abbastanza importante per me. Non avrei mai accettato una proposta di carattere squisitamente commerciale e pubblicitario».
Il suo è un rifiuto totale della pubblicità?
«Faccio solo raramente operazioni pubblicitarie. Di solito non pubblicizzo veri e propri prodotti. Ho accettato di fare campagne per La Repubblica, per il Totogol, cose un po' così...».
Com'è nato il suo rapporto di lavoro con Coop?
«E' nato alcuni anni fa in Liguria, con due mostre itineranti dedicate a Cipputi e a Pimpa. Due anni fa c'è stata una terza mostra su Kamillo Krono, il piccolo camaleonte che non riesce a cambiare il colore della pelle ma scopre che può cambiare il mondo che lo circonda. La mostra si è tenuta al Centroluna di Sarzana e poi alla Sala attività culturali Coop di Albenga e al centro acquisti 'A. Negro' di Genova».
Torniamo al nuovo progetto educativo. Come lo giudica?
«Mi sembra un progetto chiaro e senza forzature. Visto che riguarda i bambini, quello che interessa agli educatori è soprattutto che la Pimpa stia con loro. Mi sembra giusto. Dal punto di vista personale, quello che mi interessa è questo rapporto tra i bambini e Pimpa, che ha assunto ormai i contorni e le caratteristiche della realtà. Le lettere che riceve Pimpa non sono scritte a un personaggio immaginario, sono lettere personali».
Da chi vorrebbe ricevere un complimento per la casa di Pimpa?
«Dai bambini. I loro complimenti sono apprezzamenti al lavoro che è stato fatto. Non è bravo Altan perché la pensa in un certo modo, è brava la Pimpa».
Cambiamo argomento: Altan consumatore frequenta la Coop?
«Sì, mia moglie è socia da vent'anni, da quando abitiamo qui ad Aquileia».
Ritiene che gli ipermercati siano templi del consumismo o luoqhi comodi e confortevoli?
«Conosco l'ipermercato di Savona e mi pare un bel posto. Ha l'aria di essere utile ma anche gradevole. Non sono uno che va apposta nei centri commerciali per fare la spesa, ma quando ho bisogno preferisco la comodità».
Cosa pensa del mondo dei consumi in Italia?
«Credo che il problema non sia soltanto italiano. I consumi sono forzati, drogati. Basta guardare la televisione: è una continua spinta all'acquisto. Anche se gli spot sono spesso molto ben fatti, questa continua insistenza genera angoscia nei telespettatori».
Guarda spesso la televisione?
«La guardo spesso e non ho nessun rifiuto del mezzo in sé. E' questo circolo vizioso tra audience e programmazione che mi sembra dannoso. Limita le scelte possibili. Un esempio? Trasmettono film già visti settanta volte, mentre quelli usciti dai festival nessuno li conosce».
Qual è il rapporto di Altan con il cinema?
«Amo il cinema. Purtroppo ad Aquileia non ci sono sale cinematografiche. Ne hanno riaperta una a Cervignano, ma bisogna fare quaranta chilometri ogni volta. Allora diventa tutto più difficile».
Altan e la politica. Come ha vissuto questi anni di profondi cambiamenti?
«Con la difficoltà di dover cambiare alcuni punti di riferimento importanti. Mi pare, tuttavia, che tutto si sia svolto nella maniera ragionevole. Non esaltante, direi, ma ragionevole...».

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